CASSA DEPOSITI E SPESE PAZZE – IN DUE ANNI I COSTI SONO CRESCIUTI DI 34 MILIONI, SOPRATTUTTO PER LE SPESE INFORMATICHE. MA QUESTI NON DOVEVANO ESSERE TEMPI DI SPENDING REVIEW?

Stefano Sansonetti per La Notizia (www.lanotiziagiornale.it)

Per carità, nessuno può negare che ormai la Cassa Depositi e Prestiti sia diventata un gigante economico. E che per far fronte a tutte le partite finanziarie in cui è coinvolta abbia bisogno di aggiornare la sua struttura. Di sicuro è altrettanto innegabile che le spese della società, controllata all'80% dal ministero del Tesoro, siano letteralmente esplose. Da anni, ormai, voci come "spese per il personale", "spese informatiche", "servizi generali", "spese di pubblicità e marketing" sono caratterizzate da un andamento a dir poco ascendente.

Un trend che non può evitare di dare nell'occhio, soprattutto in un periodo di sbandieratissima spending review. Si prenda il bilancio 2013, appena approvato dalla società presieduta dall'ex ministro Ds Franco Bassanini. Ebbene, ne viene fuori che il totale complessivo dei costi di struttura è lievitato da 110,6 a 126,8 milioni di euro. Su base annuale l'incremento è del 14,6%.

Praticamente "poca roba" rispetto a quello che è successo negli ultimi due esercizi. A fine 2011, per dire, gli stessi costi si erano fermati a 92,7 milioni. Insomma, dal 2011 al 2013 la Cdp è riuscita a spendere 34,1 milioni di euro in più, aumentando i costi di struttura del 36,8%.

Le voci
La società guidata dall'amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini ha pigiato il piede sull'acceleratore delle spese informatiche. In questo caso l'escalation è impressionante: dai 10,3 milioni del 2011 siamo arrivati ai 24 milioni di fine 2013, con un'impennata del 133%. La relazione sulla gestione spiega che le maggiori spese informatiche sono "conseguenti all'accelerazione della spesa nei progetti di innovazione tecnologica previsti dal piano industriale 2011-2013".

Per inciso, si tratta del piano predisposto per la Cassa dalla multinazionale americana McKinsey, dietro lauto compenso. Particolarmente consistente, poi, è risultato l'aumento delle spese per il personale. Se era stato "contenuto" tra il 2011 e il 2012, con un incremento da 51,4 a 54,8 milioni, nel 2013 ha cambiato marcia arrivando a toccare quota 63 milioni di euro.

Negli ultimi due anni, quindi, l'impennata è stata del 22,6%, con una maggiore spesa di 11,6 milioni di euro. Il trend, spiega la relazione sulla gestione, "deriva prevalentemente dal piano di rafforzamento dell'organico connesso all'arricchimento delle competenze previsto dal piano industriale 2011-2013". Alla fine dall'anno scorso, in particolare, l'organico risultava composto da 563 unità (rispetto ai 524 dell'anno precedente).

In costante salita anche le spese di marketing e pubblicità (compresa quella obbligatoria), passate da 2 a 3 milioni di euro nel biennio. Incisivo, infine, l'aumento della voce "utenze, tasse e altre spese", passata dai 4,2 milioni del 2011 agli 8,3 del 2013 (+97,6%).

Il quadro
Naturalmente va detto che la Cassa è un colosso da 2,3 miliardi di utili, anche se in discesa rispetto ai 2,8 di fine 2012. E nel corso degli anni è andata acquisendo partecipazioni di ogni tipo (Eni, Terna, Snam, Sace, Fintecna, Simest, Fondo Strategico). Al punto che anche a fine 2013 si conferma lo squilibrio pesante tra un patrimonio netto di 18,1 miliardi e un valore delle partecipazioni arrivato a 32,6 miliardi.

Di sicuro è diminuito lo stipendio dell'ad Gorno Tempini, sceso da 1,03 milioni a 823.125 euro (almeno a stare alla somma delle componenti fisse e variabili riportate in bilancio). La cifra è comunque ben superiore ai 240 mila euro di stipendio che Matteo Renzi vorrebbe imporre ai manager pubblici. Del resto il tetto non si applica alla Cdp, che emette obbligazioni sui mercati regolamentati.

Nel frattempo in Cassa bisogna provvedere a individuare un nuovo dg che sostituisca Matteo Del Fante, trasferitosi in Terna. Favorito appare Cristiano Cannarsa, ex Cdp e oggi ad della Sogei. Ma Gorno Tempini, a quanto pare, starebbe tentando di mettere su quella poltrona un interno.

I nomi che circolano sono quelli di Vladimiro Ceci, responsabile risk management della Cassa, e Andrea Novelli, responsabile area finanza ed ex Jp Morgan proprio come Gorno Tempini e Del Fante.

 

 

Franco Bassanini e Linda Lanzillotta Bassanini Cancellieri logo cassa depositi matteo del fante

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