stretto di hormuz petroliere petrolio

SONO CAZZI: LA VERA CRISI ENERGITICA CI SARA’ AD APRILE – ANCHE SE LO STRETTO DI HORMUZ RIAPRISSE DOMANI, SERVIREBBE CIRCA UN MESE PER TORNARE AL NORMALE APPROVIGGIONAMENTO DI PETROLIO E GAS LIQUIDO. E NEL FRATTEMPO I PREZZI SONO DESTINATI AD ALZARSI ANCORA – AI PRIMI DI APRILE ARRIVERANNO A DESTINAZIONE LE ULTIME NAVI PASSATE DA HORMUZ PRIMA DELLO SCOPPIO DEL CONFLITTO. QUANDO QUESTE AVRANNO SCARICATO IN PORTO, DAL GOLFO PERSICO NON ARRIVERÀ PIÙ NULLA COME MINIMO PER 20-30 GIORNI (NEL CASO DELL’EUROPA) DOPO LA RIPRESA DELLE SPEDIZIONI – ALLARME ROSSO SOPRATTUTTO NELLA FILIERA PETROLCHIMICA...

Estratto dell’articolo di Sissi Bellomo per www.ilsole24ore.com

 

stretto di hormuz

Gli spiragli di trattativa con l’Iran riaperti da Donald Trump sono stati accolti con sollievo dai mercati: le Borse hanno subito girato in positivo, il petrolio Brent è scivolato di circa il 10%, intorno a 95 dollari al barile, mentre il gas al Ttf ha ripiegato a 56 euro per Megawattora (-5,4%). Ma le speranze non cancellano i rischi.

 

Anche se lo Stretto di Hormuz tornasse sicuro da domani – ipotesi che non ha alcuna possibilità di avverarsi – la frattura che si è creata nelle catene di rifornimento non sarebbe automaticamente risanata.

 

[…]

 

DONALD TRUMP - PETROLIO

Finora le carenze erano in larga parte virtuali, considerato che i tempi di trasporto marittimo si misurano in settimane. Ma ai primi di aprile arriveranno a destinazione le ultime navi passate da Hormuz prima della guerra. Quando queste avranno scaricato in porto, dal Golfo Persico non arriverà più nulla: come minimo per 20-30 giorni (nel caso dell’Europa) dopo la ripresa delle spedizioni.

 

Il problema riguarda qualsiasi fornitura dal Golfo. Nel caso del Gnl ad esempio, ci sono ancora sei metaniere cariche in viaggio dal Qatar verso l’Europa (seguendo la rotta più lunga, dal Capo di Buona Speranza) e una sola che si sta dirigendo in Asia, scrive l’Ft citando dati di Affinity: tutte arriveranno a destinazione entro il 10 aprile. Poi i flussi di gas qatarino saranno davvero azzerati. Sostituirlo non sarà facile, né economico.

 

la nave mayuree naree colpita dalle mine iraniane 6

Lo stesso vale per il petrolio greggio che arrivava dal Golfo Persico: solo una minima parte dell’export (da Arabia Saudita ed Emirati) ha potuto essere deviata su rotte che bypassano Hormuz. Restano dunque interrotti flussi per circa 8 milioni di barili al giorno, stima Kpler, oltre metà di quanto passava di solito dallo Stretto.

 

Non c’è modo di sostituirli del tutto: i rilasci di scorte sono un rimedio provvisorio e se non si torna alla normalità bisogna che i consumi si riducano.

 

Jp Morgan segnala che la distruzione di domanda è cominciata a livello globale, in parte per effetto dei rincari e in parte perché in alcune aree del mondo si registrano già «acute carenze»: consumare è impossibile, osservano gli analisti della banca, «semplicemente perché i prodotti non sono disponibili» . E come si diceva la situazione nel breve non potrà che peggiorare.

 

STRETTO DI HORMUZ

Dopo oltre tre settimane di guerra – e almeno 40 impianti energetici in 9 Paesi dell’area che secondo l’Aie sono stati «danneggiati o gravemente danneggiati» – i problemi più seri ed immediati riguardano i derivati degli idrocarburi: una lunga serie di prodotti chimici e di carburanti di cui i Paesi del Golfo Persico sono diventati esportatori rilevanti e scarsamente sostituibili, soprattutto per i Paesi che sono molto dipendenti dall’estero e che hanno imposto sanzioni contro la Russia, escludendo così un potenziale grande fornitore alternativo.

 

stretto di hormuz e guerra nel golfo

L’allarme oggi riguarda l’intera filiera petrolchimica (compresi i fertilizzanti e lo zolfo), con impatti ovunque nel mondo. Ma le difficoltà non sono ovunque le stesse. E a soffrire in modo particolare sono l’Europa e parte dell’Asia, regioni in cui il settore si è fortemente indebolito negli ultimi anni a causa di costi produttivi troppo elevati, che impediscono di competere con i fornitori low cost: la Cina e in misura crescente anche gli Usa e per l’appunto i Paesi del Golfo Persico, che hanno risalito la filiera, dotandosi di enormi impianti dedicati all’export.

 

[...]

 

STRETTO DI HORMUZ

I prezzi delle sostanze chimiche di base - tra cui l’etilene, impiegato nelle materie plastiche più utilizzate al mondo – stanno aumentando al ritmo più rapido dal 2007, avverte Icis: rincari intorno al 40% nel giro di un paio di settimane, sulla scia della chiusura di numerosi impianti di produzione, non solo nel Golfo Persico ma anche in Asia, dove molti Paesi ricevono oltre il 50% della nafta proprio attraverso lo Stretto di Hormuz.

 

È un effetto valanga: i danni con il passare del tempo si ingrossano. La società stima che a marzo la capacità globale di produzione di etilene si sia ridotta di 500mila tonnellate l’anno, il prossimo mese l’ammanco rischia di raddoppiare.

 

navi in attesa di poter passare per lo stretto di hormuz

«Da aprile in avanti l’Europa rischia una potenziale carenza di importazioni», avverte Icis, segnalando che si è già scatenato il «panic buying», ordini dettati dal panico, «poiché gli acquirenti temono che possano essere introdotte ulteriori restrizioni alle forniture».

 

La Cina ha già sospeso le esportazioni di carburanti e, in un secondo momento, di fertilizzanti. Hanno limitato l’export anche altri Paesi asiatici, nel caso della Corea del Sud relativamente ai polimeri. [...]

la nave mayuree naree colpita dalle mine iraniane 4

Ultimi Dagoreport

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - IL RISIKO S'INGROSSA! L’APERTURA DI ASSICURAZIONI GENERALI A VALUTARE L'OFFERTA” DI MPS PER L’ACQUISIZIONE DI BANCA GENERALI, È UN GRAN PASSO AVANTI PER IL PIANO DI LOVAGLIO PER DISINNESCARE L’OPAS SUL “MONTE” DI BANCA INTESA - SECONDO PIAZZA AFFARI, L’OPERAZIONE TRIESTE-SIENA POTREBBE AVERE DALLA SUA L’APPOGGIO DEI POTENTISSIMI FONDI DI INVESTIMENTO INTERNAZIONALI, TRA CUI BLACKROCK, CHE HA PERALTRO IMPORTANTI INTERESSI NELLE BANCHE ITALIANE, TRA CUI INTESA - ORA INIZIA UNA PARTITA APERTISSIMA DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO, MA ANCHE DA QUELLO POLITICO: IL 26 OTTOBRE  L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DI MPS SARA' CHIAMATA AD APPROVARE L'ACQUISIZIONE E TUTTO PUO' SUCCEDERE...

mark zuckerberg proteste

HAI VOLUTO TRUMP? E ORA T’ATTACCHI ALLA SCORTA! – I LEADER DELLA SILICON VALLEY SONO OSSESSIONATI DALLA LORO SICUREZZA, E SPENDONO VAGONATE DI DOLLARI IN PROTEZIONE, GUARDIE DEL CORPO, BUNKER. COLPA DELLA SVOLTA TRUMPIANA E DELLA RIVOLUZIONE DELL’ACCELERAZIONE INCONTROLLABILE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHE RISCHIA DI PRODURRE FOLLE DI DISOCCUPATI INCAZZATI PRONTI AD ASSALTARE, OLTRE AI DATA CENTER, I VILLONI DEI PAPERONI – IL PIÙ PARANOICO DI TUTTI? MARK ZUCKERBERG! META SPENDE OLTRE 25 MILIONI DI DOLLARI ALL’ANNO ESCLUSIVAMENTE PER LA PROTEZIONE DEL SUO FONDATORE – L’OSSESSIONE DEI MILIARDARI PER BUNKER DI LUSSO, FORTEZZE SOTTERRANEE, RIFUGI IN NUOVA ZELANDA E HAWAII, CON INVESTIMENTI CHE OSCILLAVANO TRA I DIECI E I CINQUANTA MILIONI DI DOLLARI CIASCUNO...

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....