LE MANI SULLA “CASSA” - IN GERMANIA LA KFW, OMOLOGA DELLA CDP, HA IL 75% DEGLI INVESTIMENTI IN AZIENDE PRIVATE. MA SONO PERLOPIÙ PICCOLE E MEDIE IMPRESE DA FAR CRESCERE, NON COLOSSI DECOTTI COME ILVA E TELECOM

Alessandra Puato per “CorrierEconomia - il Corriere della Sera

 

A vanti tutta verso la Germania? Può essere questa la direzione di Claudio Costamagna, nominato presidente di Cassa depositi e prestiti venerdì 10, e Fabio Gallia, designato amministratore delegato (la nomina è attesa oggi), se Telecom e la banda larga saranno nei loro pensieri. È stato Andrea Guerra, consigliere del premier Matteo Renzi e artefice del ribaltone ai vertici della Cdp, a sottolinearlo: Kfw e Cdc, le omologhe tedesche e francesi di Cdp, hanno partecipazioni nelle aziende di telefonia. L’una ha quote in Deutsche Telekom (il 17,5%) e l’altra in Orange, attraverso la sua partecipata Bpi - Banque publique d’investissement.

KFW - Kreditanstalt fUr WiederaufbauKFW - Kreditanstalt fUr Wiederaufbau

 

Che però, in verità, sta alleggerendo il peso: in ottobre ha annunciato la discesa all’11,4% in Orange, dopo averne ceduto l’1,9%, e lo scorso aprile ha detto che ne avrebbe venduto un altro 3% per le troppe perdite in Borsa del titolo. Del resto già nel 2012, quando la Caisse registrò una clamorosa perdita di 458 milioni contro l’utile di 206 dell’anno precedente, l’ex France Telecom aveva affondato i conti di Cdc, che fu costretta a svalutare la partecipazione per un miliardo.

 

Se dunque è l’ingresso in Telecom la partita che la Cdp di Guerra e Renzi vorrà giocare (con aumento di capitale, magari apportando Metroweb? C’è chi lo ipotizza, nell’industria di settore) è a queste due Casse, questi due forzieri pubblici stranieri che si dovrà guardare. Berlino in testa. E a ben leggere la loro ripartizione del patrimonio, si scopre che sono più stataliste di noi.

 

I PATRIMONI

Ulrich Schroder PRESIDENTE KFWUlrich Schroder PRESIDENTE KFW

La tedesca Kfw — cioè la Kreditanstalt für Wiederaufbaue , la Banca della ricostruzione, nata nel Dopoguerra per ridare fiato all’industria — ha investimenti privati per il 74% dei propri asset (i beni, dato 2014): è il quintuplo della Cdp che si ferma al 15% (nel 2014). Anche la francese Cdc — cioé la Caisse des Dépots , nata nel 1826 con Napoleone per dare infrastrutture al Paese — non scherza con il 66% (dato al 2013), il quadruplo della Cassa depositi italiana, nata nel 1850 dopo la prima guerra d’Indipendenza.

 

Le cifre sono contenute in un libro in uscita — Caselli, Corbetta, Vecchi, «Public Private Partnerships for Infrastructure and Business Development» — dell’osservatorio Mp3 dell’Università Bocconi. Agli investimenti pubblici la Cdc francese destina il 14% e la Kfw tedesca il 16%, a fronte del 15% italiano: allineati. La differenza la fa la voce «liquidità» che per l’Italia vale il 52%, per la Francia il 3%, per la Germania zero. E la raccolta. Se infatti la Cdp è finanziata per i tre quarti dal risparmio postale e per il resto da obbligazioni, la Kfw lo è per il 90% da bond emessi sul mercato e garantiti dallo Stato (il resto è finanziamento pubblico diretto, con linea di credito a tassi favorevoli): il modello più di mercato.

 

SEDE DELLA kfwSEDE DELLA kfw

Invece la Cdc guidata dall’amministratore delegato Pierre René Lemas è quella che ricorre meno al mercato, notano gli autori dello studio, perché si finanzia come una compagnia d’assicurazione. Metà dei finanziamenti viene infatti da riserve tecniche accumulate, «il resto è un mix di bond e finanziamenti ottenuti dalle banche, provenienti però da depositi bancari appositi che i risparmiatori aprono con condizioni agevolate», dice Stefano Caselli, prorettore della Bocconi. Insomma i finanziamenti vengono dalle banche, ma non seguono le regole di mercato.

 

È Berlino dunque il modello più chiaro, opposto per ripartizione delle attività all’italiano. Ma la grande quota di partecipazioni private della Kfw guidata da Ulrich Schröder non deve trarre in inganno, perché si tratta perlopiù di piccole e medie imprese. «Da sempre la Kfw ha tanti investimenti privati per sostenere Pmi ed export — dice Caselli —. Non è il forziere delle partecipazioni della Germania.

MERKEL SCHAEUBLEMERKEL SCHAEUBLE

 

Lo spazio di crescita di Cdp, i cui vertici precedenti hanno lavorato molto bene (il presidente Franco Bassanini e l’amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini che venerdì scorso ha ringraziato i dipendenti, ndr. ) c’è se darà finanza per le aggregazioni e lo sviluppo internazionale delle aziende. Ma se usa la liquidità per fare la holding, l’effetto è incerto».

 

Se, insomma, assumiamo che la stella polare per Cdp e le politiche nazionali di sviluppo sia la Germania, l’intervento in Telecom rischia d’essere eccentrico. Anche perché per l’Italia sarebbe un retrocedere storico: nel gruppo telefonico, lo Stato c’era in passato ed è uscito. Sarebbe un ritorno dall’esito incerto per Cdp, la cui redditività è stata finora elevata.

 

MERKEL E SCHAEUBLEMERKEL E SCHAEUBLE

«Un’operazione rischiosa per il Paese che ne è uscito bruciando tanti soldi — commenta una fonte finanziaria autorevole —. Telecom ha un problema patrimoniale, chi vi entra deve immettere denaro». «Ogni Cassa è frutto della storia del suo Paese, non c’è un modello migliore e facilmente replicabile — nota Caselli —. La Cdp si basa sul risparmio, un valore di tradizione italiana che va preservato». Inoltre Cdp è cresciuta più delle altre due. Nel 2012-2014 le sue attività sono salite del 15%, contro il calo del 4% della Kfw e la stabilità di Cdc.

 

EXPORT E FERROVIE

franco bassaninifranco bassanini

Il sostegno all’export è uno dei temi che il nuovo tandem al vertice di Cdp dovrà affrontare, con il polo dell’internazionalizzazione che ora potrebbe essere costruito intorno a Sace. L’altra è il ruolo del Fondo strategico (che si sta sempre più orientando verso l’attività di fondo sovrano) e un’altra ancora quello del Fondo italiano d’investimento e in particolare dei suoi due nuovi fondi, quello per il venture capital e quello dei minibond. C’è infine F2i dove una Cdp più centrata sulle infrastrutture potrebbe voler crescere, in vista della privatizzazione di Ferrovie che deve decidere a chi conferire la propria rete di binari.

 

 

Ultimi Dagoreport

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...