COME I GIOVANI LIGRESTI (E I MANAGER) HANNO SVUOTATO LE CASSE DELLE ASSICURAZIONI

1 - COSÌ FIGLI E AMICI HANNO SVUOTATO LE CASSE DELLE ASSICURAZIONI
Luca Fornovo per "la Stampa"

C'erano le operazioni finanziarie e quel fiume di denaro che sembrava non finire mai, grazie ai maxi-dividendi e alle bolle immobiliari gonfiate ad arte dal re del mattone, Salvatore Ligresti. Infine la dolce vita dei figli Jonella, Giulia e Paolo, circondati da una "corte" di 32 persone, tra cui 11 undici segretarie e nove autisti. Una vita da principi fatta di passione per i cavalli, 23 auto di lusso, consulenze favolose, appartamenti gratis, vacanze nelle spiagge più belle della Sardegna, investimenti fallimentari negli alberghi, nella moda e nei locali vip di Milano.

Una dolce vita di cui spesso, va detto, beneficiavano anche gli Amici, tra cui la famiglia La Russa, e i manager del gruppo. È grazie a questo intreccio diabolico che una delle famiglie più potenti d'Italia è riuscita a prosciugare gran parte delle casse delle assicurazioni Fondiaria Sai e Milano, di cui era proprietaria fino a mandare in malora il secondo colosso assicurativo e a dilapidare le sue stesse fortune.

Finanza spericolata Dalle carte dell'inchiesta di guardia di finanza e procura di Torino, emerge come per esempio dal 2002 al 2009 Fonsai abbia distribuito la somma di 253 milioni di euro alla Premafin, la holding dei Ligresti. Un flusso di dividendi che è potuto arrivare alla famiglia grazie alla costante sottovalutazione della riserva sinistri all'interno della Fondiaria, resa possibile da dirigenti compiacenti. E la manna delle cedole continuava ad arrivare ai Ligresti anche nel 2009: 18,7 milioni anche se gli utili della compagnie assicurative erano ormai piuttosto modesti (40 milioni per FonSai e 13 per la Milano).

Immobili chiacchierati Secondo gli inquirenti, i Ligresti hanno spolpato Fonsai anche con bolle immobiliari fatte scoppiare nella compagnia dagli stessi padroni di casa. I Ligresti riuscivano a vendere aree edificabili a Fonsai col meccanismo della «vendita di cosa futura» (cioè, l'immobile da realizzare) con un acconto sul prezzo gonfiato, per un'opera ancora da costruire. Poi i costi di realizzazione lievitavano del 15-20% e i soldi riempivano le casse della famiglia vuotando quelle dell'assicurazione.

L'operazione più chiacchierata è su «Atahotels», società degli alberghi guidata per un periodo da Paolo Ligresti, in difficoltà e con prospettive pure peggiori. Nonostante questo, è stata acquistata nel 2009 da Fonsai, che si è ritrovata in due anni a gestire un buco che è balzato da 12 a 36 milioni. Ci sono, poi, varie operazioni, come quella di via Formentini a Roma, con firma per la costruzione di immobili entro il 2006, ma ancora da ultimare nel 2011, nonostante la spesa di 100 milioni, quasi il 15% in più di quanto previsto.

O il «progetto fotocopia» di via Confalonieri, a Milano (quasi 110 milioni di lavori, contro una stima di 88). Poi ci sono altre chicche più piccole (si fa per dire) come «San Pancrazio Parmense», un progetto da quasi 47 milioni, con 23 già sborsati per lavori in alto mare.

Generosità e sprechi A dare l'esempio ai figli di come "vampirizzare" un'assicurazione è stato lo stesso patron, Don Salvatore, che tra il 2003 e il 2010 si è visto attribuire 42 milioni di compensi da FonSai per consulenze, molte delle quali riguardavano operazioni immobiliari che poi non si sono rivelate un gran affare per la compagnia . Mentre la passione di Jonella per i cavalli è costata 4,8 milioni a FonSai per le sponsorizzazioni di Laità, società dei Ligresti proprietaria del purosangue Toulon. Altri milioni è costata a Fonsai l'avventura di Giulia nelle borse Gilli.

Ma generosità e sprechi dei Ligresti si estendevano anche ai manager: lo scorso anno Fonsai ha speso più di 15 milioni per pagare stipendi e consulenze a consiglieri, sindaci e dirigenti. Tutto ciò mentre il bilancio veniva chiuso in profondo rosso per 800 milioni e dopo una ricapitalizzazione da 1,1 miliardi, necessaria a salvare la compagnia. Tra i manager svetta Piergiorgio Peluso, ex dg di Fonsai e ora dg di Telecom, uscito a settembre con 3,83 milioni, guadagnando anche di più dei tre fratelli Ligresti.

Ora in tutto ammonta a oltre 160 milioni di euro il conto dello spoglio perpetrato dai Ligresti che le compagnie assicurative hanno presentato a Salvatore, Jonella, Giulia e Paolo, contro i quali gli azionisti di Fonsai e Milano hanno già votato una prima azione di responsabilità e si apprestano ad approvarne una seconda a fine mese.


2 - NEGLI ULTIMI 5 ANNI PER CIASCUN FIGLIO COMPENSI LORDI TRA 14 E 15 MILIONI
Gianni Dragoni per "Il Sole 24 Ore"

Risultati a picco, stipendi alle stelle. È la regola applicata nelle imprese quotate controllate fino all'anno scorso da Salvatore Ligresti, il costruttore e finanziere che da Paternò, il centro catanese dove è nato nel 1932, è arrivato a Milano 30 anni dopo con una laurea in ingegneria civile dell'università di Padova.

Negli ultimi cinque anni, dal 2008 al 2012, ciascuno dei tre figli dell'ingegnere ha ricevuto compensi lordi che oscillano dai 14 ai 15 milioni di euro. La busta paga più alta è di Giulia Ligresti, nata nel 1968: 15,38 milioni lordi, per le cariche di presidente e ad di Premafin e vicepresidente Fon-Sai. L'anno d'oro è stato il 2008, con 4,84 milioni di stipendio, ha dovuto lasciare il 18 settembre dell'anno scorso, quando il controllo è passato a Unipol, ricevendo 1,69 milioni per il 2012. È tuttora nel cda Pirelli, da cui riceve 50mila euro all'anno.

Jonella Ligresti, classe 1967, ha totalizzato 13,4 milioni nelle buste paga dal 2008 al 2012. La carica più importante era presidente di FonSai, che ha lasciato il 24 aprile 2012, rimanendo vicepresidente fino al 30 ottobre (925mila euro di compensi nel 2012). Appassionata di equitazione, attraverso la società Laità che gestisce il suo cavallo (Toulon) Jonella ha inoltre ottenuto sponsorizzazioni per 8,4 milioni in cinque anni da Fondiaria-Sai, Milano e altre imprese del gruppo. Nello stesso periodo Jonella ha incassato ulteriori 845mila euro come consigliere di amministrazione di Mediobanca, da cui è uscita il 14 giugno 2012.

Gioacchino Paolo Ligresti, nato nel 1969, ha totalizzato 13,89 milioni in cinque anni, la carica principale fino all'ottobre 2012 era presidente dell'Immobiliare Lombarda, inoltre vicepresidente di Premafin e Milano e consigliere FonSai: l'anno scorso ha ricevuto 1,09 milioni, la busta paga più alta è nel 2008 (4,96 milioni).

Pur pagando questi supercompensi, l'intero gruppo è in profondo rosso dal 2009, Premafin ha pagato l'ultimo dividendo nel maggio 2008, FonSai e Milano nel 2010. Il più pagato è Fausto Marchionni, l'ex ad di FonSai uscito di scena dopo 43 anni nel gennaio 2011, con 12 milioni di buonuscita. In cinque anni Marchionni ha totalizzato 27,19 milioni lordi, anche un gettone di 38.139 euro dal cda Fon-Sai in quattro mesi nel 2012. Antonio Talarico, a lungo a.d. di Immobiliare Lombarda e vicepresidente Fon-Sai, ha ricevuto 1,29 milioni l'anno scorso e 11,56 milioni negli ultimi 5 anni.

Salvatore Ligresti non aveva cariche societarie, solo la presidenza «onoraria» di FonSai. Si è però fatto pagare preziose «consulenze» da FonSai, Milano e Progestim, dal 2003 al 2012, per un totale di 42,2 milioni.

 

 

ligresti salvatorejonella e salvatore ligrestiSalvatore LigrestiSalvatore e Jonella LigrestiSalvatore LigrestiGiulia Paolo Jonella e Salvatore LigrestiVAURO PER IL FATTO QUOTIDIANO SU LIGRESTI LIARRESTI LIGRESTI CON LE FIGLIEI VERTICI DI FONDIARIA - LA FAMIGLIA LIGRESTIsgp13 barbara paolo ligrestiFAUSTO MARCHIONNI

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")