UFFICIALE: CONFALONIERI SOFFRE DI ALZHEIMER. DIMENTICA DI COLPO TUTTO QUELLO CHE IL GOVERNO DEL BANANA HA FATTO PER IL BISCIONE - AL “CORRIERE”: NON È VERO CHE NON ABBIAMO MAI FRONTEGGIATO CONCORRENTI, DAGLI ANNI ’80 A OGGI, CI SIAMO SCONTRATI CON RIZZOLI, SKY, LA7, YOUTUBE - RISPONDE MUCCHETTI: LA POSIZIONE DOMINANTE È STATA ACCERTATA DALL’ANTITRUST E DALL’AGCOM. PERCHÉ NON DICE UNA PAROLA SULLA PRIVATIZZAZIONE DELLA RAI, CHE COSÌ CONTENDEREBBE A MEDIASET LA PUBBLICITÀ GIOCANDO AD ARMI PARI E SENZA MANAGER SCELTI DAL SUO AZIONISTA?”...

Lettera del presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, pubblicata dal "Corriere della Sera"

Caro direttore,
da quando gli ho fatto notare un'imprecisione sul Re Sole, par quasi che Massimo Mucchetti ce l'abbia con Mediaset, al punto da alterare la realtà come è successo sul «Corriere della Sera» nell'articolo di domenica 20 novembre. L'alterazione della realtà su cui ha impostato la sua richiesta a Mario Monti di un'azione immediata contro Mediaset è sintetizzata in questa frase: «Mediaset non ha mai dovuto fronteggiare un vero concorrente».

Davvero?
- Non è forse concorrenza quella che Mediaset ha dovuto affrontare negli anni Ottanta contro i grandi editori italiani di carta stampata attivi anche nella tv (Rizzoli, Rusconi, Mondadori) e soprattutto contro il monopolista Rai?
- Non è forse concorrenza l'arrivo in Italia del più grande editore del mondo, Murdoch, che l'Agcom rileva al 29% del mercato televisivo italiano con fatturati equivalenti a quelli di Rai e Mediaset? E quindi ha senso continuare a parlare di duopolio Rai-Mediaset quando le due aziende insieme hanno meno quota, nel mercato free, di quanto Sky ne abbia da sola nel mercato pay?
- Non è forse concorrenza aver lanciato Mediaset Premium, un'alternativa al monopolio della pay tv grazie alla quale molte famiglie hanno potuto accedere ai contenuti pregiati della televisione a pagamento?

- Non è forse concorrenza l'apertura consentita dal digitale terrestre che oggi offre gratuitamente al pubblico oltre cento canali contro i sette del sistema analogico?
- Non è forse concorrenza la presenza nel settore televisivo di La7 del gruppo Telecom Italia che da solo fattura il triplo della somma dei fatturati di Rai, Mediaset e Sky?
- Non è forse concorrenza quella che Mediaset sta affrontando in Spagna dove nemmeno Mucchetti può sostenere esista un conflitto di interessi?
- Non è forse concorrenza quella che arriva dai grandi aggregatori internazionali come YouTube che si appropriano indebitamente dei contenuti video violando la proprietà intellettuale e il principio di esclusiva su cui si basa il business tv?

Potrei proseguire a lungo, ma mi fermo per questioni di spazio. Aggiungo solo un'ultima osservazione: la frase «Far pagare il giusto l'uso delle frequenze non è una vendetta ma la fine di un regalo» non rispecchia la realtà. Altro che regalo: le frequenze sono state acquistate e pagate dagli operatori per effetto del trading autorizzato dalla legge 66 del 2001 proposta dal governo Amato.

Legge che, in una logica anticoncentrativa, obbliga gli operatori storici a subcedere almeno il 40% della capacità trasmissiva a editori terzi. Venendo a oggi, le frequenze assegnate con il beauty contest saranno gratuite solo per i nuovi entranti, mentre per gli operatori storici sono solo una semplice restituzione di spazi già pagati in passato. E giusto per completezza d'informazione, non c'è Paese al mondo che abbia fatto pagare alle televisioni le frequenze necessarie per permettere la transizione al digitale.

Anche perché, come Mucchetti sa (o non sa?) le frequenze tv sono solo strade deserte su cui devono correre contenuti creati (e finanziati) dalle emittenti. Non è così per le frequenze tlc che sono subito disponibili per servizi a pagamento, visto che il traffico non lo generano le compagnie ma gli utenti. Insomma, Mucchetti chiede che abbia termine un «regalo» che non è mai iniziato.

In conclusione, il mondo televisivo attuale creato dal nuovo quadro legislativo e dalla rivoluzione tecnologica non solo ha spalancato il mercato ma ha prodotto evidenti ripercussioni sugli ascolti e sui risultati operativi di tutti gli storici operatori tv italiani. Il mondo che ha in testa Mucchetti, se mai è esistito non esiste più: il suo articolo di domenica sembra scritto 25 anni fa.
Con stima.

Risposta di Massimo Mucchetti
Con impagabile malizia Fedele Confalonieri gira il coltello nella piaga di un mio lapsus: non era stato il Re Sole a dire: «Dopo di me il diluvio», ma Luigi XV. Gli dissi e gli confermai tramite una comune amica quanto ammiravo la sua erudizione e come considerassi quello il mio vero fallo: non le critiche al duopolio Rai-Mediaset che già allora, privatamente, lui contestava. In suo onore e a beneficio dei lettori, feci un'errata corrige. Che dire oggi?

Certo, se ogni volta che uno scrive 60 battute sgradite ne riceve 3.800 di precisazione, verrebbe da non scrivere più nulla. Anche perché la posizione dominante di Mediaset è stata accertata dall'Antitrust nel 2004 e dall'Agcom nel 2005. E i rimedi sono sotto gli occhi di tutti. Eviterei dunque una diatriba, temo noiosa per i lettori. Solo una domanda: perché non dice una parola sulla privatizzazione della Rai che, così, contenderebbe a Mediaset la pubblicità giocando ad armi pari e non con spazi inferiori e manager scelti dal suo azionista?

 

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