giuseppe conte luca ricolfi

“NON POSSIAMO ANCORA PERMETTERCI DI TORNARE ALLA NORMALITÀ” - IL SOCIOLOGO LUCA RICOLFI HA FATTO DEI CALCOLI: “SE NON SI INTERVIENE CON POLITICHE DI CONTENIMENTO DRASTICHE IL NUMERO DEGLI INFETTATI ARRIVERÀ A QUALCHE MILIONE E POTREBBERO ESSERCI 2-300MILA DECESSI” - “SE CI FERMIAMO PER UN PAIO DI MESI POTREMMO USCIRNE CON UNA SEMPLICE RECESSIONE, ALTRIMENTI POTREBBE ESSERE LA CATASTROFE. CONSIDERO IRRESPONSABILE IL COMPORTAMENTO DEL PREMIER CONTE”

 

 

Alessandra Ricciardi per “Italia Oggi”

 

luca ricolfi 1

Se ci fermiamo per un paio di mesi e ci occupiamo solo di salvare la pelle, forse potremmo uscirne con una semplice recessione, più o meno come nel 2008. Se invece ci intestardiamo a far ripartire l' economia subito, e questo aiuterebbe la circolazione del virus, potrebbe essere la catastrofe».

 

Luca Ricolfi, sociologo, ordinario di Analisi dei dati all' Università di Torino, ha letto le informazioni disponibili sul Coronavirus - contagio, ammalati, morti - utilizzando le sue competenze statistiche.

GIUSEPPE CONTE AL DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE

I risultati delle simulazioni fatte per la Fondazione David Hume (www.fondazionehume.it), di cui è presidente, sono choccanti: con gli attuali tassi di propagazione, se il virus non verrà rallentato drasticamente, potrebbero esserci centinaia di migliaia di decessi in pochi mesi. Decisiva una politica rigorosa di contenimento, in tal senso «le attività dovrebbero essere poste sistematicamente in folle, o meglio al regime di giri minimo necessario per la sopravvivenza fisica della popolazione».

 

I 3,6 miliardi di sforamento del deficit che la Ue potrebbe autorizzarci?

«Andrebbero utilizzati non per dare aiuti a pioggia alle imprese ma a rafforzare il Servizio sanitario nazionale con un' iniezione straordinaria di personale, attrezzature, posti letto. Altrimenti si rischia il collasso».

 

Domanda. Professore, lei stima che, con gli attuali trend di contagio e di morte, si possa arrivare anche ad avere 2-300 mila decessi. Una cifra terribile. Come arriva a questa conclusione? Qual è il metodo di calcolo?

Risposta. Il calcolo si basa su due parametri, uno (relativamente) noto e l' altro ipotetico. Il parametro noto è che, su 100 infetti, ne muoiono 2 o 3. Questo dato, da solo, ci dice che, ove avessimo 8 milioni di infetti (come in una comune influenza), il numero di morti sarebbe compreso fra 160 e 240 mila. Il parametro ipotetico è invece il tasso di propagazione del virus, che dipende da tanti fattori e al momento non è noto, ma a mio parere è nettamente superiore a 2 o a 2.5 contagiati per ogni infettato.

 

È qui che subentrano i modelli matematici di simulazione, che partono da ipotesi sul tasso di propagazione e controllano se le traiettorie che ne risultano sono compatibili con i dati noti, ossia con le serie storiche dei contagi accertati e, soprattutto, delle morti connesse al coronavirus.

giuseppe conte con rocco casalino al dipartimento della protezione civile

 

Queste ultime sono le più affidabili, perché dipendono solo dalla diffusione effettiva del contagio, e non dalle politiche sanitarie e diagnostiche messe in atto, come accade invece con le statistiche sul numero di positivi al test.

 

D. E cosa dicono le sue simulazioni?

CONTE PROTEZIONE CIVILE

R. Ebbene, le simulazioni mostrano che, se si vogliono generare serie storiche compatibili con la dinamica di quelle osservate, si è costretti a ipotizzare un tasso di propagazione più alto di 2.5. Qualche esperto, come il prof. Andrea Crisanti, virologo dell' Università di Padova, è arrivato a ipotizzare un tasso di 4 o 5 contagiati per infettato, che nelle simulazioni risulta più compatibile con i dati storici di un tasso di 2 o di 2.5. Ma il dramma è che, se il tasso di propagazione è davvero 4 o 5, e non si interviene con politiche di contenimento drastiche, il numero degli infettati non ci metterà molto ad arrivare a qualche milione, come accade con l' influenza stagionale.

AMAZON CORONAVIRUS

 

D. Il calcolo statistico non sconta variabili, nella fattispecie potrebbero essere il caldo della primavera, l' indebolimento del virus stesso o l' efficacia delle misure prese dal governo. Che margini di errore hanno di solito analisi di questo tipo?

R. Le analisi basate su modelli matematici possono solo formulare ipotesi su eventuali meccanismi di attenuazione (o di amplificazione), perché la capacità di propagazione del virus non è un dato assoluto, o intrinseco, ma dipende da numerose condizioni al contorno, perlopiù sconosciute nelle loro dimensioni e nel loro impatto.

 

coronavirus

Cionondimeno, la mera osservazione della dinamica attuale basta a suggerire che, per frenare il virus, occorrerebbero fattori di grandissimo impatto, come una elevata sensibilità al caldo, o una tendenza all' indebolimento nel ciclo delle mutazioni. Fra i fattori potenzialmente frenanti, però, ve n' è uno fondamentale, che nei miei modelli ho chiamato qt.

 

D. Cosa indica qt?

R. È la quota di malati «ritirati» dalla scena pubblica al tempo t e collocati in quarantena, in quanto precocemente diagnosticati come positivi al coronavirus. Ebbene, poiché (assieme alle norme comportamentali) l' incremento di q mediante una campagna massiccia di tamponi è l' unica arma che abbiamo, considero irresponsabile (per non dire altro) il comportamento del premier Giuseppe Conte, che qualche giorno fa ha esortato a fare meno tamponi.

coronavirus

 

Se anziché straparlare di numero eccessivo di tamponi il governo avesse seguito il saggio consiglio del virologo Roberto Burioni di moltiplicarli, prevedendoli per chiunque abbia anche solo 37 gradi e mezzo di febbre, oggi la progressione del contagio sarebbe sensibilmente più lenta, e avremmo qualche speranza di fermarlo.

luca ricolfi 3

 

D. Tra Nord e Sud c' è qualche differenza? Ad oggi ci sono meno contagi.

R. Penso che l' esplosione dei contagi al Nord sia dovuta a due fattori distinti. Il primo è il caso, ossia che il Nord abbia avuto un paziente super-spreader (ultra-capace di infettare), che da solo ha dato luogo a una catena di contagi molto vasta, favorita dai protocolli seguiti nell' ospedale di Codogno, che per quel che ne so erano quelli vigenti, anche se inadeguati.

 

Il secondo, decisivo, fattore è che sono tutte del Nord le regioni più produttive e internazionalizzate del Paese, ossia Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Io ho fatto calcoli separati per la propagazione al Nord e al Sud e, allo stato attuale dell' informazione disponibile mi risulta che la velocità di propagazione sia analoga.

panico supermercati usa coronavirus 5

 

D. L' Italia da zona franca è diventato focolaio europeo. Ma c' è chi sostiene che la differenza sia proprio nel numero (in eccesso) di tamponi fatti in Italia.

R. La considero una sciocchezza. In Italia il processo è partito un po' prima, per ragioni casuali, ma temo che gli altri paesi vedranno il medesimo film, a meno che qualche paese si decida a percorrere la strada-Burioni anziché il precipizio-Conte. Lì si vedrà quali paesi hanno una classe dirigente all' altezza.

 

panico supermercati usa coronavirus 3

D. A fronte di questa situazione, le autorità stanno via via riavviando le attività. Che segnali arrivano alla popolazione?

R. Errati. Le attività dovrebbero essere poste sistematicamente in folle, o meglio al regime di giri minimo necessario per la sopravvivenza fisica della popolazione. Io però distinguo nettamente fra l' intervento assistenziale e riparativo dello Stato (che è opportuno) e il tentativo di riaprire le attività, tornando alla vita normale (che produrrebbe effetti catastrofici). Quest' ultima cosa, il ritorno alla normalità, non possiamo ancora assolutamente permettercela.

 

D. Senza risorse massicce, il Servizio sanitario nazionale rischia di non farcela.

coronavirus roma

R. Rischia il collasso. A mio parere è praticamente certo che, nel giro di poche settimane, si comincerà a morire perché non ci sono abbastanza posti nei reparti di terapia intensiva.

È il guaio delle democrazie, che non possono costruire un ospedale in dieci giorni, né rinchiudere qualche milione di abitanti in una zona rossa, né proclamare il coprifuoco.

 

D. Lei sta seguendo il flusso di informazioni dei media? Come lo giudica?

il centro di milano durante l'emergenza coronavirus 23

R. Ne sono disgustato. Tutto continua con i consueti teatrini, in cui i soliti personaggi si scambiano opinioni (e qualche volta insulti) su cose più grandi di loro. È come la scena finale del Titanic, con la gente che balla mentre la nave affonda.

 

D. Che stima è possibile fare per quanto riguarda gli effetti sul pil?

coronavirus

R. Stime vere e proprie sono impossibili. Se proprio devo azzardare, però, di stime ne farei non una ma due. Se ci fermiamo per un paio di mesi e ci occupiamo solo di salvare la pelle, forse potremmo uscirne con una semplice recessione, più o meno come nel 2008. Se invece ci intestardiamo a far ripartire l' economia subito, e questo - come è elementare prevedere - anziché frenare il virus aiuta la sua circolazione, potrebbe essere la catastrofe. Che a quel punto non si misura sui punti di pil perduti ma, come in guerra, sul numero di morti.

luca ricolfi 6

 

D. Il governo italiano si accinge a incassare uno sforamento dei vincoli Ue pari a 3,6 miliardi di euro di maggiori risorse. Che effetto avrà?

panico supermercati usa coronavirus 26

R. Sono sempre stato ostile agli sforamenti del deficit, ma questo è uno dei pochi casi in cui lo troverei sacrosanto. Il problema, però, è come usarli i 3.6 milioni di euro. Io prevedo che il grosso sarà usato per soddisfare le innumerevoli richieste di risarcimento danni che pioveranno sul tavolo del governo, e ben poco resterà per l' unica vera emergenza: rafforzare il servizio sanitario nazionale con un' iniezione straordinaria di personale, attrezzature, posti letto.

il calo dell'inquinamento in cina per il coronavirus 1coronavirus e pioggiali wenliang 1mercato tradizionale cinese 2coronavirus mercati 2turisti cinesi con la mascherina a roma 4lo stadio di san siro chiuso per l'emergenza coronavirus 5coronavirus 10wuhan il punto da cui e partito il contagio del nuovo coronavirusCORONAVIRUS

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