1. IL “CORRIERE” DEI MORTI VIVENTI! FLEBUCCIO DE BORTOLI RICICCIA PASSERA E MANNHEIMER! 2. CONVINTO CHE IL GOVERNO DELL'INCIUCIONE È DESTINATO A BALLARE PER UNA SOLA STAGIONE, CORRADINO & GIOVANNONA SI BUTTANO NELLA MISCHIA (BOTTE A RIGOR MONTIS) 3. CARRIERA BREVE E ACCIDENTATA DELL’EX “CANARO” DI BERNABE’, ALIAS GIOVANNI STELLA 4. CHI HA MESSO IN GIRO LA CANDIDATURA DI GIUSEPPE BONO AL POSTO DI PANSA? 5. FERMI TUTTI! STASERA A ROMA SI FESTEGGIA CALTARICCONE CON IL “PREMIO GUIDO CARLI”

1. IL "CORRIERE" DEI MORTI VIVENTI: DE BORTOLI RICCICCIA PASSERA E MANNEHEIMER!
Corradino Passera non ci sta. Non gli piace affatto l'idea di passare per una candela spenta, una specie di residuo bellico abbandonato sul campo dopo una guerra che all'inizio sembrava gloriosa e poi e' finita nell'infermeria della politica.

La voglia di potere e di combattere fa parte del suo Dna e gliel'hanno insegnata fin da quando studiava alla Bocconi (la madre di tutti i sapientoni) e alla Wharton School University di Filadelfia, la più antica Business School del mondo che ha per motto "la formazione dei pilastri dello stato, sia nel campo pubblico che in quello imprenditoriale". E sopratutto glielo ha spiegato Carletto De Benedetti quando dopo una parentesi in McKinsey lo ha allevato come un pollo di razza dentro la Cir e l'Olivetti.

Cosi', dopo aver riflettuto per un paio di mesi sul suo destino, l'ex banchiere ed ex-ministro dello Sviluppo ha deciso di rimettere fuori la testa con una lunga intervista che e' apparsa ieri sul Corriere della Sera,il giornale diretto da Flebuccio De Bortoli che senza particolari pudori si dedica a riabilitare i fantasmi della politica e, senza imbarazzo alcuno, riapre le sue pagine anche a chi come il sondaggista Mannheimer e' stato messo in disparte per presunti reati fiscali.

L'esternazione di Passera non e' casuale e forse si lega alla convinzione che il governo dell'inciucione e' destinato a ballare per una sola stagione. Come non e' casuale la voglia di tagliar corto alle voci che lo vogliono all'Eni, un'elemosina al disotto delle sue ambizioni e prematura rispetto alla sorte di Paoletto Scaroni che si deciderà tra un anno.

Diceva Eraclito che non si scende due volte nello stesso fiume, ma non sembra questo il desiderio di Corradino che nell'intervista ben confezionata dichiara senza mezzi termini: "con nuove regole sono pronto a tornare in campo... per mettere la mia esperienza al servizio del Pese, per dare risposte a chi tutti i giorni si rimbocca le maniche e mantiene alto il nostro nome nel mondo".

Parole bellissime che ieri hanno fatto versare fiumi di lacrime agli operai del Sulcis,gli stessi che a novembre piansero quando lo videro fuggire con l'elicottero per evitare un confronto troppo aspro.E sono parole che toccano i bronchi dei disgraziati dell'Ilva che a Taranto hanno aspettato per mesi le sue decisioni.

Ma il risveglio del tecnico sacrificato alla politica non si ferma qui. Alla giornalista Antonella Baccaro che con delicatezza infinita gli chiede un bilancio della sua esperienza e la ragione della sua uscita "sottotono" dal governo Monti, Corradino snocciola la lista dei decreti prodotti dai suoi ministeri ("105 allo Sviluppo,57 alle Infrastrutture), rivendica la separazione di Snam da Eni, e invita a vedere i cantieri aperti per suo merito in giro per l'Italia.

L'orgoglio non gli impedisce pero' di staffilare Monti per la lentezza sulla valorizzazione del patrimonio pubblico, il naufragio del taglio delle Province e dei costi della politica, e sul nefasto progetto della Scelta Civica ("non era nuovo il partito, non era coraggioso il programma").

La zampata piu' forte e' pero' sulla "carenza di comunicazione" che ha annebbiato il lavoro al ministero lasciando spazio ai pregiudizi sul suo passato di banchiere. Su queste parole e' davvero difficile non vedere la manina sapiente e ben curata di Giovannona Salza, la moglie di Corradino che sulla comunicazione ha ritagliato la sua carriera e ne sa piu' di Mc Luhan, Mannheimer e Barabino. Anche lei deve aver sofferto non poco per la ritirata del marito dalla politica, e con amore disinteressato deve avergli spiegato davanti al caminetto che la comunicazione e' l'ingrediente afrodisiaco del potere.

Purtroppo non ce l'ha fatta a spiegargli che in realta' la gestione di Corradino e' fallita per l'assenza totale di una politica industriale e per la fuga colpevole dai dossier piu' caldi che lo hanno visto latitante quando Finmeccanica finiva all'inferno e migliaia di disgraziati battevano i campanacci sul selciato di Taranto e di via Veneto. E' mancato il progetto-Paese, lo stesso che oggi l'ambizioso tecnocrate vorrebbe rispolverare per un secondo "viaggio con i compagni che amano l'Italia, come me".

Anche a costo di buttarsi per la seconda volta nel fiume e di affogare per sempre.

2. LA CARRIERA BREVE E ACCIDENTATA DEL "CANARO", ALL'ANAGRAFE GIOVANNI STELLA
Quando Giovanni Stella e' stato dimissionato da La7 in pochi lo hanno rimpianto. Primo fra tutti Franchino Bernabe' che con questo manager ha avuto sbalzi di pressione nonostante un lungo sodalizio. Ormai erano venute meno le condizioni per una convivenza pacifica con l'uomo dalla barba rossiccia che i benevoli definivano "il canaro" per le sue esternazioni ben lontane dai dettami di monsignor Della Casa. A far precipitare l'esodo del manager c'era poi la voglia di Bernabe' di liberarsi de La 7 e di colmare il buco di 120 milioni dell'esercizio 2012.

Per rendere piu' gradevole il benservito Telecom penso' bene di aggiungere alla retribuzione di 1,7milioni altri 558mila euro di buonuscita e da quel momento di Stella, che aveva guidato l'azienda dal 2008, si sono perse le tracce.

Nessuno si e' ricordato di lui quando Bernabe' ha regalato per un euro l'emittente a Urbano Cairo, ma Stella non e' rimasto con le mani in mano. A meta' marzo eccolo riapparire al vertice della societa' Guido Veneziani Editore, con la carica di amministratore delegato e il compito di predisporre un business plan per il Gruppo che, nato nel 2006, ha l'ambizione di operare nella stampa periodica e nel digitale terrestre con il canale televisivo Vero TV.

Sembrava un approdo felice e Stella non nascose l'intenzione di creare problemi a Telecom con un'offerta presentata all'ultimo momento per riacchiappare La7.

Adesso arriva la notizia dal "Corriere delle Comunicazioni" che "il canaro" ha dato le dimissioni anche dal nuovo incarico, dimissioni "irrevocabili".

3. CHI HA MESSO IN GIRO LA CANDIDATURA DI GIUSEPPE BONO AL POSTO DI ALESSANDRO PANSA?
Aviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i Signori naviganti che la notizia della liberazione dal carcere di Giuseppe Orsi e' stata appresa in Finmeccanica con un po' di commozione.A risollevare l'animo e riprendere il sorriso ci ha pensato qualche dilettante allo sbaraglio che ha messo in giro la candidatura di Giuseppe Bono al posto di Alessandro Pansa.

Bono e' l'amministratore di Fincantieri, amico di Giuliano Amato, che dopo l'Efim si e' trasferito nel '93 in Finmeccanica fino a diventare amministratore Delegato del Gruppo che ha lasciato nel 2002 per Fincantieri. E qui ha digerito nel 2010 la nomina a vicepresidente di Francesco Belsito, il tesoriere della Lega arrestato ad aprile".

4. CALTA-PREMIO
"Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i Signori naviganti che questa sera il gotha della Capitale sara' schierato in massa nella Sala della regina di Montecitorio per l'assegnazione a Francesco Gaetano Caltagirone (per gli amici Caltariccone) del "Premio Guido Carli" organizzato dall'intraprendente Romana Liuzzo.

Molti partecipanti indosseranno l'abito esibito ieri al matrimonio di Valeria Marini e sembra che anche la superbotulina Ivana Trump stia premendo per ottenere l'invito allo storico evento".

 

Ferruccio De Bortoli Corrado Passera Giovanna Salza Giovanna Salza e Corrado Passera CARLO CARACCIOLO CARLO DE BENEDETTI E CORRADO PASSERARENATO MANNHEIMER STA FACENDO UN SONDAGIO Giovanni StellaFranco BernabèGiuseppe BonoAlessandro PansaFrancesco Gaetano Caltagirone Romana Liuzzo

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