milena gabanelli industria auto crisi

LA CRISI DELL’AUTO IN ITALIA NON È TUTTA COLPA DEI CINESI – LA PRODUZIONE DI VETTURE NEL NOSTRO PAESE È IN CALO DA 30 ANNI. E ORA SONO A RISCHIO 50 MILA POSTI DI LAVORO – L’UE LITIGA SULL’ELETTRICO, MENTRE IL DRAGONE INVADE IL MERCATO – "MI-JENA" GABANELLI ELENCA LE COLPE DI STELLANTIS E QUELLE DEL GOVERNO: “L’IDEA DI POLITICA INDUSTRIALE STA NELL’ULTIMA LEGGE DI BILANCIO: I 4,6 MILIARDI STANZIATI DA DRAGHI PER IL SETTORE AUTOMOTIVE DA SPENDERE ENTRO IL 2030 SONO STATI CANCELLATI CON UN TRATTO DI PENNA” – VIDEO

GUARDA QUI LA VIDEO-INCHIESTA DI MILENA GABANELLI SULLA CRISI DELL’AUTO IN ITALIA

 

Estratto dell’articolo di Milena Gabanelli e Rita Querzè per il “Corriere della Sera”

 

POMIGLIANO D ARCO - STABILIMENTO STELLANTIS- PANDA

Sono già 25 mila i posti di lavoro a rischio In Italia nel settore dell’auto e a breve, se non aumentano i livelli produttivi, diventeranno almeno 50 mila. Questa la cruda analisi di Alix Partners per il tavolo dell’automotive presso il ministero delle Imprese.

 

 Il 2024 si chiuderà con meno di 500 mila veicoli prodotti in tutto. È l’effetto combinato di due fattori: lo stop al motore a scoppio dal 2035 (deciso dalla maggioranza dei Paesi Ue) e la spietata concorrenza cinese. Circostanze che però si innestano in un Paese dove la produzione è in calo dagli anni ‘90 e che quest’anno registrerà il peggiore risultato dal 1956.

 

crisi del settore auto in italia - dataroom

Volenti o nolenti, Stellantis continua ad avere un ruolo chiave perché in Italia è l’unico grande produttore. E perché è difficile attirare nuove case in una fase in cui la domanda in Europa sta drammaticamente scendendo.

 

Il ministro Adolfo Urso ha cercato di «convincere» Stellantis a produrre nel nostro Paese un milione di veicoli nel 2024, quota minima per difendere l’occupazione nella filiera. Ci ha provato con le buone (950 milioni di incentivi nel 2023) e con le cattive (il gruppo è stato costretto a cambiare nome alla Alfa Romeo Milano prodotta in Polonia e a togliere il tricolore dalle carrozzerie delle Topolino assemblate in Marocco).

 

Ma non è servito a niente, come a nulla serve chiedere di restituire almeno in parte quello che il Paese ha dato al gruppo, perché Stellantis risponde così: «Fiat era un’altra realtà e oggi la famiglia Agnelli-Elkann è solo uno degli azionisti, la società non è più italiana, andiamo a produrre dove costa meno, punto».

 

La tempesta perfetta

carlos tavares

Intanto mentre in Europa si litigava sul passaggio all’elettrico, la Cina ha sovvenzionato le sue aziende che ora sono una generazione più avanti in termini di tecnologia (tempo di ricarica delle batterie, infrastrutture di ricarica, software, user experience, tempo di sviluppo dei nuovi prodotti).

 

La conseguenza è lo sbarco di auto elettriche made in China sul mercato europeo a costi competitivi (meno 20%). La reazione è stata quella dei dazi: dal 17 al 35% per i prossimi 5 anni. […]

 

Secondo i dati del rapporto Draghi, nei prossimi cinque anni la capacità produttiva dell’automotive europeo rischia di ridursi ogni anno del 10%. Ma se in Italia la produzione è in calo da trent’anni un motivo ci sarà. E da lì bisogna ripartire.

 

Costo del lavoro

crisi del settore auto in italia - dataroom

Cominciamo a vedere il costo del lavoro nei Paesi europei dove Stellantis ha gli stabilimenti. Non è vero che l’Italia sia la più cara: per l’azienda il costo orario di un operaio metalmeccanico è di 29 euro, in Francia sale a 35 e in Germania a 44. Certo, in Polonia si scende a 12 euro e in Serbia a 7.

 

Ma il confronto più interessante è con la Spagna, dove Stellantis ha già prodotto nel 2023 il milione di veicoli a cui noi aspiravamo. Qui il costo-azienda è di 25 euro l’ora. Confrontando gli stabilimenti di Melfi e Mirafiori con quelli di Saragozza e Madrid, secondo Stellantis, la differenza sul costo del lavoro è del 22% in più in Italia perché in Spagna c’è un grande utilizzo di personale interinale, mentre la produttività da noi è del 38% più bassa.

 

crisi del settore auto in italia - dataroom

Le ragioni sarebbero imputabili a un maggiore assenteismo rispetto alla Spagna […] e più personale con ridotte capacità lavorative per motivi di età o sanitari. A Melfi e Mirafiori, però, la produttività è più bassa soprattutto perché i due stabilimenti italiani non viaggiano a pieno regime, e questo non dipende certo dai lavoratori. Inoltre, la produttività e il suo mantenimento dipende anche dagli investimenti (fatti o mancati).

 

Va rimarcato che negli ultimi tre anni Stellantis ha incentivato il 20% del suo personale ad andarsene e a cogliere l’occasione sono spesso stati i più giovani. Oggi a Mirafiori l’età media dei dipendenti è di 57 anni. Con questo tipo di politiche del personale è difficile che la produttività cresca.

 

[…] È certamente improponibile pensare di recuperare competitività sulle retribuzioni in un Paese che ha visto uno dei maggiori cali dei salari reali tra i Paesi Ocse dal 1990 a oggi.

 

Il costo dell’energia

adolfo urso giorgia meloni question time alla camera

I costi di un assemblatore di automobili sono dovuti circa per il 10% al personale, un altro 12% dipende dall’energia. La comparazione fra i paesi europei dove Stellantis ha i sui stabilimenti mostra che l’Italia ha in assoluto il prezzo più alto: 103 euro al MWh, contro i 49,3 della Francia, i 71,4 della Germania, 92,1 della Polonia, 91,5 della Serbia e i 53,7 della Spagna.

 

[…]  Una strada la mostra il professor Massimo Beccarello, direttore del Centro di ricerca in economia e regolazione, dei servizi, dell’industria e del settore pubblico (Cesisp): «Nell’immediato una leva per rendere competitivi i settori strategici per il Paese possono essere le energie rinnovabili, vuol dire che innanzitutto il governo deve accelerare la produzione di eolico e fotovoltaico per raggiungere gli obiettivi che si è dato entro il 2030, contemporaneamente va affrontato il problema del prezzo.

 

crisi del settore auto in italia - dataroom

I costi di produzione delle rinnovabili sono più bassi, incluso quel 23% di energia prodotta da idroelettrico, ma poi viene tutta venduta allo stesso prezzo del gas. Bisognerebbe disaccoppiare i prezzi e destinare una parte di questa energia da rinnovabili ai settori a rischio delocalizzazione». […]

 

Una logistica scarsa

Secondo i dati forniti dalle imprese della componentistica al ministero delle Imprese e Made in Italy, il costo della logistica in Italia è allineato a quello spagnolo, mentre Stellantis segnala che nei suoi siti produttivi in Italia (come Atessa, Cassino, Melfi e Pomigliano), i costi sono ancora «significativamente» più elevati rispetto agli altri Paesi europei.

 

carlos tavares in audizione al senato foto lapresse

 Un problema legato «a ritardi nei potenziamenti delle reti di trasporto e intermodalità insufficiente, che aumentano i costi di spedizione e rallentano il flusso logistico». Per quanto riguarda […]

 

 Dall’indagine di Alix Partners emerge poi che le nostre imprese della componentistica sono troppo piccole per la competizione globale: hanno un fatturato medio inferiore del 20% rispetto a quelle francesi e del 50% rispetto alle tedesche. Il settore, inoltre, dovrebbe investire di più in ricerca e sviluppo, anche in considerazione del fatto che il costo di un ingegnere in Italia è addirittura più basso che in Cina. 

 

Assenza di programmazione

crisi del settore auto in italia - dataroom

Tornando al nostro unico maggior produttore: è vero che Fiat ha ricevuto dal Paese più di quanto ha dato, ma è altrettanto vero che i governi che si sono succeduti negli ultimi 50 anni non hanno fatto quello che era necessario per avere un rapporto alla pari. Al gruppo partecipato dalla famiglia Agnelli è stato concesso di non avere concorrenti nel Paese (basti pensare alla mancata vendita di Alfa Romeo a Ford), mentre in Spagna i produttori sono diventati cinque.

 

Quando era il momento propizio, poi, lo Stato italiano non ha nemmeno cercato di diventare azionista. Era il 2002 quando Fiat, in estrema difficoltà, si rivolse al governo. Il ceo, Paolo Fresco, fu ricevuto dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non a palazzo Chigi ma ad Arcore. Lo Stato decise di non investire sul gruppo. E il consiglio di Berlusconi fu quello di fare un restyling dei modelli Fiat e cambiare il marchio mettendo Ferrari.

 

GIORGIA MELONI ADOLFO URSO - MEME BY EMILIANO CARLI

Ora dobbiamo scegliere se continuare a lamentarci per le scelte sbagliate del passato e dell’ingratitudine di Stellantis o se cambiare passo. Al momento il rapporto con il governo è ai minimi storici e ad andarci di mezzo sono anche le aziende della componentistica. L’idea di politica industriale nel nostro Paese sta nell’ultima legge di Bilancio: i 4,6 miliardi stanziati dall’esecutivo Draghi per il settore automotive da spendere entro il 2030 sono stati cancellati con un tratto di penna.

fabbrica stellantis di Bielsko Biala in poloniaCONTRIBUTI PUBBLICI A FIAT - STELLANTIS - DATAROOM

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