JE FACCIO ER CUCCHIANI - AVRÀ SEI MESI DI TEMPO (E 3,6 MILIONI DI BUONUSCITA PIÙ 1,6 DI STIPENDIO) PER INGOIARE IL ROSPO…

JE FACCIO ER CUCCHIANI - INTESA A PICCO IN BORSA DOPO IL BLITZ DI BAZOLI
Francesco Manacorda per "La Stampa"

C'è voluto un discreto intervento della Consob e di Borsa italiana per aprire almeno un poco il sipario che Intesa Sanpaolo ha calato sulle dimissioni di Enrico Cucchiani. Dopo il blitz di domenica sera - consiglieri di sorveglianza e di gestione convocati al volo, Cucchiani che «lascia con effetto immediato la carica di consigliere delegato e Ceo», al suo posto il vicario Carlo Messina - ieri mattina la seconda banca del Paese ha dovuto spiegare qualcosa sui motivi che nel giro di una manciata di ore sono costati il posto al suo numero uno operativo. Il tutto mentre il titolo perdeva il 3,54%, oltre il doppio dell'indice di Borsa.

La precisazione di Intesa Sanpaolo afferma che Cucchiani ha lasciato «alla luce della necessità per la banca nel contesto economico attuale e prospettico - di un maggior grado di incidenza sulle dinamiche operative aziendali e di raccordo delle azioni strategiche e gestionali, al fine di accelerare l'effettiva realizzazione delle potenzialità del gruppo». Urge traduzione? Cucchiani - è la tesi - non si sporcava abbastanza le mani nella gestione della banca e non era in grado di trasformare in decisioni manageriali le strategie decise dagli organi sociali. E siccome i tempi sono duri e la banca deve funzionare al meglio, ecco la decisione.

Circolano anche spiegazioni diverse dell'uscita dell'ormai ex Ceo. Quella più accreditata dai suoi sostenitori è che paghi un'attitudine poco conciliante verso alcune operazioni «di sistema» e in perdita secca, come Telco o Alitalia, e verso i prestiti difficilmente recuperabili concessi a Romain Zaleski, imprenditore in ottimi rapporti con Giovanni Bazoli, che della banca è presidente del consiglio di sorveglianza.

La versione ufficiale è però quella che conta e che è contata anche l'altra sera, quando di fronte alle dimissioni di Cucchiani il consiglio di sorveglianza non ha avuto nessuna possibilità di discutere il tema. Bisognava esserci - dice del resto chi domenica c'era davvero - nei saloni della Ca' de Sass, la sede milanese della banca, per godersi la partita a poker giocata e vinta da Bazoli contro il Ceo.

Per oltre due ore i consiglieri di gestione e quelli di sorveglianza, poco meno di trenta persone in tutto, rigorosamente in abiti formali - tranne un vicepresidente che convocato mentre era in gita si è presentato in jeans - sono stati tenuti in attesa al primo piano del palazzo, mentre nelle stanze vicine alle loro si svolgeva una trattativa serratissima con i legali di Cucchiani.

La partita di Bazoli, infatti era chiara: lunedì mattina Intesa-Sanpaolo doveva avere un nuovo consigliere delegato. Ma se Cucchiani non avesse deciso di dimettersi «sua sponte» sarebbe toccato al consiglio di sorveglianza sfiduciare il manager. Un percorso semplice?

Non tanto: se il massimo organo della banca ha il potere di indicare al consiglio di gestione il consigliere delegato e Ceo, non è così chiaro se abbia anche il potere di revocarlo senza che siano intervenuti fatti di estrema gravità. E dunque una revoca di Cucchiani avrebbe significato affrontare un serio dibattito sulle ragioni della mossa.

Ma il dibattito, per l'appunto, non c'è stato. Con la «moral suasion» dei due consigli già convocati e pronti a decidere quel che sarebbe stato più necessario, Bazoli ha avuto buon gioco a convincere Cucchiani alle dimissioni, mentre nelle sale nobili i consiglieri si stupivano dell'attesa e si rammaricavano un po' che di domenica sera latitassero i raffinati spuntini - al loro posto solo un po' di parmigiano - che di solito accompagnano le sedute più lunghe.

Ma anche Cucchiani non ha lasciato il tavolo delle trattative a mani vuote. Si è dimesso sì dalle cariche di consigliere delegato e di Ceo, preparandosi a incassare la liquidazione da 3,6 milioni circa che gli spetta, ma non ha lasciato il posto di direttore generale dell'istituto. Dalla direzione generale, ha detto, si dimetterà solo tra sei mesi, nel marzo 2014. Così maturerà i requisiti per la pensione, incasserà nel periodo circa 1,6 milioni lordi di stipendi e manterrà alcuni «benefit» come la vettura con autista.

Altra decisione presa dal consiglio di sorveglianza è l'ingresso nel consiglio di gestione di Francesco Micheli. La nomina è passata con la sola astensione del consigliere di sorveglianza Pietro Garibaldi e riempie tutte le caselle dell'organismo, ostacolando così di fatto l'ingresso nello stesso consiglio del responsabile della Banca dei territori (di cui per ora l'interim resta a Messina) che ha sede a Torino. In una lettura «geopolitica» degli equilibri si tratta dunque di un punto a sfavore della Compagnia di Sanpaolo, che pure è primo socio della banca con il 9,9%.

Così come qualche delusione ha dovuto incassare domenica il presidente della Compagnia Sergio Chiamparino, che avrebbe voluto vedere uscire dal consiglio di sorveglianza un testo in cui si citava esplicitamente l'obiettivo di un cambiamento di governance, passando dal sistema duale in vigore al sistema tradizionale. Così non è stato e per ora il superamento del duale - di cui hanno parlato anche ieri le fondazioni azioniste in un vertice informale rimane un obiettivo. Da raggiungere, però, non si sa quando.

 

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