1- FINITA NEL PORTO DELLE NEBBIE DELL’INFORMAZIONE E IN ATTESA CHE I GIORNALONI ACCENDANO UN MOCCOLO (ALLA LIBERTA’ DI STAMPA), DAGOSPIA PORTA IN SCENA LA VITA E LE OPERE DELLA PROTAGONISTA DELLA “MEDIOBANCA CONNECTION”: CRISTINA ROSSELLO 2- LA SACERDOTESSA DI PIAZZETTA CUCCIA (SEGRETARIO DEL PATTO DI SINDACATO) IN UN INCONTRO-MICROFONATO AVREBBE CONFESSATO A JONELLA LIGRESTI L’ESISTENZA DEL “PAPELLO D’ORO” PER UNA BUONUSCITA IN LORO FAVORE DI 45 MILIONI DI EURO A CONCLUSIONE DELL’AFFARE PREMAFIN-UNIPOL (ACCORDO SALTATO PER L’INTERVENTO DELLA CONSOB) 3- NATA A SAVONA, 51 ANNI, “BELLEZZA ANTICA, GONNA E SCARPE CON NAPPINE TACCO QUATTRO”, DISCEPOLA ED EREDE DELLO STUDIO DEL MITICO PROF. ARIBERTO MIGNOLI, L’AVVOCATO PATRIMONIALISTA CRISTINA ROSSELLO È UNA DELLE “DONNE PIÙ POTENTI D’ITALIA” 4- CON UN BOUQUET DI CLIENTI (FERRERO, MORATTI, FERRAGAMO, BERLUSCONI DIVORZIO LARIO, RAI, LEGA CALCIO ETC) CHE PER FATTURATO RAPPRESENTA IL 10% DEL PIL NAZIONALE

DAGOREPORT

E' lei, Cristina Rossello, potente sacerdotessa dei segreti (e misteri) legali di Mediobanca, una delle protagoniste del mistero del "papello d'oro" scomparso in piazzetta Cuccia.
Di quell'incredibile spy story, appena consumatasi nell'ex tempio della finanza laica.
L'ultimo atto (?) della telenovela assicurativa per il tormentato passaggio azionario di Premafin-Sai a Unipol.

Una vendita con il finale avvelenato. Un fattaccio brutto che, con altri personaggi (e diversi interpreti) - non legati a filo doppio ai Poteri marci -, avrebbe riempito ogni giorno le pagine pallide (di notizie) dei nostri giornaloni estivi.

Come a dire? Uno scandalo così non si era mai visto nel palazzotto di piazzetta Cuccia (e dintorni), perché, allora, nasconderlo alla vista dei lettori e agli occhi di chi (pochi), su La7 di Enrico Mentana, ha dovuto sorbirsi il trio Mieli-Ferrara-Lerner che discuteva di politica-economica, facendo ridere più dei comici Aldo, Giovanni e Giacomo?

Una storiaccia, la "Mediobanca connection" nell'ex Milano da bere, in cui a contendersi, la verità, la reputazione e soprattutto i soldi erano tutti pappa e ciccia in quel "salotto buono" della finanza trasformato in una sala giochi: la famiglia Ligresti, i golden boy, Alberto Nagel e Renato Paglaro, Unicredit e la solita cricca di avvocatoni dalle parcelle milionarie.

Una vicenda, ancora tutta da chiarire da parte della magistratura: chi ha avvertito la Consob del presunto accordo?

Tutto ha inizio con i rampolli Ligresti che dopo un lungo tira-e-molla sulla cessione del loro polo assicurativo (e tanto altro accumulato), incazzati per l'intervento della Consob, vanno in tribunale per denunciare un "patto" sottobanco sottoscritto tra Premafin-Sai e la merchant bank di piazzetta Cuccia. Un "papello" che prevedrebbe una ricca buonuscita (45 milioni di euro) per i Ligresti, da incassare tra Montecarlo e qualche altro paradiso fiscale, a conclusione dell'affare Premafin-Unipol.

Accordo fin qui negato con forza dagli amministratori di Mediobanca. Anche se Jonella Ligresti ha prodotto ai giudici la registrazione del colloquio tra lei e Cristina Rossello, segretaria del patto, in cui si conferma l'esistenza del famoso "papello d'oro".

Già. Come in tutti i "gialli" che si rispettano, anche nella "Mediobanca Connection" appaiono i corvi e le microspie. O meglio, le ciarliere "cornacchie" di rito meneghino.
E' Jonella Ligresti, primogenita di don Salvatore, a presentarsi nello studio dell'avvocato patrimonialista, Carla Rossello, in via Agnello 18 nel cuore di Milano, con tanto di microfono incorporato nel corsetto per farsi confermare l'esistenza del "patto" scritto e controfirmato da suo padre Salvatore e dall'amministratore di Mediobanca, Alberto Nagel.
E c'è chi li chiama ancora "salotti buoni".

Tutto ciò, fingono di storcere la bocca quanti a città affari scambiano l'etica con la cotica, sarebbe stato impensabile ai tempi dei padri-gnomi dell'istituto, Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi. Due banchieri che pure ne hanno fatte di cotte e di crude nell'amministrare i portafogli del capitalismo famigliare all'italiana.

Eppure, nelle redazioni del "Corriere della Sera" e de "la Repubblica", i due quotidiani che in discesa di copie si combattono il primato in edicola, il legal-thriller non sembra appassionarli davvero.
Se il comportamento di Flebuccio de Bortoli, con Mediobanca azionista principe di via Solferino, è ben comprensibile ("Taci, il padrone ti legge!"), meno lo è quello di Ezio Mauro: sarà intervenuto Carletto De Benedetti o il figliolo Rodolfo? Ah, saperlo... Anche perché il capo della redazione economica di "Repubblica" Giovanni Pons ha parteggiato nella diatriba Fonsai-Unipol-Mediobanca con il duo antagonista Arpe e Meneguzzo.

Già, era facile per i cronisti del ramo dare la caccia all'infedele fino a mordere anche la sua vita privata nella stagione (politico-giudiziaria) dei "furbetti del quartierino".
Con i Cazzullo, i Giannini, i CianciAntonio Stella a "colorare" paginoni e paginoni, a tinte forti, la vita e le opere dei vari bricconi del mattone, i plebeissimi Ricucci e Coppola.
Stavolta, invece, nessuno dei Gabibbo dalla virgola accigliata si è scomodato per far uscire dal porto delle nebbie dell'informazione anche lei, la pura "sacerdotessa" del tempio, Cristina Rossello.

Altro che beagle della suffragetta pel di carota, Michela Brambilla, qui stiamo in presenza di un mastino del diritto societario e patrimoniale.

Una ligure tosta. Nata a Savona, nubile, che il prossimo dicembre compirà 51 anni. Liceo "Grassi", università a Genova (laurea nel 1986 con i professori Guido Alpa e Pierandrea Mazzoni), professionalmente cresciuta a Milano.

Così la descrive la giornalista Candida Morvillo, che l'ha incontrata più volte: "...capelli lunghi, una bellezza antica, porta la gonna, e scarpe con nappine a tacco quattro...".
Su di lei, ragazza promettente e ambiziosa, la Rossello una volta ha aggiunto: "All'inizio della mia carriera giravo con tre borse perfettine, una sorta di coperta di Linus: quella per il tribunale, quella per le assemblee societarie, quella per le consulenze. Quelle borse diventavano sempre più pesanti...Dopo un po' decisi di approfondire...e scoprii che i mieli colleghi avevano riempito il sottofondo di pietre...".

Sempre meno "pesanti", tuttavia, delle microspie.
Una delle "donne più potenti" d'Italia, ci ricordano le sue agiografie e le poche interviste rilasciate. Quando ancora la privacy dell'avvocatessa poteva essere violata, sia pure con sottofondo di violini.
"Se siete tra quelli cui il suo nome dice poco, vuol dire che non siete potenti né ricchi, ma siete giustificati perché la Rossello ha lo stesso riserbo dei grandi vecchi della finanza", chiosa ancora la soave Candida Morvillo introducendo l'intervista con la Cristina di piazzetta Cuccia.

E come dargli torto.
Il curriculum della Rossello fa impressione: avvocato patrimonialista con studi a Milano, Roma, Bruxelles e clienti del calibro di Ferruzzi, Moratti, Ferragamo, Zegna, Ferrero, Rai, Lega calcio, Berlusconi (cura l'atto civile di separazione dall'ex moglie Veronica Lario); segretaria del patto di Mediobanca, prima donna a sedere nel board di Spafid (la cassaforte dell'istituto).

E ancora: consulente della Camera - con qualche conflitto d'interesse curando gli interessi matrimoniali del Cavaliere -, per la riscrittura delle norme di legge sulla legittimità nell'eredità; animatrice della Fondazione "Donna e Futuro".

Eccola, allora, la Cristina patinata e tutta fru-fru, uscire finalmente dal guscio della riservatezza in cui si era fin qui rinchiusa, per apparire nell'ampio fotoservizio a colori che comparirà, il 5 novembre dello scorso anno, sulle pagine di "Io Donna". Il magazine femminile del "Corriere della Sera".

E la signora che per mestiere si occupa di "family office" con un bouquet di sbalorditivo di ricchi clienti "che messi insieme fattura il 10% del Pil nazionale", confessa alla Morvillo che oltre ad essere devota al motto della santa prozia Maria Giuseppa: "Cuore a Dio, mani al lavoro", è una fervente seguace del precetto della "vita igienica".
Una regola "laica" per conseguire i suoi successi in tribunale.

Di che "metodo" si tratta è presto detto: "In una vicenda contrattualistica complessa, ho aspettato subdolamente che un collega si rimpinzasse dal primo al dolce, per prenderlo nel momento di massima stanchezza e minima lucidità".
Tra le vittime del suo "metodo" ci sarà stato sicuramente il suo collega notaio di piazzetta Cuccia e presidente della Fondazione "Corriere della Sera", il pantagruelico Piergateano Marchetti.
Tant'è.

Nell'incontro-microfonato (e incriminato) nel suo studio di via Agnello, la mancata biologa Cristina Rossello forse non ha tenuto conto che anche Jonella Ligresti segue qualche dieta (consiglio) particolare.
Così non ha mangiato la foglia (avvelenata) intuendo che quel colloquio era segretamente registrato, costringendola a presentarsi di corsa in procura di fronte al magistrato inquirente, Luigi Orsi. E invocare, urlando, il segreto professionale.

Una brutta storia, comunque. Difficile da digerire. Soprattutto per chi si considera "dura, severa e intransigente" con se stessa e con chi lavora. "Entrare nel mio studio - è solita ripetere ai collaboratori - è come entrare in un'Accademia militare. Impongo poche regole, ma ferree: la massima riservatezza, senso di onestà, lucidità e una vita regolata...".
Deve essere stato un terribile "colpo basso", quello ricevuto per mano della famiglia Ligresti quello incassato dalla discepola "rigorosa", nonchè erede professionale, dello studio del mitico prof. Ariberto Mignoli.

Il giurista di fiducia di Enrico Cuccia che dal 1988 fino al 2003 è stato il "garante" del patto di sindacato in Mediobanca. E molto altro nonostante lo "scivolone" patito a causa del dissesto della Banca privata italiana di Michele Sindona, di cui Mignoli era "amico e consigliere di fiducia", che nel 1984 - in primo grado -, gli costò una condanna a 4 anni di reclusione. Poi cancellata in appello per insufficienza di prove.

E il ruolo del professore in Mediobanca, insieme all'ampio studio arricchito da mobili antichi, libri rari e addolcito dai fiori e dalle musiche di Mozart, alla sua scomparsa sarà preso dalla giovane Rossello. Non senza sollevare qualche polemica tra le figlie di prof. Mignoli, che poco hanno gradito che sulla porta delle stanze di lavoro del padre spuntasse la nuova targa in ottone "Avv. Cristina Rossello, già studio del prof.Mignoli".

Dopo una serrata gavetta con i maestri del diritto Cesare Pedrazzi, Alberto Crespi e Victor Uckmar, è grazie al suo ultimo mentore, Ariberto Mignoli, che nel 1977 la Rossello - un po' a sorpresa tra gli addetti ai lavori - è "associata" allo studio. Rompendo quasi un tabù: il lungo isolazionismo in cui Mignoli si era vissuto nelle stanze-casa di via Agnello.
E il passo da via Agnello all'ex via Filodrammatici, sede di Mediobanca, sarà davvero breve per l'apprendista Cristina.

Il professore, come sua assistente, la introdurrà nel tempio di Cuccia. Di cui, alla sua scomparsa, ne diventerà "sacerdotessa" del patto (e dei misteri).
"Mignoli...Be', lui di Mediobanca era uno dei grandi padri, io seguo le sue orme, ma nel mio piccolo. Comunque, ho cercato di essere nel posto giusto, aspettando di essere scelta", racconterà con modestia la Rossello.

E il mito Cuccia? Ricorderà ancora Rossello nell'intervista a "Io Donna", era una di "quelle rare persone capaci di parlare di tutto, di concludere l'esame di un'Opa discutendo di opera: una volta lì in Mediobanca, il mio maestro Ariberto Mignoli sosteneva la superiorità lirica del libretto di Goethe del Flauto magico, mentre Cuccia era per un altro autore. Questionario un bel po'...".

Altra musica sarebbe uscita dalla stanza della Rossello al momento di congedarsi da Jonella Ligresti.
Musica per Camaleonti, data la capacità in cui anche nei "salotti buoni" ormai ci si dedica a prassi e metodi a dir poco ai confini della legalità.
Di magico non c'è il flauto mozartiano ad accompagnare la mala storia del "papello d'oro" scomparso, ma i suoni dello zufolo a canna di Paternò.

 

 

 

 

 

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