di maio thomas miao trump huawei

DON'T GO HUAWEI: CONTE A NEW YORK PARLA DEL COLOSSO CINESE MA I DUBBI AMERICANI RESTANO: SARANNO O NO COINVOLTI NEL 5G ITALIANO? LA QUESTIONE, CHE NELLA PENISOLA VIENE RITENUTA "SUPERATA" DAL NUOVO DECRETO CYBER, RESTA INVECE UN PUNTO INTERROGATIVO OLTREOCEANO, DOVE LA GUERRA CONTRO HUAWEI È DIVENTATO IL SIMBOLO DELLA GUERRA USA-CINA E VEDE DEMOCRATICI E REPUBBLICANI COMPATTI

1. CONTE (A NEW YORK) PARLA DI HUAWEI MA SUL 5G ITALIANO I DUBBI DEGLI USA RESTANO

 Federica De Vincentis per www.formiche.net

 

Huawei e gli altri colossi cinesi saranno o no coinvolti nelle infrastrutture delle nuove reti 5G italiane? La questione, che nella Penisola viene forse troppo leggermente ritenuta “superata” dal nuovo decreto cyber approvato giovedì scorso in Consiglio dei ministri, resta invece un punto interrogativo oltreoceano, dove ci si chiede se l’azienda di Shenzhen, ritenuta da Washington un potenziale mezzo di spionaggio dell’intelligence di Pechino, sarà esclusa o meno da un ambito così delicato. La domanda non è peregrina.

 

conte di maio -33

In una logica di mercato, torna a spiegare in una intervista a SkyTg24 il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l’Italia non chiuderà preventivamente le porte del 5G a Huawei o ad altre aziende, ma adotterà al momento opportuno tutti gli strumenti a sua disposizione “per difendere gli interessi nazionali”. Un concetto giusto ed equilibrato, in fin dei conti, ma che non chiarisce ancora quale sarà la linea di Roma, che invece alleati e partner aspettano con apprensione di conoscere.

 

Il tema tecnologico, infatti, non riguarda solo l’Italia, e questo gli Stati Uniti lo rimarcano da tempo: un punto debole nelle reti di una nazione potrebbe mettere a repentaglio anche quelle degli altri. E, nel caso italiano (ma non solo), l’eventualità assume ancora maggiore rilevanza e complica ulteriormente le cose, perché in gioco ci sono anche le comunicazioni Nato e quelle con le basi militari americane nel nostro Paese.

 

L’inquilino di Palazzo Chigi, finora molto attento a rimarcare la fondamentale collocazione della Penisola sull’asse transatlantico, ribadisce correttamente l’esistenza di un nuovo perimetro di sicurezza nazionale cibernetica che conterà su standard di sicurezza maggiori rispetto al passato e sottolinea che l’ingresso di Huawei nel 5G italiano non è automatico.

luigi de vecchis presidente huawei italia

 

Da un punto di vista alleato, tuttavia, ci si trova di fronte a parole e non ancora a fatti. Anche perché, viene rilevato, le prescrizioni giunte alle telco nella prima riunione dell’esecutivo Conte 2 attraverso l’esercizio dei poteri speciali concessi dal Golden Power (anch’essi verso un rafforzamento col nuovo decreto) non fermano Huawei e Zte, che continuano massicciamente a investire in Italia.

 

Non è forse un caso, dunque, che il bilaterale che Conte avrebbe voluto tenere con il presidente americano Donald Trump a margine dell’assemblea generale dell’Onu, alla fine, non ci sia stato. Sarebbe stata probabilmente l’occasione giusta, per l’Italia, per chiedere in modo diretto un sostegno statunitense sulla questione libica, che potrebbe vivere un punto di svolta nella prossima conferenza internazionale in programma a Berlino.

Ma, prima di spendersi, la Casa Bianca, che pure ha con “Giuseppi” un feeling particolare (e il suo endorsement non lo ha nascosto), aspetta risposte chiare su questo e altri temi.

HUAWEI - LA SEDE DI SHENZEN 1

 

Palazzo Chigi può, in questo senso, essere decisivo. Nell’articolo 5, il decreto cyber assegna infatti, per la prima volta, dei veri “super poteri” al presidente del Consiglio, che in occasioni di crisi cibernetica e “in presenza di un rischio grave e imminente per la sicurezza nazionale connesso alla vulnerabilità di reti” (come viene ritenuta negli Usa la presenza di Huawei), può disporre la disattivazione degli apparati ritenuti pericolosi. Impossibile non chiedersi, a Roma come a Washington, se e quando Conte li eserciterà.

 

 

 

2. PERCHÉ HUAWEI È IL SIMBOLO DELLO SCONTRO TRA USA E CINA

 Chiara Masi per www.formiche.net

 

Perché Huawei è il simbolo dello scontro tra Usa e Cina

LA GUERRA DI DONALD TRUMP A HUAWEI

Al fianco di quelle tecnologica e di sicurezza, la battaglia che vede opposti Huawei e Pechino da un lato e gli Stati Uniti dall'altro è da tempo anche giudiziaria, ad esse collegata. Nel mezzo c'è il destino di Meng Wanzhou, direttrice finanziaria e numero due del colosso cinese delle telco, nonché figlia del potente fondatore Ren Zhengfei. Avvenimenti e scenari

 

Al fianco di quelle tecnologica e di sicurezza, la battaglia che vede opposti Huawei e Pechino da un lato e gli Stati Uniti dall’altro è da tempo anche giudiziaria, ad esse collegata. Nel mezzo c’è il destino di Meng Wanzhou, direttrice finanziaria e numero due del colosso cinese delle telco, nonché figlia del potente fondatore Ren Zhengfei.

 

LA BATTAGLIA GIUDIZIARIA

 

Mentre le tensioni tra i due Paesi aumentano, gli avvocati della dirigente, arrestata alla fine del 2018 a Vancouver su richiesta di Washington, tornano in tribunale in Canada per richiedere l’accesso a documenti che potrebbero, secondo loro, comportano l’annullamento del procedimento di estradizione. In particolare, i legali affermano che la loro cliente sia stata arrestata e interrogata dagli agenti doganali canadesi per tre ore all’aeroporto della città canadese. E che dietro questo interrogatorio, durante il quale Meng ha fornito codici di accesso ai suoi dispositivi elettronici, ci sarebbe stata una “indagine segreta” per raccogliere prove per l’Fbi.

i cavi di huawei in africa

 

Il Canada e soprattuto gli Usa, che naturalmente contestano questa ricostruzione, evidenziano piuttosto i gravi reati dei quali la manager è accusata, tra i quali l’elusione delle sanzioni statunitensi contro l’Iran attraverso un’azienda riconducibile a Huawei (Bloomberg ha riassunto in una tabella i prossimi passaggi del processo). Ma il caso di Meng non è solo giudiziario, ma si incastra in un quadro più ampio.

 

LO SCENARIO

 

Per la manager e per Huawei, la situazione è molto peggiorata in questi ultimi mesi. Il colosso cinese, accusato dagli Usa di essere un potenziale mezzo di spionaggio a beneficio dell’intelligence di Pechino (soprattutto in relazione alle nuove reti 5G in via di implementazione), soffre l’offensiva americana. Dall’inserimento nella lista nera del Dipartimento del Commercio che ha sostanzialmente impedito alla telco di Shenzhen di intrattenere rapporti commerciali con le aziende americane, Huawei ha registrato un vistoso calo di vendite sui mercati occidentali, destinato a incrementare a causa dell’impossibilità di installare sui propri dispositivi le app e il sistema operativo di casa Google, Android.

 

sede huawei milano 1

Tutto ciò ha indebolito l’azienda e il suo management, che ha poche armi a sua disposizione per contrastare l’azione americana, tanto più dopo il moltiplicarsi di Paesi che riflettono su come comportarsi con gli investimenti massicci che Pechino e le sue compagnie riversano come parte di piani espansionistici che hanno nella nuova via della Seta una delle rappresentazioni più chiare.

 

DAL RUOLO DELLO STATO AL CASO MENG

 

D’altronde, lo ha già raccontato Formiche.net, al momento gli sforzi dell’amministrazione americana sono concentrati soprattutto sullo spezzare quel legame che sembra indissolubile (e che secondo gli Usa altera il mercato e rappresenta un pericolo) tra il governo di Pechino e le aziende del Paese.

thomas miao 1

Non a caso la Cina prova da tempo a fare in modo che i negoziati commerciali in corso con gli Usa siano separati da quelli di sicurezza.

 

Ma gli Stati Uniti si sono finora rifiutati di separare i dossier, nella convinzione, opposta a quella cinese, che debbano marciare di pari passo perché profondamente connessi.

Per l’amministrazione americana, la fusione pressoché totale tra militare e civile è uno degli sforzi più grossi che la Cina, sotto la guida di Xi Jinping, starebbe compiendo. Il che rende problematica qualsiasi cooperazione o trasferismento tecnologico con la Repubblica Popolare.

 

 In questo senso Huawei – della quale viene messa in discussione addirittura la vera proprietà – è considerata la punta più avanzata di questa visione cinese che vede l’utilizzo dei campioni nazionali per il raggiungimento di obiettivi geopolitici (mentre altrove, in economie di mercato, le aziende sono libere di concentrarsi sul far profitto). Per questo, il colosso di Shenzhen – attivo non solo nella costruzione di smartphone, ma soprattutto in settori strategici come le reti e i cavi sottomarini – è divenuto il simbolo quasi naturale dello scontro tra Washington e Pechino. Che vede nel caso Meng solo una delle tante battaglie in corso.

huawei

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