ford jim hackett

LA ‘SMART MOBILITY’ DI FORD: SILURARE L’AMMINISTRATORE DELEGATO - DOPO SOLI TRE ANNI LA CASA AUTOMOBILISTICA LICENZIA MARK FIELDS: DURANTE IL SUO ‘REGNO’ IL TITOLO È CADUTO DEL 40% - TOCCA A JIM HACKETT, CHIAMATO DA FIELDS PER GESTIRE LA ‘MOBILITÀ INTELLIGENTE’ E RECUPERARE TERRENO SU AUTO ELETTRICA E GUIDA SENZA CONDUCENTE

 

Francesco Semprini per la Stampa

 

DONALD TRUMP MARK FIELDSDONALD TRUMP MARK FIELDS

«Abbiamo bisogno di nuove prospettive». Con queste parole Bill Ford ha annunciato l' avvicendamento ai vertici del colosso delle quattro ruote statunitense fondato dal bisnonno nel 1903. Un passaggio di testimone che vede salire ai piani alti di Dearborn Jim Hackett, dopo tre anni da amministratore delegato per Mark Fields.

 

L' obiettivo è reinventare i piani strategici del gruppo al fine di rilanciarne la performance e invertire l' andamento di prolungato ribasso del titolo in Borsa. Una scelta che si inserisce nel più ampio piano di riorganizzazione aziendale annunciato alcuni giorni fa col taglio del 10% della forza lavoro oltre al rinnovo direzionale.

 

«Dobbiamo avere dinamicità nel processo decisionale», spiega Ford secondo cui Hackett avrà una missione a lungo termine, e uno dei suoi compiti sarà quello di «preparare le nuove generazioni». Ciò in vista delle sfide che attendono il mondo delle quattro ruote negli anni a venire, in particolare con la diversificazione delle attività verso le auto senza pilota, i motori elettrici e ibridi.

 

MARK FIELDSMARK FIELDS

Hackett, 62 anni, è del resto il dirigente che più di ogni altro in Ford può portare a compimento questa missione. Proprio per queste sue doti era stato scelto da Fields all' inizio dello scorso anno per guidare la divisione "Smart mobility" di Dearborn, con l' obiettivo di lavorare sullo sviluppo delle vetture elettriche e delle auto che si guidano da sole. Attività su cui Ford mostrava ritardi rispetto alle concorrenti tradizionali, General Motors e Fca, e anche più recenti, come Tesla.

 

Ecco allora la necessità di un cambio al timone, con la promozione di Hackett al posto di Fields a sua volta scelto come successore di Alan Mulally, il veterano di Boeing arrivato nel gruppo nel momento più delicato per l' auto Usa. Ford è stata l' unica delle Big Three di Motor City a non dover ricorrere nel 2009 agli aiuti di Stato e alla procedura di amministrazione controllata, grazie a una rilancio delle linee di prodotto messo a punto da Mulally. Di cui Fields era un pupillo proprio per le sue capacità dimostrate nel rilanciare le attività del gruppo in diversi continenti.

 

donald trump con jared kushner e mark fields sergio marchionnedonald trump con jared kushner e mark fields sergio marchionne

Da qualche tempo, però, Fields non era più ritenuto al passo col vento di rinnovamento che sta investendo il settore sul versante hi-tech, e per il quale Ford rischiava di rimanere ai margini. Come dimostra la perdita di fiducia di investitori e mercati che ha portato il titolo a perdere il 40% a Wall Street rispetto a quando Fields ha preso in mano le redini. Un segnale del tramonto anche della filosofia "One Ford" inaugurata da Mulally nel 2008, quella che punta su un unico modello di prodotto e di processo per ogni vettura, in tutto il mondo.

 

Una strategia valida forse per navigare durante le turbolenze post-crisi finanziaria, ma non per far fronte alle sfide successive. Ecco allora la necessità di una rimodulazione a tutto tondo, a partire dalla razionalizzazione dei costi annunciata col taglio del 10% della forza lavoro, 20 mila posti sui 200 mila complessivi. E con un rinnovo direzionale che fra gli altri assegnerà, dice il Wall Street Journal, un incarico di grande rilievo a Jim Farley, artefice del rilancio delle attività europee di Ford. Il tutto con la benedizione di Wall Street dove ieri il titolo del colosso automobilistico ha segnato un balzo di quasi il 2%, rimbalzando ben sopra la soglia degli 11 dollari.

 

 

JIM HACKETTJIM HACKETT

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