DRAGHI CONTRO SQUALI - BCE PRONTA A COMBATTERE LA RIDUZIONE DEI PREZZI CON "MISURE ECCEZIONALI" SIMILI A QUELLE DELLA FED - E DRAGHI ATTACCA L'FMI: "PERCHE' NON DICE QUEL CHE DEVE FARE ANCHE ALLA FED?"

1 - BCE, GUERRA ALLA DEFLAZIONE "PRONTI A DARE PIÙ LIQUIDITÀ" E LO SPREAD CROLLA A 165
Da "la Repubblica"

La Banca centrale europea dà i primi segni di voler reagire al rischio di deflazione in Europa. Se necessario, anche ricorrendo a misure «non convenzionali» come leggeri prelievi sui depositi delle banche commerciali presso l'Eurotower o la creazione di moneta per comprare titoli sul mercato.

Quella che potrebbe diventare la svolta della Bce, dopo mesi di declino nella dinamica dei prezzi, è arrivata in un passaggio della dichiarazione del consiglio direttivo di ieri: «Seguiremo gli sviluppi molto da vicino e prenderemo in considerazione tutti gli strumenti che disponibili. Siamo decisi nella nostra determinazione a mantenere un alto grado di sostegno monetario», ha dichiarato il presidente Mario Draghi al termine dell'incontro con i suoi colleghi.

«Il Consiglio è unanime nel suo impegno a usare anche strumenti non convenzionali all'interno del suo mandato per gestire efficacemente i rischi di un periodo di bassa inflazione troppo prolungato». Draghi ha detto che la crescita in Europa nel primo trimestre è moderata e che ci sarà un lungo periodo di inflazione bassa. Nella sostanza, tuttavia, la Bce anche ieri non ha né tagliato i tassi né agito in alcun altro modo.

Draghi ha detto che la banca centrale aspetta «alcuni altri punti d'osservazione» (cioè più dati nei prossimi mesi) prima di decidere se e cosa fare. Per questo lo spread Bund-Btp a dieci anni è caduto a 165 punti, i minimi dal giugno 2011, mentre il tasso sul decennale del Tesoro è precipitato al 3,25 per cento, tornando ai minimi di oltre otto anni fa, ossia a settembre 2005.

2 - DRAGHI IMPONE LA LINEA E SI AVVICINA ALLA FED "ORA MISURE ECCEZIONALI"
Federico Fubini per "la Repubblica"

Mario Draghi, il presidente della Bce, per la prima volta alla fine del Consiglio direttivo ha lasciato intendere che l'Eurotower non esclude più di creare moneta per lanciare acquisti di titoli sui mercati, cercando di riportare l'inflazione a livelli più sani. Allo stesso tempo, il presidente italiano dell'Eurotower ha mostrato tutto il suo fastidio per la pressione che gli arriva da ogni parte perché faccia qualcosa, da quando sui prezzi nel continente è scesa una gelata.

Lo si è capito quando qualcuno gli ha chiesto delle critiche per l'inazione della Bce arrivate da Christine Lagarde, direttore del Fondo monetario internazionale. Almeno in pubblico, di solito Draghi non rivela tutti gli spigoli del suo carattere ma stavolta ha scelto di farlo: «L'Fmi è stato estremamente generoso nelle sue opinioni su quello che dovremmo e non dovremmo fare», ha osservato. Prima di aggiungere, tagliente: «Vorrei che fosse così generoso anche con altre giurisdizioni, per esempio intervenendo con un comunicato il giorno prima di un consiglio della Federal Reserve».

Con la Bce è successo, mentre l'Fmi per lo più evita attentamente di commentare le scelte delle autorità americane. Ma nelle parole di Draghi su Christine Lagarde, ieri, alcuni hanno letto anche una fonte specifica di irritazione: la leader francese del Fmi conduce la sua personale campagna per diventare presidente della Commissione Ue, come terza forza in caso di pareggio alle europee fra i candidati del popolare e partito socialista europeo. E né Draghi né la Bce sono felici di farsi trascinare in quella corsa, nelle vesti di bersagli di critiche utili a guadagnare visibilità e prendere posizione.

Lagarde però non è stata la sola a mettere pressione sulla Bce nell'ultimo mese. I prezzi in area euro crescono a marzo a un ritmo annuale dello 0,5%, in continua frenata. Dinamiche del genere rischiano di scoraggiare i privati dai consumi o degli investimenti e ieri Draghi stesso ha sottolineato che è più difficile ridurre i debiti, quando l'inflazione è così bassa. Per la prima volta, il presidente della Bce ieri ha parlato in un modo che sarebbe stato impensabile con i predecessori Wim Duisenberg o Jean-Claude Trichet.

Lo ha fatto quando ha confessato che la sua «paura più grande»: essa «è già diventata realtà in una certa misura ed è una stagnazione protratta, più a lungo di quanto abbiamo nelle nostre previsioni ». In uno stallo dell'economia e dei prezzi di questo tipo, ha continuato il presidente della Bce, la disoccupazione «diventa più difficile da ridurre, o da ridurre misure convenzionali».

Mai in passato un presidente dell'Eurotower era arrivato così vicino alla visione americana, che con le mosse della banca centrale cerca di sostenere anche l'occupazione. Per la prima volta Draghi ha anche detto esplicitamente che fra queste misure «non convenzionali » ci sono anche possibili acquisti di titoli sul mercato da parte della Bce.

Il banchiere centrale ha fatto capire, se sarà il caso, guarda più a portafogli compositi di obbligazioni private (di banche o imprese) che a titoli di Stato: il cosiddetto quantitative easing sembrava impensabile fino a pochi mesi fa e lo stesso Draghi ha detto ieri che fino a un mese fa il consiglio direttivo della Bce non ne aveva parlato.
Non sarà imminente comunque, perché prima di arrivarci l'Eurotower può tentare altri passi meno eterodossi. Può per esempio ridurre i tassi al punto che le banche dovranno pagare loro stesse un interesse, per tenere i propri fondi depositati in Bce invece di impiegarli.

Draghi in ogni caso ha avvertito che la Bce vorrà disporre di altri «punti di osservazione » prima di decidere qualunque cosa: significa che passeranno probabilmente almeno altri due mesi e, con essi, il giro di boa delle elezioni europee. E anche se i dati confermeranno che l'inflazione è troppo bassa e può diventare deflazione, per l'Eurotower gli interventi restano molto più complessi e forse meno efficaci di quanto sia stato negli Stati Uniti. In primo luogo perché le imprese in Europa si finanziano presso le banche e non sul mercato, come ha deliberatamente ricordato ieri Draghi stesso. Quindi perché le resistenze restano in Germania restano potenti.

Non è un caso se ieri gli spread sono caduti, ma l'euro si è appena mosso. Per ora la Bce ha sopperito a un altro mese di inazione con nuove parole, sempre più forti. Ma ora il mercato le chiede, sempre più forte, «Show me the money».

 

ario Draghi e Christine Lagardee cf fc e df c a d ORO NELLA FEDERAL RESERVE BANK DI NEW YORK Christine Lagarde direttore del Fondo Moneteario internazionale EUROTOWER BCECHRISTINE LAGARDE FOTO

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