1. DUELLO GERONZI-BISIGNANI: I CONTI NON TORNANO. ALL’EPOCA IN CUI CESARONE SAREBBE ANDATO A PIETIRE LA POLTRONA DA PRIMO POSTINO, LE NOMINE ERANO GIÀ STATE FATTE, E NON TORNA SOPRATTUTTO IL TIMORE REVERENZIALE NEI CONFRONTI DI TREMONTI 2. VISCO SE NE SBATTE SE “LE IENE” SBRANANO BANKITALIA E I SUOI TASSI DA USURA: OLTRE ALL’AUMENTATO VALORE DELLE 2.452 TONNELLATE D’ORO RIPOSTE NEL CAVEAU DI VIA NAZIONALE È ACCRESCIUTO ANCHE IL NUMERO DEI DIPENDENTI CHE SONO 7.069 3. PREMIO DI CONSOLAZIONE PER GAETANO MICCICHÈ, FATTO FUORI DA CUCCHIANI-BAZOLI: PASSERA NON DIMENTICA IL SUO EX BRACCIO DESTRO E LO FA CAVALIERE DEL LAVORO 4. AVVISATE STEFANO FELTRI DEL “FATTO” DI NON DISTURBARE MERCOLEDÌ PROSSIMO FRANCHINO BERNABÈ: È ATTESO A LONDRA PER LA RIUNIONE ANNUALE DEL CLUB BILDERBERG

1. DUELLO GERONZI-BISIGNANI: I CONTI NON TORNANO
Approfittando del clima quasi invernale molti banchieri e imprenditori si sono fatti coraggio e hanno cominciato a leggere il libro-intervista di Bisignani e Madron cercando in alcuni casi di andare subito alle pagine dove "l'uomo che sussurra ai potenti" chiama in causa il loro operato.

Molti l'hanno fatto con un certo affanno preoccupati che lo stillicidio degli aneddoti potesse buttare calce viva sulla loro carriera, altri si sono avvicinati con indulgenza contegnosa convinti che le smorfiette dell'autore non li toccassero minimamente. È inutile dire che certi passaggi del libro hanno destato una sensazione di sorpresa al limite dell'incredulità. Così è stato quando si parla del mitico Enrico Cuccia che avrebbe frequentato in gioventù un bordello polacco e di Paolo Baffi pizzicato durante una missione all'estero mentre si stava infilando su un taxi insieme a un transessuale.

Di sicuro questi episodi hanno destato orrore a Cesarone Geronzi che nonostante i conflitti con la finanza laica di impronta massonica, ha sempre considerato certi personaggi al di sopra di ogni sospetto. Per quanto lo riguarda l'ex-banchiere e assicuratore non ha dovuto aspettare il weekend per leggere il libro del tandem Bisi-Madron che gli è arrivato tra le mani tre giorni prima che le copie andassero in libreria. Ed è altrettanto probabile che abbia trascorso la domenica meditando nella sua villa di Marino dove secondo il Suggeritore c'è sempre la pizza bianca insieme ai fichi e alla miglior porchetta dei Castelli.

Anche lui, Geronzi, ha consumato la sua vendetta nel libro "Profitterol" uscito a novembre con l'aiuto del guru Massimo Mucchetti che adesso siede al Senato. E sarà rimasto sorpreso per il profilo di "grande traditore di Andreotti" che Bisignani gli mette sulle spalle per un intero capitolo. Il rapporto tra i due è iniziato nel '76 grazie ad una presentazione di Stammati che, insieme a Carli e agli alti dirigenti di Bankitalia, chiamava Geronzi il "dottor Koch di via Nazionale".

Sull'ex-banchiere, Bisignani che ha frequentato "l'Imperatore" (come lo chiama lui) per almeno 30 anni, non sembra aver voglia di bighellonare e va giù pesante come una spada ripercorrendo i rapporti di Geronzi con il Vaticano e in particolare con monsignor De Bonis, con lo Ior (dove ci sarebbe un conto sospetto "San Giuliano") e con Gotti Tedeschi, il banchiere del Santander e dell'Opus Dei.

Nel libro c'è spazio anche per ripercorrere la traversata politica del Geronzi "andreottiano, demitiano, ciampiano, berlusconiano" che una volta estromesso dalle Generali compie un voltafaccia in favore di Bersani, proprio lui che, secondo Bisi, è sempre stato "un anticomunista viscerale".

Qui ci sarebbe da discutere parecchio sull'anticomunismo di Cesarone smentito nei fatti dai rapporti stretti con un D'Alema che del resto ha sempre intrecciato rapporti stretti con Bisignani, ma quello che probabilmente ha fatto incazzare più di altre cose l'ex-banchiere di Marino ("marito fedelissimo e papà protettivo") è la ricostruzione delle vicende che lo hanno portato a lasciare la presidenza delle Generali nell'aprile 2011.

L'uomo che sussurra ai potenti dichiara che in quell'occasione l'Imperatore andò a pietire una poltrona alle Poste, e per dare forza alla sua affermazione aggiunge: "me lo ha confermato Giulietto Tremonti verso il quale Geronzi nutriva un timore reverenziale".

Qui, secondo l'ex-banchiere che mangia pizza bianca, i conti non tornano perché all'epoca in cui sarebbe andato a pietire la poltrona da postino, le nomine alle Poste erano già state fatte, e non torna soprattutto il timore reverenziale nei confronti di Giulietto Tremonti poiche' nel mondo della finanza e della politica tutti sanno che era esattamente il contrario.

Che poi Giulietto sia rimasto dietro le quinte nel blitz di Palazzo Venezia mandando avanti i vari Pelliccioli, Della Valle e Del Vecchio questo può anche essere vero, ma l'ex-tributarista di Sondrio a quanto si dice non ha mai avuto la colonna vertebrale rigida nei confronti dell'ex-banchiere di Marino.

Quando ieri hanno terminato la lettura del libro molti banchieri e imprenditori si sono chiesti la ragione di questo exploit giornalistico che non aggiunge lussuria e meraviglie alla storia della finanza italiana e arriva sette mesi dopo l'altra fatica letteraria di Geronzi. Sembra quasi che l'Imperatore e il Suggeritore abbiano voluto scendere in campo per consumare le loro vendette. Più che un'operazione-verità a spingerli è stata la voglia di visibilità e il fascino del potere.


2. VISCO SE NE SBATTE SE "LE IENE" SBRANANO BANKITALIA
Ai piani alti della Banca d'Italia si sono quasi dimenticati della messa cantata venerdì scorso dal Governatore Visco durante l'Assemblea generale.

I commenti stamane sono soprattutto verso il micidiale servizio televisivo del programma "Le Iene" di ieri sera in cui il direttore centrale Carmelo Barbagallo ha balbettato di fronte all'impudente giornalista che gli chiedeva le ragioni per cui la somma del tasso di interesse e del tasso di mora sui mutui supera in molti casi il tasso di usura.

Eppure l'evento dell'Assemblea rappresenta l'occasione più importante per l'Istituto di via Nazionale e qui l'analisi di alcuni tra i partecipanti è univoca: si è trattato di una cerimonia rituale e dimessa che spinge alcuni economisti come ad esempio Stefano Micossi a suggerire di abolirla. In effetti di sangue e di colore nelle parole di Visco c'era ben poco, e la presenza di banchieri e imprenditori è apparsa meno consistente del solito.

Molti si sono divertiti a sbirciare Sergio Marpionne che anche in questa occasione ha esibito il suo pullover sgualcito fottendosene altamente della sacralità dell'Istituto, e i giornalisti sono quasi impazziti quando hanno visto che tra i partecipanti c'erano anche il direttore della Rai Gubitosi e Gianni Minoli, i due autori di una polemica furibonda.

Da parte sua Visco, circondato dai cinque vicedirettori generali tra i quali sprizzava gioia il baffuto Salvatore Rossi, ha snocciolato la sua messa cantata in una ventina di pagine cercando di menare qualche botta sulle banche e sulle imprese.

Il tono però era così dimesso da ricordare la litania "ora pro nobis" che le vecchiette pronunciano prima della messa. Eppure qualche notizia curiosa il Governatore l'ha data nelle sue Considerazioni quando ha detto che in Italia ci sono 75 banche, 67 Fondazioni, 172 società di gestione del risparmio e 30 azionisti esteri partecipano al capitale di 48 banche italiane.

Purtroppo i vari Marpionne, Yaki Elkann, Nagel, Bazoli, Squinzi e Caltariccone non hanno avuto la pazienza di leggere le 319 pagine della Relazione che accompagna le 20 cartelle del discorso di Visco. Dentro il volumone, buttato dagli autisti nel bagagliaio delle loro berline, i banchieri e gli imprenditori avrebbero potuto trovare notizie interessanti sullo stato di salute della Banca d'Italia.

Tra queste spiccano le 2.452 tonnellate d'oro riposte nel caveau di via Nazionale. Il metallo prezioso è aumentato di valore e ha contribuito a migliorare il bilancio complessivo dell'azienda-Banca d'Italia che ha chiuso il 2012 con 609,9 milioni, un utile netto di 2,5 milioni e ha stampato banconote per 1,14 miliardi. Oltre all'utile è aumentato anche il numero dei dipendenti che sono 7.069 distribuiti tra quasi 4.500 dell'amministrazione centrale e 2.643 delle filiali.

Mentre il Paese soffre la disoccupazione in Bankitalia i dipendenti sono aumentati di 79 unità ,e per tutto il personale la macchina di Visco ha destinato 190mila ore di formazione.
Quanto dovrebbe bastare per rafforzare le attività di Vigilanza che rappresentano l'ultimo core business sul quale le polemiche non si sono mai spente.


3. PREMIO DI CONSOLAZIONE PER GAETANO MICCICHÈ
Con sommo dispiacere i nuovi Cavalieri del Lavoro non hanno potuto scorazzare per la festa del 2 giugno nei giardini del Quirinale.

I 25 neo-eletti dovranno aspettare ottobre quando al Colle l'onorificenza sarà appuntata sul loro doppiopetto. Molti di loro hanno sofferto la lunga trafila che porta ad aggiungere 25 nomi ai 2.742 scelti dal 1901 ad oggi. Tra questi ci sarà anche Gaetano Miccichè, il 63enne banchiere di IntesaSanPaolo che dopo la Bocconi e qualche esperienza in società private dal 2002 ha percorso i gradini della Banca.

Il suo curriculum ha subito la trafila degli altri Cavalieri ed è stato scelto tra 1.500 candidature. L'istruttoria dura almeno sei mesi perché dopo le designazioni delle varie federazioni (l'Abi nel caso di Miccichè), i curricula vengono passati al lentino dalle prefetture e dalle questure per confermare la specchiata condotta dei candidati.

Poi la selezione si stringe a un centinaio di nomi che passano al vaglio dei vari ministeri per finire sul tavolo di quello che un tempo si chiamava ministero dell'Industria e poi dello Sviluppo Economico.

Qui il curriculum di Miccichè è finito sul tavolo dell'ex-ministro Corradino Passera che forte dei precedenti riconosciuti a banchieri come Arcuti, Faissola, Bazoli e Patuelli, non ha avuto esitazioni a dare il suo placet al banchiere palermitano, unico Cavaliere pescato ,guarda caso, nel mondo della finanza.

Così il Miccichè, ex-bracciodestro di Corradino nel salvataggio di Alitalia del 2008, si ritrova Cavaliere del Lavoro e può ostentare la sua nomina di fronte al tandem Bazoli-Cucchiani che negli ultimi tempi lo ha messo garbatamente in disparte.


4. BERNABÈ ATTESO A LONDRA PER LA RIUNIONE ANNUALE DEL BILDERBERG.

Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti - e il giornalista del "Fatto" Stefano Feltri in particolare - che Franchino Bernabè è atteso a Londra per mercoledì.

Appena sceso dall'aereo si recherà nella località di Watford a 27 chilometri dalla Capitale dove nello splendido hotel vittoriano "The Grove" si terrà la riunione annuale del Bilderberg. Per rendere più riservato l'incontro intorno ed evitare invasioni delle "femen" a seno nudo, intorno all'albergo è stato eretto un recinto d'acciaio.

Franchino non può mancare a questo appuntamento perché è l'unico italiano che siede nel "comitato direttivo" dell'associazione fondata nel 1954 e diretta da Henry de Castries, il chairman del gruppo assicurativo Axa. Tra una sessione e l'altra avrà modo di incontrare Peter Sutherland, il 66enne irlandese ex-commissario per la concorrenza a Bruxelles, oggi al vertice di Goldman Sachs".

 

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