silicon valley

ENEL E LUXOTTICA PIANTANO ANTENNE NELLA SILICON VALLEY. LE AVANGUARDIE ITALIANE ARRIVANO ULTIME: SONO 15 LE AZIENDE TEDESCHE AD AVERLO GIA’ FATTO, SEGUONO QUELLE FRANCESI ED INGLESI – L’OBBIETTIVO E’ INTERCETTARE LE INNOVAZIONI PRIMA DI ALTRI

 

Filippo Santelli per “Affari & Finanza - la Repubblica”

 

i lavori all apple campusi lavori all apple campus

Il mondo è piatto, tutto connesso, idee e tecnologie lo attraversano veloci. Ma da dove lo guardi conta ancora, eccome. Se il laser, il microprocessore, Apple, Google, Tesla, AirBnb e Uber sono tutti nati nel raggio di una trentina di chilometri, è perché qui in Silicon Valley certe innovazioni le respiri prima. «Esserci fa la differenza, sei esposto a una quantità di stimoli enorme», dice Max Cecchini, 38 anni, seduto nel coworking Tech Space a due passi da Union Square, nel cuore della città. «Un' antenna», si definisce. Il capo dell' avamposto che da gennaio dello scorso anno Luxottica ha piazzato nella Valle del Silicio, per intercettare le tecnologie sul nascere e capire come integrarle nella specialità di casa, gli occhiali.

 

La stessa missione che dalla scorsa settimana, nel campo dell' energia, svolge il nuovo hub dell' innovazione inaugurato da Enel. Punto di osservazione diverso, Aukland, dall' altra parte della Baia. Ma altrettanto privilegiato: lo storico campus di Berkeley, il più importante ateneo pubblico degli Stati Uniti. Dentro il Citris, centro di ricerca che studia come applicare le tecnologie informatiche ai bisogni della società.

 

GOOGLE UBERGOOGLE UBER

Sono le due bandierine italiane in Silicon Valley. Ma non certo gli unici big europei a pensare che una multinazionale che si rispetti deve avere almeno una radice in questo ecosistema, nutrirsi del suo fermento.

 

Una ricerca presentata da Mind the Bridge, società che si occupa proprio di costruire ponti imprenditoriali tra l' Europa e la California, ne ha censiti 44, per lo più arrivati negli ultimi anni, nuova corsa all' oro digitale. Domina la Germania con 15: quasi tutti i suoi colossi dell' auto, ma anche giganti industriali come Bosch a Bayer. Seguono la Francia con 13, da Airbus a Edf, e il Regno Unito con 5, da Sky a Royal Bank of Scotland.

 

backstage campagna enel 2017  2backstage campagna enel 2017 2

L' Italia, come detto, si ferma per ora a due, come la Spagna e la piccola, almeno in termini di Pil, Olanda. Avamposti per l' innovazione con vocazioni e dimensioni molto diverse: chi come Bmw ha un vero centro di ricerca, chi, per esempio Orange, ha 40 persone a gestire un acceleratore di startup, chi un fondo di venture capital che investe nelle giovani aziende. Per la maggior parte però, vale anche per le due italiane, si stratta di team leggeri. Delle antenne, appunto.

 

La si può leggere come una mossa difensiva, di sopravvivenza. Come dimostrano i tanti settori rappresentati, industria, finanza, telecomunicazioni, energia, nessuno è al riparo dalla "disruption", l' incrocio tra rivoluzione tecnologica e nuovi modelli di business che manda in rovina vecchi colossi e ne crea di nuovi. «Il nostro campo è minacciato da diversi fronti», esemplifica per il mondo dell' energia Francesco Venturini, amministratore delegato di Enel Green Power. La corsa delle rinnovabili da una parte. Nuovi servizi dall' altra, dall' auto elettrica alla casa intelligente, dove i nemici si chiamano Tesla, Amazon e Google.

luxotticaluxottica

 

L' infrastruttura diventa una commodity, domina chi fornisce ai clienti le applicazioni più utili e immediate: «Sappiamo che per crescere dobbiamo diventare molto più di una società elettrica», spiega Venturini, tagliando il nastro dell' hub di Berkeley. Il nuovo piano industriale della società prevede la nascita di una nuova unità di business, i servizi digitali. Qui sanno come si fa.

 

Ecco l' altro modo di vedere l' investimento. Open innovation, innovazione aperta, per usare un termine coniato da Henry Chesbrough, professore di economia che insegna proprio in questo campus: «Un' azienda può essere bravissima, ma deve riconoscere che lì fuori ci sarà sempre qualcuno che la può aiutare».

 

Francesco VenturiniFrancesco Venturini

Enel sta provando a mettere in pratica già da un po' di tempo. Racconta Ernesto Ciorra, responsabile per l' innovazione, che l' hub servirà per trovare delle startup promettenti e avviare con loro delle collaborazioni. A differenza di altri, la società italiana non vuole fare venture, investire nel loro capitale. Ma con oltre 60 milioni di clienti in 30 Paesi punta ad essere il partner industriale che le aiuta a testare la tecnologia e portarla sul mercato, per poi integrarla nella propria offerta. Ciorra cita due delle 80 partnership con startup di tutto il mondo che il gruppo ha già attivato. Nel laboratorio di Catania Ultrasolar sta testando un dispositivo che fa crescere del 10% l' efficienza dei pannelli solari.

 

In Danimarca Nuvve ha reso operativa con piattaforma Enel la sua prima flotta di veicoli elettrici connessi: quando sono a riposo possono cedere energia alla rete, stabilizzando i picchi di consumo e facendo guadagnare il proprietario. Una volta avviate, se le considera strategiche, Enel può anche decidere di acquisirne una quota. Di recente lo ha fatto con I-Em, startup italiana che attraverso l' analisi dei big data sa prevedere i malfunzionamenti degli impianti.

Henry ChesbroughHenry Chesbrough

 

L' investimento a San Francisco per ora è contenuto, 400 mila euro l' anno per una persona a tempo pieno impegnata in questa attività di scouting. Il valore aggiunto sta nell' integrazione con gli altri hub dell' innovazione, Tel Aviv e Singapore, e con altre imprese che potrebbero entrare nella rete: c' è un dialogo aperto con A2A, Trenitalia e Poste.

 

Luxottica invece ha schierato una squadra più numerosa, una decina di persone tra ricercatori e programmatori. «Visioniamo una cinquantina di startup al mese, ma oltre al monitoraggio ci occupiamo anche di sperimentare le tecnologie, creando dei prototipi funzionanti », spiega Cecchini. La società di Agordo ha una partnership con Intel, da cui è nato un occhiale Oakley intelligente, con personal trainer incorporato. E qui è stato anche sviluppato lo specchio virtuale, già integrato sul sito di Ray Ban, che sfrutta la fotocamera dello smartphone per farci provare un paio di lenti. Due esempi che suggeriscono le frontiere che la società esplora a San Francisco: gli oggetti connessi, intelligenti, e le nuove tecnologie per la vendita, sul web e in negozio.

pannelli solari sui Ray Banpannelli solari sui Ray Ban

 

«Abbiamo gettato il cuore oltre l' ostacolo», ammette Cecchini, quando gli domandi come mai così poche aziende italiane siano presenti in Silicon Valley. Il ritorno di questa scommessa sull' innovazione non è misurabile, non in tempi brevi. Può fallire, come dimostra la recente ritirata di Vodafone da San Francisco. Il risultato dipende molto dalla capacità delle "antenne" di tradurre gli impulsi che ricevono in soluzioni integrabili nel business, e dalla disponibilità del quartier generale ad ascoltare: «Abbiamo un dialogo costante con le prime linee della dirigenza e le unità produttive», dice il manager Luxottica. Adattarsi alla differenza di fuso è una seccatura. A quella di velocità decisionale, una necessità. Il mondo viaggia rapido, è vero. Ma la Silicon Valley è un razzo.

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