LA FIGURA DA STRACCIONI DEI PATTISTI DEL CORSERA

Giorgio Meletti per il "Fatto quotidiano"

Nei cosiddetti salotti buoni milanesi, vuoi per l'atmosfera ovattata, vuoi perché con l'età l'udito cala, la notizia che a Roma sta cambiando tutto è come se non fosse mai arrivata. E così al Corriere della Sera si sta perpetuando un clima da furbetti della Seconda Repubblica, una riedizione in salsa meneghina di "Miseria e nobiltà".

Oggi e domani il quotidiano di via Solferino non sarà in edicola per uno sciopero dei giornalisti. Protestano contro il piano di ristrutturazione dell'amministratore delegato Pietro Scott Jovane, il quale, nonostante una carriera quasi tutta alla Microsoft, ha ideone premoderne come quella di licenziare centinaia di persone per ridare salute ai conti dell'azienda.

E naturalmente a spese dello Stato, il che non guasta mai quando devi rendere conto delle tue strategie e un drappello di azionisti tanto blasonati e sussiegosi (con nomi come Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo e cognomi come Agnelli, Pesenti, Tronchetti), quanto squattrinati e avidi.

I numeri dicono tutto. La Rcs Mediagroup ha quasi un miliardo di debiti perché nel 2007 si indebitò per un miliardo per comprare in Spagna la società Recoletos, che in realtà valeva molto meno. Nel 2012 una ulteriore svalutazione di oltre 300 milioni della stessa Recoletos ha contribuito a far chiudere i conti Rcs con un rosso previsto in 400 milioni di euro (dal cda del prossimo 27 marzo la sentenza definitiva). Poi ci sono i periodici che perdono e il settore libri che perde. Il Corriere della Sera va ancora bene e chiude anche il 2012, con fatica, in utile.

Quando una società butta via un miliardo per comprare una società che non lo vale, logica vuole che gli azionisti facciano un bel sospirone e la ricapitalizzino. Il problema è che gli azionisti del Corriere vogliono comandare, per esempio litigando sul nome del prossimo direttore da mettere al posto di Ferruccio de Bortoli, ma non pagare. Cioè vogliono i diritti dell'azionista ma non i doveri.

E poi i tempi sono grami, e per molti di loro, nobiltà decaduta del capitalismo, tirare fuori la loro quota di un miliardo è troppo doloroso, a volte addirittura impensabile. Mediobanca, primo azionista Rcs con il 14 per cento, in questo momento non ha 140 milioni da buttare su una società che produce molto potere e vanità, ma pochi utili. Carlo Pesenti, nobile cementiere di Bergamo, non ha sottomano quegli 80 milioni da sottoscrivere per la sua quota. E pensate che per la accomandita Giovanni Agnelli di John Elkann e parenti sia così facile cacciare i 100 milioni corrispondenti al 10 per cento di Rcs posseduto?

Così anche l'aumento di capitale "ridotto" (solo 400 milioni) non è detto che venga varato, perché per molti dei padroni del Corriere è ancora troppo. Molto più semplice dire a Jovane di raddrizzare Rcs con i mitici tagli. E lui annuncia che manderà a casa 110 dei 360 giornalisti del Corriere, lasciando intendere che per lui, e quindi per i lettori, non cambia niente se un terzo della redazione, la parte più esperta, va a casa.

Tutto per risparmiare 15-16 milioni all'anno con i prepensionamenti, grazie agli "scivoli", pagati dallo Stato per altrettanti 15 milioni. E dunque nel tempio del libero mercato si apparecchia tutto questo psicodramma per dichiarare lo "stato di crisi" e arraffare quella quindicina di milioni dalle tasche del contribuente. Il cosiddetto Gotha del capitalismo italiano, anziché riconoscere sportivamente di aver sbagliato con Recoletos e ridare a Rcs il miliardo bruciato in Spagna, secondo tradizione si sta già organizzando per farsi dare un po' di soldi pubblici e poi far pagare il resto ai dipendenti del gruppo editoriale, creando di colpo 800 nuovi disoccupati.

L'intervista data ieri a Repubblica da Diego Della Valle, azionista di Rcs con l'8,7 per cento, ma tenuto fuori dal patto di sindacato, cioè dalla coalizione di soci che comanda, segnala che sullo sfondo del drammatico passaggio del Corriere si sta preparando una resa dei conti spietata all'interno del sunnominato Gotha. Il proprietario della Tod's lancia un segnale preciso sullo stato dei rapporti.

In primo luogo rivendicando che lui ha capito il passaggio d'epoca, tradotto nella formula "le azioni si contano e non si pesano", che ribalta le regola aurea su cui il fondatore di Mediobanca Enrico Cuccia ha fondato il potere delle famiglie, squattrinate e avide. In secondo luogo confermando di essere in guerra contro il presidente di Intesa San-paolo Giovanni Bazoli, avviato, a 80 anni, a un nuovo mandato al vertice della prima banca italiana; e contro John Elkann, presidente della Fiat.

Il più giovane e il più vecchio sono eletti a simboli di un'oligarchia che "non ha fatto meno danni al Paese della politica" e che pensa solo a garantirsi "il potere personale e la poltrona". In terzo luogo Della Valle fa capire che l'asse con il numero uno di Mediobanca, Alberto Nagel, è di nuovo saldissimo. Come ai tempi in cui i due fecero fuori Cesare Geronzi dalla presidenza delle Generali. Sarà una primavera caldissima anche per il potere economico.

 

SCOTT JOVANEFerruccio De Bortoli Sede del Corriere della Sera in via SolferinoJohn Elkann carlo pesentiDiego della valleGIOVANNI BAZOLI FOTO ANSA ALBERTO NAGEL

Ultimi Dagoreport

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....

matteo renzi silvia salis

DAGOREPORT: PRIMARIE SI’ O NO? - SE DECIDERA' DI RICORRERE AI GAZEBO, IL CAMPOLARGO CHIAMERÀ L’ADUNATA POPOLARE TRA GENNAIO E FEBBRAIO 2027. AL MOMENTO IN CAMPO CI SONO ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE (AMBEDUE CONTRARISSIMI AL "PAPA STRANIERO") - MATTEO RENZI, TUTOR DI SILVIA SALIS, SPINGE PERCHÉ LA SINDACA DI GENOVA SIA DELLA PARTITA, ACCETTANDO DI CONTARSI ALLE PRIMARIE, FONDAMENTALE PER AVERE L'INVESTITURA DI LEADER DELLA “CASA RIFORMISTA”, LA FORMAZIONE LIBERAL-CENTRISTA IN COSTRUZIONE CHE DEVE AFFIANCARE IL SINISTRISMO DEL PD-ELLY E IL "PROGRESSISMO" A 5STELLE DI CONTE - MA L'EX MARTELLISTA TENTENNA, NICCHIA, PRENDE TEMPO IN ATTESA DI SONDAGGI A LEI PIU' FAVOREVOLI...

viktor orban - giorgia meloni - 7

URBI ET ORBAN! IL TONFO DI VIKTOR NON DIVIDE SOLO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO (FORZA ITALIA ESULTA): APRE UNA CREPA ANCHE DENTRO LA “FIAMMA MAGICA” DI PALAZZO CHIGI: UN ESPONENTE DI SPICCO E' RIMASTO DI STUCCO DI FRONTE AL MESSAGGIO DI CONFORTO E SOLIDARIETA' DI GIORGIA MELONI ALL''AMICO'' UNGHERESE USCITO SCONFITTO – MERCOLEDÌ ARRIVA A ROMA ZELENSKY A CACCIA DI SOLDI E DOVRÀ INDOSSARE LA MASCHERA DI ATTORE CONSUMATO PER DISSIMULARE L'IRRITAZIONE VERSO IL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA CHE NON HA FATTO MAI MANCARE IL SUO SOSTEGNO AL TRUMPUTINIANO ORBAN, AUTORE DEL VETO AL FINANZIAMENTO EUROPEO DI 90 MILIARDI ALL'UCRAINA - PER NON PARLARE CHE LA MELONI PRO-UCRAINA (A PAROLE) MAI HA APERTO LA BOCCUCCIA QUANDO IL SUO "AMICO" TRUMP HA FATTO PRESSIONI (EUFEMISMO) SU ZELENSKY DI CALARE LE MUTANDE ALLE RICHIESTE DI PUTIN... - VIDEO