BANCHE SFONDATE, FONDAZIONI SBANCATE - APPENA SI SONO FERMATI I DIVIDENDI MILIARDARI CHE FORAGGIAVANO POLITICA LOCALE E DINOSAURI DEL CREDITO, GLI ENTI BANCARI HANNO ALZATO LA TESTA: SULLA NOMINA DI CUCCHIANI GLI SCAZZI SAN PAOLO-BENESSIA, SULL’AUMENTO DI UNICREDIT LA LETTERA AVVELENATA DI CRT-PALENZONA (PROFUMO VUOLE CACCIARE RAMPL) - A SIENA LA SPIRALE CHE AVVOLGE MUSSARI E FONDAZIONE STA IMPICCANDO MPS - IL SISTEMA CREATO DA AMATO NEL 1990 STA PER SGRETOLARSI...

Sergio Bocconi per il "CorrierEconomia"

Le contrapposizioni ricomposte sul finale in Intesa Sanpaolo per la nomina del successore di Corrado Passera; le pressioni per una discontinuità in Unicredit, che ha programmato un maxiaumento di capitale da 7,5 miliardi; le difficoltà a Siena per mantenere la maggioranza della banca grazie ai debiti: sono solo gli ultimi e certamente più importanti episodi che dimostrano come stia crescendo un evidente «mal di fondazioni». E poiché restano i maggiori azionisti stabili delle maggiori banche, se gli enti «soffrono», soffre tutto il sistema.

O forse sarebbe meglio dire che le Fondazioni soffrono «perché» sta male il sistema. Insomma il circolo virtuoso che ha visto negli anni passati gli enti assecondare con lungimiranza e processi di aggregazione fra le banche partecipate e incassare cospicui dividendi da «trasferire» in parte al territorio, si è inceppato. Oggi gli enti, chiamati a partecipare a costose ricapitalizzazioni, dimostrano insoddisfazione, intervengono ben più e con toni diversi rispetto al passato su nomine e piani industriali, non perdono occasione per rimarcare il tema del dividendo.

IL LUNGO CONFRONTO
Così in Intesa Sanpaolo la successione di Passera è stata un po' meno rapida per le iniziali divisioni fra chi aveva puntato subito sulla scelta esterna e chi, come Angelo Benessia della Compagnia di San Paolo e Jacopo Mazzei di Carifirenze, aveva dimostrato di preferire una soluzione interna. In Unicredit nei giorni scorsi è arrivata una lettera della Fondazione Crt nella quale si richiede una maggiore discontinuità manageriale, e cioè di «completare» il dopo Profumo.

Oggi il presidente Dieter Rampl e l'amministratore delegato Federico Ghizzoni andranno a Torino a spiegare piano e aumento di capitale: all'incontro, già programmato da tempo, parteciperà anche Fabrizio Palenzona. Si parlerà anche della lettera?

Eventualità considerata poco probabile. Infine a Siena, la Fondazione presieduta da Gabriello Mancini ha negoziato un periodo di «tregua» (cioè di sospensione del ritiro delle azioni in pegno) con le banche che l'hanno finanziata perché potesse sottoscrivere l'ultimo aumento di capitale del Mps senza perdere la maggioranza assoluta: ha così preso tempo per ridurre il debito con alcune cessioni. Round che non chiude la partita anche perché l'istituto potrebbe essere «obbligato» a un nuovo rafforzamento patrimoniale nel caso l'Eba confermasse il bisogno di capitale aggiuntivo per oltre 3 miliardi.

Ma è condivisa da tutti a Siena la costanza di «presa» da parte dell'ente sulla banca, che sul lungo periodo e in tempi così perigliosi potrebbe anche rivelarsi un freno?

ENTRATE E USCITE
Problemi, difficoltà, dissensi. Che in alcuni casi trovano anche ragione in «processi interni». Nel senso che Benessia sulla nomina in Intesa Sanpaolo ha anche giocato un pezzo della partita che vedrà protagonista la Compagnia in aprile, quando si tratterà di rinnovare anzitutto il presidente. E dall'esito in banca appare più incerto l'esito in Fondazione. Sul quale dimostra volontà di intervento Enrico Salza, protagonista della fusione Mi-To. E rispetto al quale è decisivo il parere del sindaco di Torino, Piero Fassino.

L'ex primo cittadino, Sergio Chiamparino, possibile candidato, si è di nuovo «chiamato fuori» sottolineando pubblicamente la sua preferenza per la politica, e la sola corsa certa al momento è che il percorso fino ad aprile non sarà una facile passeggiata. Nella primavera 2013 toccherà poi alla Crt, dove il rinnovo del vertice dovrà essere pressoché totale.

QUOTA «11»
Ma al di là delle partite sulle nomine, che senza dubbio accentuano la vocazione localista delle Fondazioni, il nodo che oggi porta inquietudine fra gli enti appare «strutturale». Basta qualche cifra: fra il 2001 e il 2007 le banche quotate hanno prodotto dividendi, distribuiti l'anno successivo, per circa 50 miliardi, con record nel 2006 e 2007 quando le cedole hanno superato in entrambi gli anni gli 11 miliardi. Anche se solo una parte di queste cifre è entrata nelle casse delle Fondazioni azioniste, i proventi del sistema degli enti hanno raggiunto il top nel 2007 con 3,8 miliardi per poi dimezzarsi nel 2010.

Su tali proventi il peso dei dividendi da banca conferitaria ha raggiunto il massimo con il 78,5% nel 2008, mentre sono crollati al 19% nel 2009 quando Intesa non ha distribuito cedole cash e Unicredit ha assegnato azioni gratuite. In compenso, a partire da Piazza Cordusio, le Fondazioni sono già state chiamate a partecipare ad aumenti di capitale per quasi 16 miliardi e, aggiungendo il prossimo di Unicredit e quelli indicati dall'Eba, si potrebbe arrivare a quota 30 miliardi.

Il conto per gli enti soci delle banche maggiori si aggirerebbe sui 6 miliardi. Sforzo che richiederebbe il ricorso a indebitamento. E che avrebbe come conseguenza una significativa marcia indietro rispetto al passato, con un aumento per gli enti della concentrazione dei rischi sulle banche partecipate.

Il quadro non è comunque completo. Perché bisogna tener conto del fatto che le prospettive di redditività delle aziende di credito sono stimate in calo rispetto al passato e che, per mantenere un'accettabile remunerazione del capitale (rafforzato anche per motivi regolatori), vengono considerate necessarie riduzioni pesanti di costi, fino al 25%. Ciò significa l'adozione di modelli di business più «leggeri», con reti che costano meno e rendono di più. Modelli compatibili con i presidi territoriali e di marchio delle Fondazioni? Ecco dunque che i rapporti fra enti soci e istituti possono diventare più complessi, se non più difficili.

 

Augusto Benessia ENRICO CUCCHIANIPalenzona Dieter Rampl ALESSANDRO PROFUMOFEDERICO GHIZZONI resize

Ultimi Dagoreport

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...