FOSSATI (DI GUERRA) - L'EX MISTER DADO STAR, IN VISTA DELL'ASSEMBLEA TELECOM DI VENERDI’: "SIAM VICINI ALLA VITTORIA MA..." - MESSAGGIO A BLACKROCK: "GLI INVESTITORI CHE HANNO A CUORE LA CRESCITA SONO BENVENUTI"

Fabio Tamburini per il "Corriere della Sera"

La candidatura di Vito Gamberale? «In Telecom occorre una svolta industriale e ho cercato esperti che possano confrontarsi alla pari con il vertice aziendale». Le motivazioni di tanto impegno? «Non voglio fare battaglie contro nessuno ma, se non intervenivo, l'azienda era venduta. E per due denari».

L'esito dell'assemblea in arrivo? «Siamo più vicini alla vittoria di quanto si potesse immaginare ma, anche se non passerà la revoca del consiglio, il solo fatto di avere gran parte dei fondi favorevoli sarà un segnale forte». Il valore del titolo? «Almeno 1 euro e mezzo, ma occorrono strategie adeguate e lavorare». Marco Fossati, intervistato nella sede della società di famiglia, a Lugano, sta dando gli ultimi ritocchi alla preparazione dell'assemblea di venerdì prossimo, dopo due mesi di attività a tutto campo in cui, dice, «il caso Telecom è montato come una palla di neve che cade da un pendio ripido, con accelerazioni che io stesso ho fatto fatica a seguire».

Perché ha chiesto la revoca del consiglio di amministrazione?
«Negli ultimi sei anni la distruzione di valore è stata sistematica. Il senso del mio impegno è facile da spiegare. Ho imparato da mio padre (Danilo Fossati, l'imprenditore che ha fatto grande la Star, ndr) che la libertà di ognuno finisce dove comincia quella degli altri. Ugualmente le scelte di alcuni azionisti di Telecom non possono andare contro gli interessi della società. Credo che qualcuno debba alzarsi e dirlo. Io ho deciso di farlo».

Chi è responsabile degli errori?
«Nella mia famiglia siamo sempre stati industriali, abituati a pagare il management per trovare soluzioni non per dare giustificazioni. Negli ultimi anni, invece, in ogni consiglio veniva spiegato che era naturale perdere ricavi e profitti per la crisi delle telecomunicazioni. Così il titolo è sceso da 2 euro per azione a meno di 50 centesimi. Ho fatto di tutto per oppormi e proporre soluzioni alternative con un costante dialogo societario, ma senza risultato. Adesso siamo al colpo finale, che sto cercando di evitare».

Qual è il ruolo di Telefonica?
«La verità è che, ormai da tempo, abbiamo un concorrente in casa. Risultato? Telefonica è andata avanti diventando protagonista nel mondo. Telecom non ha fatto nulla se non una serie di piani aziendali che, rinunciando allo sviluppo, sono serviti a ridurre i costi per ripagare il debito elevato» .

Come uscirne?
«Nei giorni scorsi ho presentato le linee di sviluppo del nuovo piano industriale con investimenti nella rete a banda larga in fibre ottiche, alleanze nella telefonia mobile, forniture di servizi ad alto valore aggiunto».

Ritiene opportuno l'accordo con la Cassa depositi e prestiti?
«Telecom ha bisogno di un aumento importante del capitale, da 3 a 5 miliardi. E Cdp potrebbe essere un buon alleato facendo da collante per investimenti di lungo respiro. Anche perché è già presente nelle tlc con Metroweb e la controllante F2i, proprio il fondo guidato da Gamberale. Investire nella rete a banda larga in fibre ottiche è nell'interesse sia di Telecom che del Paese. Telecom ne trarrà vantaggio per sviluppare l'offerta di servizi a valore aggiunto elevato, mentre il Paese avrà infrastrutture adeguate per dare una forte spinta alla crescita delle imprese».

E' disponibile all'intesa con Telefonica e Telco, l'azionista di riferimento della società? (ne sono soci, oltre agli spagnoli, anche Intesa Sanpaolo, Generali e Mediobanca, ndr)
«Hanno cercato di appiccicarmi etichette di ogni genere ma io non sono contro nessuno, né contro Telefonica né tanto meno contro gli altri azionisti di riferimento. Occorre però che dimostrino con i fatti che sono per la creazione di valore in Telecom e per un piano di sviluppo della società, con investimenti adeguati. A queste condizioni occorre sedersi intorno a un tavolo e ragionare. Non servono strappi ma consenso su soluzioni adeguate».

Anche con gli spagnoli?
«Non si deve escludere nulla a priori. E voglio ricordare che nel 2008 sono stato io a portare Cesar Alierta (il numero uno del gruppo, ndr) da Silvio Berlusconi per arrivare alla creazione di un grande gruppo europeo. Anche oggi sono disponibile a confrontarmi con Telefonica. Ad una condizione: basta promesse e basta perdere tempo. E' ora che dimostrino di avere a cuore gli interessi di Telecom Italia e non soltanto i loro».

Come giudica l'intervento di BlackRock?
«C'è la Consob che sta indagando. Comunque qualsiasi investitore che abbia a cuore la crescita di valore della società è il benvenuto» .

 

 

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