1- GHIZZONANDO, IL ROSEO GHIZZONI HA SCOVATO IL CAPRONE ESPIATORIO: MARINA NATALE, RESPONSABILE FINANZA UNICREDIT. UN’IDEA CHE NON PIACE AL GRUPPO CHE DOPO L’USCITA DI ERMOTTI E DI PELUSO, ANCHE L’ULTIMA RAPPRESENTANTE DELLA SQUADRA DI PROFUMO PAGHI IL PREZZO DI ERRORI CHE VANNO DISTRIBUITI EQUAMENTE TRA IL MANAGEMENT E QUEI FURBACCHIONI DEL CONSORZIO DI GARANZIA CHE HANNO INCORAGGIATO L’AUMENTO DI CAPITALE ASSICURANDOSI 250 MILIONI DI PROVVIGIONI E CONSULENZE 2- CHE FINE HA FATTO ALESSANDRO “MAGNO” PROFUMO? SI TRASTULLA CON LA SUA “BOUTIQUE” 3- PRIMA DI SPARARVI, LEGGETE DAVERI: PER SALVARSI, SVALUTAZIONE DEL 25% DELL’EURO: “SI TRADURRÀ IN UN GUADAGNO DI COMPETITIVITÀ PER LE NOSTRE ESPORTAZIONI” 4- TRA I BANCHIERI NON MANCANO QUELLI CHE CREDONO NELLA LORO BANCA: MATTEO ARPE 5- CONFINDUSTRIA: AURELIO REGINA ATTOVAGLIA GLI INDUSTRIALI DI ROMA PER SQUINZI

1- SU MARINA NATALE, RESPONSABILE FINANZA DEL GRUPPO, SI STANNO ADDENSANDO NUVOLONI PESANTI
Gli uscieri di Unicredit stanno seguendo con ansia l'aumento di capitale e quando nei giorni scorsi il titolo è caduto nell'abisso i più anziani hanno ricordato che il valore del titolo era pari a quello segnato in borsa ai tempi del Credito Italiano.

A rinfrancarli è arrivato ieri sera dal salottino di "Ballarò" l'apprezzamento che Luigino Abete ha rivolto nei confronti del Gruppo guidato da Federico Ghizzoni. A dire il vero Abete si è poi incartato in un ragionamento sul rischio che corrono i risparmiatori quando comprano azioni e obbligazioni nelle banche, ma la sua testimonianza nei confronti dell'istituto milanese è apparsa sincera.

Adesso gli uscieri cercano di capire che cosa è successo ieri a Londra dove il buon Ghizzoni dalla carnagione rosea ha incontrato nella City gli investitori istituzionali che detengono il 32% dell'Istituto. È probabile che molti analisti gli abbiano messo sotto gli occhi il "Financial Times" che proprio ieri ha elencato gli errori dell'operazione fortemente voluta dai top manager italiani.

Il giornale inglese ha scritto a chiare lettere che Unicredit ha rinviato per troppo tempo un'operazione indispensabile per mettersi al riparo dai fulmini dell'Eba, l'Autorità di controllo europea guidata da quel diavolaccio di Andrea Enria.

Per il "Financial Times" il secondo errore di Ghizzoni è stata la scelta di far partire l'operazione nei giorni di fine anno quando il mercato si ingrassa di cotechino e bastano pochi movimenti per far crollare le borse.

Gli uscieri di piazza Cordusio vorrebbero sapere se durante la sua visita alla City e la sosta in un pub miserabile che si trova sulle sponde del Tamigi, a Ghizzoni sono state poste anche domande su una donna di 50 anni con gli occhi azzurri e una volontà di acciaio che occupa una posizione di vertice dentro Unicredit. La curiosità degli uscieri non è priva di fondamento perché su Marina Natale, responsabile Finanza del Gruppo, si stanno addensando nuvoloni pesanti.

Questa signora di Saronno con il profilo tedesco che lavora 12 ore al giorno, nel 1988 è entrata nel Credito Italiano, poi a soli 24 anni i suoi talenti sono stati scoperti da Pietro Modiano quando era direttore generale del SanPaolo, ma il vero salto di qualità l'ha fatto con Alessandro Profumo che già nel 2008 le affidò l divisione private banking. Con queste referenze la Marina dagli occhi azzurri è entrata nel gotha maschilista dei banchieri italiani dove l'unica altra rappresentante dell'universo femminino è Anna Maria Tarantola, la vigilessa della Banca d'Italia.

Secondo i rumors raccattati dagli uscieri ai piani alti di piazza Cordusio potrebbe essere la vittima sacrificale nell'operazione di questi giorni, e su di lei potrebbero scatenarsi le accuse elencate dal "Financial Times" e dagli analisti a proposito delle incertezze e della tempistica per l'aumento di capitale.

Contro la Natale gioca anche la "paternità" di quel Profumo al quale viene attribuita l'ambizione di aver costruito un impero vulnerabile. Forse è opportuno che prima di calare la ghigliottina sulla signora dal profilo tedesco, Ghizzoni valuti con calma il comportamento delle banche e delle Fondazioni che hanno spinto al ribasso il titolo comprando e vendendo azioni allo scoperto.

Agli uscieri di piazza Cordusio non piace l'idea che dopo l'uscita di Sergio Ermotti e di Peluso, anche l'ultima rappresentante della squadra di Profumo paghi il prezzo di errori che vanno distribuiti equamente tra il management e quei furbacchioni del Consorzio di garanzia che hanno incoraggiato l'aumento di capitale assicurandosi 250 milioni di provvigioni e consulenze.

2- CHE FINE HA FATTO ALESSANDRO "MAGNO" PROFUMO? SI TRASTULLA CON LA SUA "BOUTIQUE"
A proposito di Alessandro Profumo c'è chi giura di averlo visto tornare dalle vacanze più abbronzato della moglie Sabina Ratti che per tutto l'anno conserva una tintarella bruciacchiata pari soltanto a quella di Evelina Christillin, la moglie del "fortunato" Galateri di Genola.

È probabile che i due coniugi anche quest'anno abbiano fatto un blitz nel Mar Rosso o in qualche oceano sfidando gli squali che già una volta hanno cercato di metter fine alle loro ambizioni. Resta il fatto che Alessandro il Grande (come veniva chiamato fino all'ottobre 2010 quando lasciò Unicredit con 40 milioni dentro una borsa) in questi giorni si tiene alla larga dalla banca che sta riempiendo i giornali con la raccapricciante pubblicità delle due bandiere italiana ed europea.

A quanto pare le sue attenzioni sono rivolte a rendere un po' più robusta la piccola boutique finanziaria "Appeal Strategy & Finance" che sei mesi fa ha messo in piedi con il partner Lucciola. I due soci avrebbero deciso - così scrive il quotidiano "MF" - di cedere rispettivamente il 10% delle loro azioni a Paolo Cavallo, un manager torinese che ha lavorato in Reckitt Benckiser, un colosso inglese della farmaceutica.

Dopo questa operazione Profumo resterà socio di maggioranza con il 50% della piccola boutique e spingerà l'acceleratore per sbarcare ancora una volta sui mercati dell'Est europeo.

Il primo sarà la Polonia, poi seguiranno la Russia, l'Ucraina e la Slovacchia, paesi che hanno procurato a Unicredit grandi soddisfazioni e grandi dolori.

3- PRIMA DI SPARARVI, LEGGETE DAVERI: PER SALVARSI, SVALUTAZIONE DEL 25% DELL'EURO
Gli imprenditori che vogliono tirarsi su il morale e rimettere nel cassetto la pistola prima di suicidarsi per colpa delle banche strozzine, devono evitare di leggere le profezie apocalittiche di Nouriel Roubini, l'economista di origini turche che alterna l'annuncio di sciagure con stupendi bunga bunga nella sua casa di Manhattan.

È preferibile che gli industriali leggano con attenzione un paio di articoli pubblicati sul sito www.lavoce.info a firma di un professore che insegna all'Università di Parma e alla Bocconi. È Francesco Daveri, un giovane economista dall'aria smunta e l'abbigliamento sportivo, che è diventato famoso grazie alla partecipazione nel programma "Sky Tg Economia" di Sarah Varetto e dopo la pubblicazione del libro "Centomila punture di spillo" scritto con Carletto De Benedetti e Federico Rampini.

Nelle sue parole non ci sono i toni da Cassandra, ma diversamente da Roubini e dalla maggior parte dei suoi colleghi, il buon Daveri si sforza di spiegare che esistono ragioni per essere meno pessimisti. A sostegno del suo ragionamento c'è la convinzione che il deprezzamento dell'euro nel 2012 "si tradurrà in un guadagno di competitività per le nostre esportazioni" e farebbe da argine alla ventata recessiva che colpirà i consumi nella prima metà di quest'anno.

A suo avviso la moneta unica continuerà a deprezzarsi e se non ci saranno soluzioni rapide ai problemi del debito pubblico dei Paesi europei periferici il calo dell'euro "potrebbe diventare un -25% nell'arco di un anno".

Per l'economista di Parma questo deprezzamento ricorda ciò che avvenne nel 1993 dopo l'uscita dell'Italia dallo Sme quando la lira si deprezzò del 25% nei confronti dei principali partner commerciali italiani. A quell'epoca le esportazioni aumentarono del 9% e ci fu una drastica accelerazione dell'export, ma oggi - avverte Daveri - il confronto non va fatto con la lira che si confrontava con il resto del mondo, bensì con la valuta che circola nella sola area dell'euro. Comunque se questa moneta si deprezzerà del 25% le esportazioni italiane potranno crescere "di un ottimo 11,5% nel 2012".

Questa svalutazione - se avverrà nei termini prefigurati dal bocconiano - avrà un effetto positivo sulla capacità di competere dei produttori italiani; la Ferrari ad esempio potrà vendere più esemplari ai ricchi svizzeri rispetto alla Rolls Royce, e alla fine della storia ci sarà anche un aumento del Pil.

Prima di spararvi leggete Daveri, lasciando agli altri economisti della "Voce.info" (come il fighetto Tito Boeri e l'onnisciente Giacomo Vaciago) il compito di rattristare la vita.

4- TRA I BANCHIERI NON MANCANO QUELLI CHE CREDONO NELLA LORO BANCA: MATTEUCCIO ARPE Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che tra i banchieri non mancano quelli che credono fermamente nella loro banca.Il caso più eloquente è rappresentato da Matteuccio Arpe, che dopo aver preso legnate in testa dagli ex-colleghi di Mediobanca, ha deciso di comprare azioni di Banca Profilo, il piccolo istituto che è riuscito a scalare nel febbraio di due anni fa.

A conferma del suo convincimento Dagospia ha scoperto che in ogni giorno del dicembre scorso Matteuccio ha comprato azioni della sua banca. Ha cominciato il 1° dicembre mettendo sul piatto 78mila euro, poi è andato avanti fino al penultimo giorno dell'anno con acquisti che alla fine della musica gli sono costati poco più di 1,4 milioni di euro".

5- CONFINDUSTRIA: AURELIO REGINA ATTOVAGLIA GLI INDUSTRIALI DI ROMA PER SQUINZI
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che oggi in Confindustria si terrà, a porte rigorosamente chiuse, un Direttivo eccezionale e urgente in vista dell'incontro informale che in serata si terrà tra la Presidente Marcegaglia e la ministra del Lavoro e della Lacrima, Elsa Fornero.

Oltre a questo evento è da segnalare che sempre in serata Aurelio Regina, presidente degli Industriali del Lazio, ha invitato al ristorante Casina Valadier del Pincio un centinaio di imprenditori romani per convincerli a dirottare il loro consenso sulla candidatura per la presidenza di Confindustria del nordico Giorgio Squinzi".

 

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