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GILLETTE TAGLIA LE BARBE (E LE PALLE) - IN AMERICA PARTE IL BOICOTTAGGIO DELLE LAMETTE DOPO LO SPOT (VIDEO) CHE DESCRIVE GLI UOMINI COME BULLI DA RIEDUCARE. E NON C'È SOLO IL #METOO, MA PURE LA COMPONENTE RAZZIALE SU 43 CON COMPORTAMENTI INDESIDERABILI, 42 SONO BIANCHI E 1 NERO. SUI 7 UOMINI 'BUONI', 5 SONO NERI, 2 BIANCHI - LA FEMMINISTA: ''VUOI VEDERE CHE CI TOCCHERÀ COMPRARE LE LAMETTE PER SOSTENERE LA CAMPAGNA ANTI MACHISTA, PROPRIO NOI FEMMINISTE CHE NOTORIAMENTE NON CI DEPILIAMO NEMMENO LE ASCELLE?''

VIDEO - LO SPOT GILLETTE INTEGRALE

 

 

  1. TWEET CHE INVITANO AL BOICOTTAGGIO DI GILLETTE

 

 

 

Berlusconi Criminale

@BerlusconiStop

 

Pure il PIPPONE dalla #gilette???

 

Mi sono sempre comportato bene con le donne e non ho certo bisogno di lezioni di vita da una LAMETTA DA BARBA : #mavaffanculo ...

#BoycottGillette #boicotttaGilette

 

NON LE COMPRO MAI PIÙ

 

 

 

 

 

 

Desto Ribelle  ?

@Dest0Ribelle

 

#Gillette: "Uomini, la mascolinità è tossica. +uomo=+cattivo". Regista #femminista.

L'uomo mascolino si assume responsabilità, rischi, è un leader, combatte guerre, "prima donne e bambini", protegge i suoi cari.

Il #femminismo è tossico.

#BoycottGillette

 

 

Desto Ribelle  ?

@Dest0Ribelle

 

In risposta a @_Velies_

Nello spot compaiono 43 uomini con comportamenti "indesiderabili": 42 sono bianchi, 1 nero.

Compaiono 7 uomini con comportamenti "desiderabili": 5 sono neri, 2 bianchi.

Make Men Masculine Again #BoycottGillette

 

 

Roger Halsted  ??  ??

@RogerHalsted

 

In risposta a @evaasmohn

pensassero a fare lamette invece di dirci come essere uomini.

#BoycottGillette

 

 

 

  1. IL NUOVO RASOIO GILLETTE TAGLIA VIA I MASCHI

Francesco Borgonovo per “la Verità

 

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Il meglio per un uomo è non essere un uomo. Volendo semplificare un po', il messaggio dello spot della Gillette, nota marca di prodotti per la rasatura, potremmo riassumerlo così. Lo scopo del filmato pubblicitario diffuso nei giorni scorsi dovrebbe essere quello di combattere la «mascolinità tossica», ma a quanto pare i creativi hanno deciso di combattere la maschilità, punto.

 

Sullo schermo vediamo una rassegna grottesca di stereotipi sul maschio, che viene di fatto dipinto come un bruto senza cervello governato dai propri organi genitali.

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Il tutto dura poco meno di due minuti. Ad aprire il filmato sono alcuni uomini che si guardano allo specchio nel bagno, prima di rasarsi. In sottofondo sentiamo i titoli dei tg che parlano di molestie sessuali all' epoca del Me too. Uno speaker domanda: «È questo il meglio di un uomo?». Poi parte la raffica di banalità.

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Prima ci sono alcuni ragazzini bulli che inseguono il compagno più debole per malmenarlo (e poco importa se nelle scuole italiane ed europee si viene educati per lo più da donne). Subito dopo viene stigmatizzata la comicità «sessista», mostrando lo sketch di una sitcom in cui un padrone di casa fa l' allupato con la cameriera. Ovviamente non poteva mancare il capoufficio arrogante che umilia la sottoposta. Un secondo più tardi siamo nel giardino di una casa borghese, dove due bambini si azzuffano mentre il padre li guarda sorridente e commenta «Sono maschi...». Insomma, tutta la prevedibile trafila di esempi negativi.

 

Quindi vengono snocciolati i modelli virtuosi: un padre che interviene per fermare i bulli; un altro papà che impedisce ai piccoletti di picchiarsi in cortile; un maschio che ferma l' amico su di giri prima che abbordi una bella ragazza per strada. C' è pure una scenetta esilarante che si svolge durante una festa in piscina: un manzo con il bicipite gonfio, accompagnato da un sodale con telecamera, invita una dolce figliola in costume a sorridere.

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Fortuna che interviene un altro maschio «consapevole» a dirgli di smetterla...

Gillette ha deciso, per l' occasione, di riutilizzare e ridefinire il suo storico slogan: «Il meglio di uomo». Ve lo ricordate? Rimbalzava sulle emittenti italiane già negli anni Ottanta, accompagnato da una intrigante canzoncina. È molto interessante notare come siano cambiati gli spot da allora a oggi. Si potrebbe pensare che nei filmati di trent' anni fa si vedessero chissà quali discriminazioni o furibonde esibizioni di machismo...

 

E invece no. Nella pubblicità del tempo che fu scorrono immagini per lo più positive. Un padre che insegna al figlio a farsi la barba. Un uomo che abbraccia la sua amata alla fermata del treno. Il resto è roba da edonismo reaganiano che fa sorridere: atleti vincenti, uomini d' affari di successo...

 

Nel peggiore dei casi, si tratta di messaggi innocui, che però nell' era della psicosi molestie divengono pericolosi, proibiti.

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Siamo passati dal maschio performativo a quello remissivo. Sono due stereotipi, ma il secondo è peggiore. Nello spot degli anni Ottanta, almeno, il maschio non era indicato come un molestatore o un bullo.

 

In quello odierno, invece, la maggioranza degli uomini è descritta proprio così. Sono tutti fondamentalmente violenti, dunque vanno rieducati.

E alla rieducazione, ovviamente, provvede lo spot. Un piccolo miracolo neoliberale: prima hanno convinto gli uomini a lavorare come pazzi, a competere come se non ci fosse un domani, a schiacciare il prossimo con ogni mezzo. Adesso li informano che il loro tempo è finito, e che devono adeguarsi alla femminilizzazione di massa.

 

 Perché ora tocca alle donne competere e farsi a pezzi con crudeltà. Chissà che ne penserebbe King G. Gillette, fondatore del marchio noto per le idee socialiste e le amicizie con alcuni scrittori molto impegnati come Upton Sinclair... Intendiamoci: tutto questo meriterebbe di essere liquidato con una risata (la pubblicità di un rasoio usa e getta che ha per target le femministe? Davvero?).

 

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Ma se si osserva come è stato recepito lo spot si diventa seri all' improvviso. I maschi che, sui social network, hanno contestato il filmato vengono trattati da sessisti vergognosi: la correttezza politica impone che la pantomima di Gillette vada elogiata. «Lo spot racconta un prima e un dopo», ha scritto Antonella Boralevi sulla Stampa. «Il "prima" sono molestie, umiliazioni sessiste, violenza, bullismo: la dimostrazione di una "virilità" intesa come sopraffazione. Il "dopo" mostra uomini consapevoli che intervengono per proteggere le donne, per fermare i violenti, per insegnare ai ragazzi e ai bambini il dialogo».

 

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Il fatto è che i maschi hanno agito così per secoli: hanno protetto le femmine e i figli, hanno trasmesso valori alle nuove generazioni, hanno combattuto soprusi. Ora, però, l' intero genere maschile è ridotto alla fiera dei bassi istinti, si salva solo chi sta mogio in disparte con la copertina sulle ginocchia. Oh, certo, noi ragazzi ci siamo anche menati con gli amichetti perché, sì, «siamo maschi». Qualcuno ha pure rincorso una ragazza in strada, rapito dal suo profumo. Non per questo siamo diventati tutti stupratori. Non per questo abbiamo bisogno di essere rieducati.

In compenso, però, forse ci serve un nuovo rasoio elettrico. Con quelli a lama rischiamo di tagliarci e, oddio, sarebbe troppo violento, no?

 

 

  1. GILLETTE, LO SPOT DEL RASOIO DA BARBA È TROPPO FEMMINISTA. AIUTO!

Monica Lanfranco per www.ilfattoquotidiano.it

 

È ben evidente che nessuna impresa commerciale, dalle grandi multinazionali alle piccole aziende famigliari passando per il commercio equo e solidale lavora per perdere consenso, ovvero acquirenti. È chiaro quindi che i messaggi per pubblicizzare i propri prodotti sono pensati (pagando profumatamente team di donne e uomini che realizzano le campagne promozionali) per sedurre il target e quindi continuare a vendere.

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Eppure talvolta si può andare controcorrente, rischiando anche di tagliare utili, se è per una buona causa. Che si tratti di marketing e non di politica non ha molta importanza, perché il dibattito sull’apprezzamento, o sulla disapprovazione, per la modalità di lancio di un prodotto diventa politica tout court, se affronta temi fondamentali per la società. E sì: se si tratta di uomini e di responsabilità maschile sulla violenza contro le donne le cose si fanno serie, pur trattandosi di “reclame“.

 

Ne sanno qualcosa alla Gillette, una delle multinazionali più note nella produzione di prodotti per la rasatura e il corpo maschile. Chi ha più di 30 anni ricorderà l’headline per il prodotto di punta per la rasatura: “Il meglio di un uomo”.

 

gillette spot

 

Le immagini degli spot si differenziavano, già negli anni 90, dallo stereotipo maschista più evidente, per esempio, in quelle della altrettanto storica e famosa campagna della Denim, che evocava l’uomo che non deve chiedere mai: faceva ridere, magari, ma risultava inossidabile e, sfidando i decenni, è diventato un evergreen, durando fino al 2012 (dove molto evidente è l’allusione porno soft).

 

Oggi Gillette, marchio della potente Procter and Gamble, è nell’occhio del ciclone perché ha lanciato un video promozionale più lungo dei classici promo (già questa scelta di storytelling, come si usa dire oggi, è controcorrente) nella quale invita gli uomini ad abbandonare la cultura maschilista, perché quel “meglio di un uomo” si palesi in linea con i tempi e il cambiamento. “Non è forse arrivato il momento di smettere di trovare scuse per i cattivi comportamenti?” è uno dei passaggi dello spot, nel quale si vedono uomini che ne bloccano, o criticano, altri che fanno i bulli, si invita il mondo maschile ad abbandonare la virilità tossica e, i padri in particolare, a insegnare ai figli rispetto e vicinanza verso le ragazze e le donne.

gillette spot anni '80

 

Inevitabile, dato l’incipit del video che richiama in modo molto riconoscibile la campagna #MeToo, che questa citazione e il tono generale del video creassero un sorplus di attenzione. Purtroppo le reazioni non sono state molto positive. A guardare il dislivello tra i like e i dislike sembra proprio che la maggioranza dei fruitori delle lamette siano lontani dalla sensibilità anti machista e women friendly della campagna. In molti, nei commenti sui social, si sono addirittura sentiti “criminalizzati”, hanno invitato al boicottaggio, hanno dichiarato che non compreranno mai più i prodotti, hanno evocato una imprecisata “propaganda femminista”, e c’è chi, infine, ha chiesto delle scuse (non si sa perché e a chi, ma tant’è). Nel giro di due giorni il video su YouTube ha totalizzato 5 milioni di visualizzazioni, con 100mila like a fronte degli oltre 380mila non mi piace.

 

“La discussione è importante, e in quanto società che incoraggia gli uomini a essere al meglio ci sentiamo in dovere di parlarne e agire”, ha dichiarato Pankaj Bhalla, direttore del marchio per il Nord America. Come già avvenuto nella storia della pubblicità siamo di fronte alla funzione educativa della comunicazione pubblicitaria delle grandi aziende globali: non accade spesso, ma accade. Essa talvolta precede e invita al cambiamento rispetto alla realtà e al sentire diffuso: è stato, per esempio, il caso della famiglia gay ritratta da Ikea o della campagna per i giochi intelligenti della GoldieBlox per le future ingegnere, che nell’ultima versione usa la notissima We are the champions per incoraggiare le bambine a pensarsi meno come principesse e più come scienziate.

gillette spot

 

Vuoi vedere che ci toccherà comprare le lamette per sostenere la campagna anti machista, proprio noi femministe che notoriamente non ci depiliamo nemmeno le ascelle?

 

 

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