stefano buffagni luigi di maio

IL GOVERNO SI SCHIERA CONTRO L'OPERAZIONE UNICREDIT-SOCIÉTÉ GÉNÉRALE? - BUFFAGNI, DEPUTATO M5S E SOPRATTUTTO IL CONSIGLIERE ECONOMICO PIÙ ASCOLTATO DA DI MAIO: ''NON POSSIAMO PERMETTERE CHE QUELLO CHE SUCCEDE IN ITALIA CI PASSI SOTTO IL NASO. IL GOVERNO FA BENE A TENERE L'OCCHIO PUNTATO SU POSSIBILI FUSIONI BANCARIE''. L'OPPOSIZIONE DI CROSETTO, BRUNETTA, BAGNAI…

Michele Arnese per www.startmag.it

 

 

JEAN PIERRE MUSTIER

Il dossier Unicredit-Société Générale, i rumors, le mosse di Mustier, gli scenari e i subbugli della maggioranza di governo che ora solcano anche il Movimento 5 Stelle con il dimaiano Buffagni che lancia un monito: i francesi di Socièté Générale non si azzardino e comprare Unicredit, altrimenti il governo interverrà. Tutti i dettagli nell’approfondimento di Michele Arnese

 

Anche il Movimento 5 Stelle esce allo scoperto e lancia un monito preventivo: i francesi di Société Générale non si azzardino e comprare Unicredit, altrimenti il governo interverrà.

 

E’ quello che in sostanza ha preannunciato oggi un dirigente di primo piano del Movimento 5 Stelle come Stefano Buffagni, molto vicino a Luigi Di Maio.

 

Ecco che cosa ha detto Buffagni a Radio 24 riferendosi implicitamente proprio al dossier Unicredit-Socièté Générale:

 

 

24 Mattino

@24Mattino

 A #24Mattino @SBuffagni : “Il Governo fa bene a tenere l’occhio puntato su possibili fusioni bancarie. Dobbiamo avere l’occhio lì. Non perché siano decisioni che toccano al Governo. Perché non possiamo permettere che quello che succede in Italia ci passi sotto il naso.”

 

STEFANO BUFFAGNI

 

Significativo, nei scorsi giorni, anche il tweet di Guido Crosetto, giù sottosegretario nei governi di centrodestra, ora esponente di Fratelli d’Italia nonché presidente di Aiad, l’associazione delle aziende italiane attive nel settore della difesa:

 

Considero la mormorata fusione di #SocGen ed #UniCredit un atto ostile nei confronti dell’Italia, al pari della guerra alla Libia. Voglio dirlo prima anche questa volta. È il risultato di una strategia nata con la scelta del CEO Mustier, francese, “dimesso” da Soc Gen per insider

 

 

Da segnalare altri tweet rilevanti e preoccupati sull’eventualità di un’acquisizione di Unicredit da parte del gruppo bancario francese, come quelli dell’intellettuale e manager del gruppo Sator, Vladimiro Giacché, e dell’economista della Lega, Alberto Bagnai, presidente della Commissione Finanze del Senato.

 

 

RICCARDO FRACCARO - LUIGI DI MAIO - BEPPE GRILLO - STEFANO BUFFAGNI - ALFONSO BONAFEDE - PIETRO DETTORI - ALESSANDRO DI BATTISTA

Anche un esponente di spicco di Forza Italia, come l’economista Renato Brunetta, ministro nel governo Berlusconi, ha stimmatizzato l’operazione. Non solo: ha individuato nelle recenti proposte di Francia e Germania sul completamento dell’unione bancaria in Europa e sulle regole di gestione per gli Npl (crediti incagliati) un piano per favorire indirettamente le mire di Société Générale in Italia (qui l’approfondimento di Brunetta).

 

Gli ultimi rumors sono stati svelati il 24 agosto dal quotidiano Mf/Milano Finanza. Secondo il quotidiano del gruppo Class i colloqui tra le due banche per studiare l’integrazione o l’acquisizione non si sono fermati. Unicredit, ha aggiunto Mf, sarebbe affiancata da “consulenti di prim’ordine”, a partire da Bouton.

 

beppe grillo con buffagni

Bouton è stato presidente di SocGen, da cui si è dimesso nel 2009 in seguito allo scandalo Kerviel, dopo un decennio alla guida della banca francese.

 

Anche l’amministratore delegato di UniCredit, Jean Pierre Mustier, è un ex manager di Société Générale e la sua nomina nel 2016 aveva acceso le speculazioni sulla possibilità che i due istituti unissero le forze.

 

Non solo: a giugno il Financial Times ha scritto che Unicredit stava esplorando la possibilità di una fusione con la rivale francese, aggiungendo che la volatilità della situazione politica italiana aveva causato uno slittamento dei tempi dell’eventuale operazione.

 

In occasione della diffusione della trimestrale all’inizio di questo mese, Mustier ha detto che il piano della banca al 2019 è basato sulla crescita organica ma che il nuovo piano potrebbe considerare anche la crescita esterna: “L’Europa ha bisogno di banche paneuropee forti e noi intendiamo essere un vincitore paneuropeo”, ha dichiarato.

 

Per questo, la maggioranza di governo teme un “filotto” francese ad opera di Société Générale che, controllando Unicredit, può mettere le mani su Mediobanca e dunque arrivare al colpo grosso: il controllo delle Assicurazioni Generali, in cui Mediobanca ha il 13%.

crosetto meloni

 

I principali soci di Mediobanca sono riuniti in un patto di sindacato che vincola il 28,5% del capitale. Il patto scade a fine 2019, ma è prevista in settembre una finestra per le disdette anticipate. Se le azioni apportate all’accordo scendessero sotto il 25% del capitale, il patto si scioglierebbe.

 

Le voci di un possibile disimpegno di Unicredit (che detiene l’8,4% dell’Istituto di Piazzetta Cuccia guidato da Alberto Nagel) sono ricorrenti, ma i fatti finora vanno in senso contrario ai rumors.

 

Negli scorsi giorni, durante la presentazione dei conti del trimestre, il ceo della banca Jean-Pierre Mustier non ha voluto fare commenti, dicendo che una decisione verrà presa “a tempo debito”.

 

Anche se da tempo il numero uno di Unicredit sottolinea che quella in Mediobanca “è una partecipazione puramente finanziaria”, dunque non strategica.

alberto nagel

 

Secondo fonti finanziarie, alla fine Unicredit non farà nulla. Almeno per il momento. Tutto rinviato al 2019, si dice. Motivi? Valutazioni fiacche e spread dato in leggero aumento. Dunque, meglio non affrettare i tempi.

 

Insomma, se Unicredit vendesse la quota in Mediobanca, il gruppo capitanato da Mustier avrebbe una minusvalenza non proprio irrilevante.

 

Per questo a molti addetti ai lavori che seguono in presa diretta il dossier appare fantafinanziario lo scenario secondo cui Mustier punterebbe a incassare risorse vendendo la quota di Mediobanca per far valere di più Unicredit e trattare così un peso maggiore della banca nel deal con la francese Société Générale.

 

Ma la maggioranza di governo teme che il dossier Unicredit-Socièté Générale non sia accontonato e rinviato e lancia l’altolà con Buffagni. Ma come, in concreto, il governo può dire di no?

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