ignazio visco

I CONTI FANTASMA DI BANCA MARCHE - ERANO 17.500 QUELLI INTESTATI A SOCIETA’ DI CUI NON SI CONOSCEVA IL TITOLARE - LA GAFFE DI VISCO: QUATTRO ANNI FA SCRIVEVA CHE “IL PATRIMONIO E’ ADEGUATO”. POI, IL COMMISSARIAMENTO - I MOVIMENTI BANCARI DI BALDUCCI E ANEMONE

Claudio Antonelli e Francesco Bonazzi per la Verità

 

Bankitalia, o l' arte della piroetta. A inizio del 2012 Via Nazionale conosceva bene le condizioni di Banca della Marche, ma non intervenne a piè pari sull' istituto guidato da Massimo Bianconi, forse nella speranza di convincere qualche altra banca ad assorbirlo e a far sparire le magagne.

 

ignazio viscoignazio visco

È tutto messo nero su bianco in una lettera riservata del 9 gennaio di quattro anni fa, nella quale il governatore Ignazio Visco segnala all' allora presidente Michele Ambrosini una serie di pesanti carenze, ma alla fine sostiene che «il patrimonio è adeguato» e «la capacità reddituale è soddisfacente». Con queste due notazioni positive, Bianconi salva la poltrona per un altro semestre, ma soprattutto, fatto ben più grave, Banca Marche piazza a marzo un aumento di capitale da 180 milioni.

 

È appena il caso di notare che a fine 2012, la famosa «capacità reddituale soddisfacente» ha poi generato una perdita di 532 milioni. E ad agosto del 2013, quello stesso Visco che un anno e mezzo prima si compiaceva del «patrimonio adeguato», ha mandato a casa i vertici della banca marchigiana, dando inizio al commissariamento che sfocerà nell' azzeramento di azioni e obbligazioni subordinate. Un bagno di sangue da 1,5 miliardi per oltre 44.000 soci.

massimo bianconi michele ambrosini banca marchemassimo bianconi michele ambrosini banca marche

 

Banca d' Italia, tra il 2010 e il 2011, si sveglia improvvisamente ed effettua ben tre ispezioni nell' istituto di Jesi. La lettura dei relativi verbali, regolarmente comunicati al cda e al collegio sindacale, avvolge nel mistero la permanenza di Bianconi al vertice della banca (se ne andrà solo luglio 2012, per una brutta storia di assegni circolari). Nel verbale dell' agosto 2010 si legge che Banca Marche si è degnata di esaminare «un cospicuo numero di operazioni sospette ai fini dell' antiriciclaggio», come quelle relative a Diego Anemone, alla famiglia Balducci e alla Cricca del G8, «solo dopo gli articoli di stampa». Per la serie: non vedo, non parlo, non sento. Ma soprattutto, si scopre che c' erano 17.500 conti intestati a persone giuridiche, privi dell' obbligatoria indicazione del titolare effettivo. Di questi, una quarantina erano riferibili a soggetti sammarinesi o lussemburghesi e ben 120 erano intestati a fiduciarie.

DIEGO ANEMONE  DIEGO ANEMONE

 

Insomma, una vera pacchia per certi soggetti border line. Ma anche per eventuali pregiudicati, visto che gli ispettori di Bankitalia annotano come l' anagrafe giudiziaria fosse scollegata. In sostanza, per allarmare i funzionari di Banca Marche, bisognava presentarsi con la calzamaglia in testa e la pistola spianata.

 

Nella relazione ispettiva del 14 gennaio 2011 si punta il dito sulle debolezze sotto il profilo della solidità. I prestiti alla clientela stavano aumentando in misura sensibile, e comunque superiore alla raccolta. E troppi soldi erano stati concessi a costruttori: «È aumentata la concentrazione del credito nel settore immobiliare (un quinto dell' erogato) e verso grandi prenditori di modesta qualità», avvertono gli ispettori. Anche questa volta il giudizio finale è «parzialmente sfavorevole».

 

Si arriva così alla lettera del 9 gennaio 2012, firmata da Visco in persona. Il governatore tira le somme delle ispezioni condotte in Banca Marche e mette in fila una serie di accuse pesanti: lo strapotere del direttore generale rispetto al consiglio di amministrazione, un forte rischio di liquidità per il gruppo e la non tracciabilità di un' elevata quantità di operazioni della clientela. Il numero uno di via Nazionale denuncia quindi «elementi di crescente criticità, riconducibili alle carenze negli assetti di governance e nel sistema dei controlli interni, e alla rilevante esposizione ai rischi di natura creditizia e finanziaria». Ma prima di far rotolare le teste dei vertici della banca, ecco il colpo di scena: «la criticità è parzialmente controbilanciata da una dotazione patrimoniale adeguata e da una capacità reddituale soddisfacente». Questo quadro ancora parzialmente positivo viene offerto anche alla Consob a Natale 2011.

 

ANGELO BALDUCCI A BORDO PISCINA jpegANGELO BALDUCCI A BORDO PISCINA jpeg

Con effetti disastrosi, perché secondo le accusa il cda di Banca Marche avrebbe omesso gran parte dei propri guai all' organismo che vigilia sulla Borsa, sfornando un prospetto per l' aumento di capitale di marzo 2012 che si rivelerà deleterio per i risparmiatori.

 

Ma è su quanto avvenuto appena prima e dopo il commissariamento che sono state sollevate numerose domande. Domande a cui ancora nessuno ha dato approfondite risposte. In una dettagliata ricostruzione firmata dalla Commissione d' indagine su Banca Marche del locale Consiglio regionale si avanzano una serie di ipotesi inquietanti (se vere), che messe in fila avrebbero portato l' istituto a ritrovarsi parificato alla sorte di Banca Etruria, quando le strade potevano invece essere molto differenti.

Angelo Balducci Angelo Balducci

 

«L' intervento del commissariamento e il ruolo svolto dai due commissari di Bankitalia», si legge nel documento, «ha avuto come conseguenza diretta la crescita degli accantonamenti, a fronte di una crescita del rischio creditizio, soprattutto immobiliare, sottovalutando però che il fatto che l' obiettivo di una gestione prudente non potesse prescindere dal ruolo di un istituto di credito che è quello di sostenere le imprese e lo sviluppo del territorio».

 

In particolare dal lavoro della Commissione emerge il fatto che l' istituto avrebbe aggiunto di propria iniziativa, alle posizioni osservate da Bankitalia, altre posizioni per oltre 900 milioni riclassificate da bonis a deteriorate e valutate con nuovi parametri. Le rettifiche sono state portate all' attenzione del cda il 6 dicembre 2012, ma bocciate. Ratificate solo a fine dicembre dallo stesso cda, con la promessa di mettere a verbale un report di Kpmg. Peccato che questo report visionato da La Verità dica l' opposto. Le rettifiche non sarebbero state necessarie. Infatti una volta apportate, i parametri patrimoniali sono crollati facendo scattare di fatto il commissariamento.

 

MASSIMO BIANCONI BANCA MARCHE MASSIMO BIANCONI BANCA MARCHE

Ma il report punta il dito su un altro evento senza il quale sarebbero cambiate le sorti dell' istituto. Su input dei sindacati, la Commissione politica si chiede perché la Vigilanza abbia rifiutato alcune proposte provenienti da fondi esteri che «avrebbero inteso acquistare 5 miliardi di sofferenze e incagli pagandoli il 30% del loro valore». Praticamente il doppio del valore stabilito dal decreto legge del 22 novembre 2015.

 

Quello che ha ceduto gli Npl di Marche, Etruria e le altre due piccole popolari. Avviando un loop negativo dal quale il sistema bancario non si è ancora ripreso. Tra l' altro con quella vendita banca Marche avrebbe incassato 1,5 miliardi di euro. Il beneficio sarebbe stato tale, a livello patrimoniale, da far immaginare la salvezza dell' istituto. Forse «Bankitalia puntava tutto su Fonspa», prosegue il documento, «il soggetto che avrebbe dovuto comprare e gestire le sofferenze e poi salire nella compagine azionaria, con un aumento di capitale dedicato».

ALESSANDRO PENATIALESSANDRO PENATI

 

La cosa non si è realizzata e Bankitalia il 20 giugno del 2013 chiede un aumento di capitale da 300 milioni. Prima in tempi stretti, poi con dilazione. L' allungamento dei tempi ha però creato ulteriori frizioni e fughe di capitali. Quello che è successo dopo è finito all' attenzione delle cronache nazionali. La vendita degli Npl è stata livellata al punto più basso: 17,8%. Il benchmark che ha imposto anche la creazione del fondo Atlante per evitare che altri sportelli collassassero allo stesso modo delle 4 banche. Si poteva evitare? Secondo il lavoro della Commissione probabilmente sì.

 

Intanto, sono migliaia i ricorsi in mano ad avvocati e associazioni dei consumatori, ma nonostante le molte rassicurazioni del governo, al momento funziona solo la procedura di indennizzo forfettario all' 80%. Floro Bisello, avvocato di Pesaro che siede anche nel consiglio nazionale dell' Adusbef, lancia l' allarme: «Il termine ultimo per presentare le istanze di risarcimento scade il prossimo 3 gennaio, ma fino a oggi non è stato emanato alcun regolamento attuativo del tanto decantato arbitrato, che può portare ai rimborsi del 100%».

 

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