I VERTICI DI “SOCIETE GENERALE” SAPEVANO DELLA TRUFFA DEL TRADER JEROME KERVIEL CHE FECE PERDERE ALL’ISTITUTO 4,9 MILIARDI DI EURO IN DUE SETTIMANE - LO SOSTIENE L’EX CAPO DEL NUCLEO REATI FINANZIARI CHE INDAGÒ SUL CASO

Carlo Di Foggia per il “Fatto Quotidiano”

 

Autore Jeroome Kerviel Autore Jeroome Kerviel

Finora la versione ufficiale di una delle più grandi truffe bancarie d’Europa era questa: nel 2008, un giovane e spregiudicato trader di Société Générale, Jérôme Kerviel, fa perdere nel giro di due settimane 4,9 miliardi di euro alla più blasonata istituzione finanziaria francese – 148 mila dipendenti – facendo tutto da solo, all’insaputa dei suoi vertici. Incredibile, ma credibile per i giudici francesi.

 

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Non così per chi all’epoca guidò le indagini, Nathalie Le Roy – ex capo del nucleo reati finanziari – che ieri ha ammesso in un’intervista al quotidiano francese Mediapart di aver “avuto la sensazione, poi certezza, che i superiori di Kerviel non potevano ignorare le posizioni prese da quest’ultimo”. Concetto già espresso in un’udienza di aprile scorso davanti al giudice Roger Le Loire incaricato di indagare sulla correttezza dello svolgimento del processo, dopo una denuncia da parte del trader.

 

Nel marzo 2014, Kerviel è stato condannato a cinque anni di prigione, di cui tre senza condizionale. Oggi è in libertà vigilata con braccialetto elettronico, e prova a trasformare la sua parabola da promessa dell’alta finanza a paria pluri inquisito in una lotta al “dominio della finanza”. Sulla sua testa pende una richiesta danni per 5 miliardi di euro. All’epoca, fece scalpore il danno inferto al colosso bancario, leader nel mercato dei derivati, sostanzialmente delle “scommesse” sull’andamento di altri titoli.

 

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La voragine si aprì su una loro forma primitiva, i futures sugli indici di Borsa, su cui Kerviel, 31 anni, aveva accumulato posizioni per almeno 50-60 miliardi di euro. A gennaio 2008, una volta scoperte, vennero liquidate in tutta fretta. Risultato? Un buco miliardario, che i vertici addossarono a un dipendente senza particolare esperienza o incarichi, che aveva eluso tutti i sofisticati sistemi di controllo e gestione del rischio. Nelle sale operative, però, in molti espressero il sospetto che la società avesse “esagerato il danno per nascondere altre operazioni andate male”.

jerome kervieljerome kerviel

 

Le rivelazioni della Le Roy –che ha guidato le indagini nel 2008 e nel 2012 – potrebbero portare a una riapertura del processo. La donna cita in particolare un’email, inviata da un dipendente della banca ai suoi superiori nell’apri - le 2007, oltre nove mesi prima che scoppiasse lo scandalo, in cui avvertiva dei “rischi operativi” dei comportamenti di Kerviel. Ma la lista delle anomalie è lunga.

 

Dettaglia fatti e circostanze inquietanti, come la cacciata dei funzionari che avevano contraddetto la “linea ufficiale” del - la banca. Il caso più eclatante è quello di Hoube Philippe, dipendente di Fimat, la controllata per le operazioni di compensazione. Nel racconto emerge il ruolo ingombrante della società nelle indagini: la banca, in sostanza, ha imposto la sua versione dei fatti, scegliendosi gli interlocutori e facendo pressione sui testimoni. “Ho avuto la sensazione di essere stata manipolata”, spiega Le Roy.

 

SEDE SOCIETE GENERALE A PARIGI SEDE SOCIETE GENERALE A PARIGI

Contando sugli scarsi mezzi degli investigatori, l’Istituto li guida in ambienti finanziari complessi e sconosciuti: “Parla - vano di put, call, ma non dei crocevia finanziari utili a individuare le controparti delle operazioni”. È la banca, poi, a fornire i documenti richiesti –visto che “gli hardware non furono consegnati alla polizia” – così come i testimoni. “È stata un’in - dagine facile” ammette amara la poliziotta, fino al 2012 convinta della bontà delle inchiesta. Perfino quando – il 20 gennaio – Kerviel svela tutto ai suoi dirigenti, il dialogo viene trascritto a mano.

 

Soc GenSoc Gen

Nei verbali, molte parti risultano “sbiancate” e oltre due ore di conversazioni scompaiono. La difesa ha potuto visionarli solo a ridosso del processo, troppo tardi. I pm, però, ignorarono i dubbi della Le Roy, e si attennero alla storia in gran parte costruita dalla banca. Che, dal canto suo, si dice “sorpresa dalle dichiarazioni” della poliziotta, e ricorda di aver denunciato per calunnia Kerviel, dopo le sue accuse di frode nel processo. Se fossero confermate, però, il caso potrebbe riaprirsi.

 

 

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