UN GARANTE PER ILVA - 600MILA EURO IN TRE ANNI PER VIGILARE SULL’ATTUAZIONE DELLE PRESCRIZIONI DEL GOVERNO - DOVRA’ DECIDERE ANCHE SULL’EVENTUALE ESPROPRIO - MAGISTRATURA SCAVALCATA? E CHI SARA’ IL “FORTUNELLO”? - REALACCI SMENTISCE, SPUNTA IL RENZIANO DELLA SETA, IN CORSA ANCHE UMBERTO VERONESI, AMICO DEL PRESIDENTE ILVA, BRUNO FERRANTE - VENDOLA ALL’ATTACCO FONDI SOTTRATTI ALL’AMBIENTE…

Sa. Can. Per "Corriere.it"

Duecentomila euro all'anno per l'ennesimo incarico burocratico. È quello che prevede il Decreto sull'Ilva, all'articolo 3 comma 2, che mette a bilancio, così, un costo complessivo di 600 mila euro per i tre anni di durata dell'attività del Garante. Si tratta di una figura, "di indiscussa indipendenza, competenza ed esperienza" incaricato di vigilare sull'attuazione delle disposizioni stabilite "dal presente decreto".

Come nella miglior tradizione italiana, quindi, per far affermare un diritto occorre pagare. Nonostante le disposizioni già esistenti, come quella emanata dal Gip di Taranto, Patrizia Todisco, nel luglio scorso che ha già individuato le norme a cui l'Ilva dovrebbe attenersi e anche le persone, i custodi giudiziari, incaricate di esigerne il rispetto.

Il decreto, invece, nell'intento di dare una veste accettabile al sostanziale via libera all'attività produttiva dell'Ilva, ha voluto creare un nuovo incarico con tutti gli orpelli conseguenti. "Il Garante - si legge nel provvedimento - avvalendosi dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, e sentendo le rappresentanze dei lavoratori, acquisisce le informazioni e gli atti ritenuti necessari, che l'azienda, le amministrazioni e gli enti interessati devono tempestivamente fornire".

Una volta acquisite le informazioni, avviene la segnalazione al Presidente del Consiglio dei ministri, al ministro dell'Ambiente e a quello della Salute, riguardo a "eventuali criticità riscontrate nell'attuazione della predetta autorizzazione (cioè l'autorizzazione integrata ambientale che consente all'Ilva di operare, ndr) e proponendo le idonee misure, ivi compresa l'eventuale adozione di provvedimenti di amministrazione straordinaria, anche in considerazione degli articoli 41 e 43 della Costituzione".

Al Garante, quindi, viene anche affidato il compito di proporre un'eventuale provvedimento di espropriazione dell'azienda come regolato dagli articoli della Costituzione citati. Un'ipotesi piuttosto remota, come ha assicurato ieri Passera e che, in ogni caso, non sarebbe immediatamente operativa.

Il garante, infatti, può solo proporre il provvedimento di espropriazione che però va determinato dall'autorità pubblica, in questo caso il governo. Il quale potrebbe utilizzare il "Testo unico sulle espropriazioni per pubblica utilità" anche se il decreto parla di "provvedimenti di amministrazione straordinaria", il che fa pensare al ricorso alla legge Marzano (che però serve a gestire le aziende insolventi).

Resta il fatto di uno stanziamento di fondi pubblici, "pari a complessivi 600 mila euro", per gli anni 2013, 2014, 2015. Chi paga? Le risorse provengono dai fondi assegnati da due delibere Cipe: quella per "interventi di contrasto del rischio idrogeologico di rilevanza strategica regionale nel Mezzogiorno" e le "risorse nel Mezzogiorno nei settori ambientali depurazione acque e bonifica di discariche". Quindi, si tratta di fondi sottratti all'ambiente.

A scagliarsi contro il decreto, però, non sono in molti. Lo fa il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che accusa il provvedimento di ignorare il rafforzamento dei presìdi sanitari a Taranto. La Fiom, invece chiede rassicurazioni sulle risorse disponibili da parte dell'Ilva in mancanza delle quali occorrerebbe passare subito "all'Amministrazione straordinaria". Cioè all'esproprio. Il più duro, invece, è il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, secondo il quale "a Taranto ora si può inquinare per decreto". Bonelli attacca anche l'istituzione del garante perché sostituisce "l'azione di vigilanza sul rispetto delle leggi" che spetta alla magistratura.


Per quanto riguarda la nomina, l'idea del governo è di darle ampia risonanza con un coinvolgimento diretto del presidente Napolitano. Tra i nomi, sono iniziati a circolare esponenti del mondo ambientalista, e parlamentari Pd, come Ermete Realacci (che smentisce seccamente) e Roberto Della Seta (lo stesso che, secondo le intercettazioni della magistratura, avrebbe subìto pressioni per i suoi interventi parlamentari a sfavore dell'Ilva). Raggiunto dal Fatto, Della Seta interviene sul merito: "Mi fa piacere che circoli il mio nome ma non ne so nulla. L'importante è che il garante abbia voce in capitolo".

Il ministro Clini, però, nell'intervista qui a fianco, esclude categoricamente l'ipotesi di un incarico a uomini politici e tira in ballo persone di assoluta competenza. Altri tecnici, sembra di capire, forse un magistrato. Un altro dei nomi possibili è l'attuale capo dei Vigili del Fuoco, Alfio Pini. Ma filtra anche quello di Umberto Veronesi, l'oncologo nazionale che il presidente Ilva, Bruno Ferrante, ha indicato come un suo amico del "club del venerdì".

 

Bruno Ferrantelapresse bruno ferrantevendolailvar ILVA huge ILVA DI TARANTO jpegUmberto Veronesi Realacci

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?