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SOPRA LA PANCA LA BANCA CREPA - IN UN ANNO LE PRIME DODICI BANCHE ITALIANE QUOTATE A MILANO HANNO BRUCIATO 65 MILIARDI DI EURO, OLTRE LA METÀ DEL PROPRIO VALORE - SU 30 MILA SPORTELLI IN ITALIA 11,5 MILA DOVREBBERO ESSERE CHIUSI E DEI 300 MILA DIPENDENTI UN TERZO E’ DA LICENZIARE

Stefano Righi per il “Corriere Economia - Corriere della Sera”

 

BORSA MILANOBORSA MILANO

In un anno le prime dodici banche italiane quotate sul listino della Borsa di Milano hanno bruciato 65 miliardi di euro, oltre la metà del proprio valore. La fiammata della scorsa settimana, sulla spinta dei timori generati dal referendum di giovedì prossimo sull' uscita della Gran Bretagna dall' Unione Europea è solo l' ultimo pretesto per certificare un malessere più profondo e strutturale, l' esistenza di dubbi che minano alla base l'industria stessa del credito, così come siamo stati abituati a conoscerla negli ultimi decenni.

BORSA MILANOBORSA MILANO

 

Se oggi è di moda la Brexit, contrapposta in un gioco un po' banale alle logiche del Bremain - come se gli accordi sottoscritti lo scorso febbraio non avessero già cambiato radicalmente il tenore dei rapporti tra Bruxelles e Londra - ricorderete forse le prime sei tragiche settimane dell' anno, con le Borse in picchiata e le banche in grave difficoltà. Cos'era allora? Solo un problema di sofferenze o i timori generati dall'entrata in vigore dei meccanismi del Bail-in legati ai salvataggi bancari?

UNICREDITUNICREDIT

 

I NODI

La verità è strutturale. La banca così com' è non va più. Esiste un concreto problema sul fronte dei costi, che nessuno vuole affrontare. Secondo alcuni analisti di settore, se applicassimo la razionale del rapporto medio tra agenzie bancarie e popolazione presente nella Ue, sui circa 30.700 sportelli bancari ancora in funzione in Italia, si renderebbe necessario il taglio di 11.500 agenzie, in modo da permettere alle restanti un futuro sostenibile dalle attuali dinamiche di business .

 

logo intesa san paolologo intesa san paolo

Poi, c' è il delicatissimo problema del personale: i circa 300 mila impiegati del settore sarebbero per un terzo in eccedenza. Come fare? Su tutto si stende un inquietante riscontro numerico. Sulla base dell' analisi dei bilanci del primo trimestre dell' anno 2016 le principali banche italiane hanno messo assieme utili per circa 1,1 miliardi di euro. Solo Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno sommato 1,2 miliardi di euro di risultato netto, mentre qualcuno come Banco Popolare e Carige è finito in rosso.

 

MINORI ENTRATE

Ma al di là delle abilità manageriali e del maquillage ai conti c' è un altro dato che si può evidenziare dall' analisi dei conti dal primo gennaio al 31 marzo: le principali banche italiane hanno perso fatturato per 1,7 miliardi di euro.

 

mps logomps logo

Ovvero 1.700 milioni di euro in commissioni, consulenze, servizi venduti, in meno. In tre mesi. Proiettando i dati sull' arco annuale significa una perdita di business primario nell' ordine dei 7 miliardi di euro. E mentre sul fronte degli utili c' è chi eccelle (Intesa Sanpaolo), chi resiste (Unicredit) e poi le altre, sul fronte dei ricavi la malattia è pandemica, colpisce tutti. Intesa -12,8%, Unicredit -4,7%, Popolare Sondrio -40,3%.

 

Nel loro insieme le principali banche italiane hanno ricavato dalla loro attività poco più di 14 miliardi di euro. Un anno prima, nello stesso periodo del 2015, erano 15,7 miliardi. Gli effetti della congiuntura non mancano, ci sono le poste straordinarie e non ripetibili, perfino la stagionalità ha influito. Ma i numeri questo dicono: in un anno le prime banche italiane portano a casa 7 miliardi in meno di ricavi.

carigecarige

 

CONNESSIONI

 Questa è una delle possibili spiegazioni alla pesante flessione in Borsa dell' intero settore. Come vedete dal tabellone a fianco non c' è un solo istituto di credito che si è salvato. L' analisi, fissata a giovedì scorso, ha considerato il 15 giugno 2015 come punto di partenza. I crolli percentuali mettono i brividi, soprattutto ai piccoli risparmiatori rimasti coinvolti: Monte dei Paschi, Banco Popolare e Carige hanno perso oltre il 70 per cento del proprio valore.

 

federico ghizzonifederico ghizzoni

È proprio l' istituto ligure a primeggiare in questa poco ambita graduatoria. Da giugno 2015 la Carige ha perso tre quarti del proprio valore (il 75,44%!), ovvero poco meno di un miliardo di euro che corrisponde, a fronte di una capitalizzazione di 1,29 miliardi di un anno fa, ai poco più di 300 milioni di oggi, nonostante il baldanzoso arrivo del patron Malacalza.

 

Chi ha perso di più in valore assoluto è Unicredit. Un anno fa la banca guidata da Federico Ghizzoni capitalizzava 37,5 miliardi di euro, oggi siamo vicino ai 14, con una differenza superiore ai 23 miliardi: nessuno ha perso tanto. Su Unicredit le variabili sono molteplici, ma certamente il clima di incertezza che da mesi si continua a respirare in piazza Gae Aulenti non aiuta. Ha perso 20 miliardi di capitalizzazione anche il più solido tra i grandi istituti italiani: Intesa Sanpaolo è passata da un valore di 52 miliardi a 32, con un calo del 37 per cento.

 

FUORI LISTINO

banco popolarebanco popolare

Pesanti anche le due protagoniste dell' attesa fusione sistemica: il Banco Popolare, anche a causa dell' aumento di capitale da un miliardo richiesto dalla Bce, ha lasciato sul parterre della Borsa il 75,35 per cento del proprio valore (bruciati 6,5 miliardi), mentre la Banca Popolare di Milano ha dimezzato la propria valorizzazione, sacrificando 2 miliardi di euro.

 

A questo bollettino andrebbero poi aggiunte altre due rilevanti protagoniste del sistema creditizio nazionale: la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Entrambe non erano e non sono quotate in Borsa, ma entrambe hanno bruciato la ricchezza dei loro azionisti come nessuno altro in questi ultimi dodici mesi.

 

Dai valori massimi la Vicenza ha polverizzato 6,25 miliardi di euro, Veneto Banca 5,1 miliardi. In totale 11,35 miliardi investiti in azioni che, semplicemente, non ci sono più e che porterebbero il conto delle principali banche italiane a oltre 76 miliardi di perdita dal giugno 2015. Venerdì in Borsa è apparso un timido segno «+». Più di così, le banche, non potevano perdere.

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