IN NOMINE RENZI - ENI, ENEL E FINCANTIERI-LEONARDO: IN DUE RIGHE DI INTERVISTA HA SMENTITO IL NEOMINISTRO DELL'ECONOMIA GUALTIERI, CHE AVEVA MANDATO IN SOFFITTA LE PREVISIONI DI PRIVATIZZAZIONI E IL PIANO CAPRICORN, E ''ORDINATO'' LA FUSIONE DEI DUE GIGANTI, CONDIVIDENDO L'IMPOSTAZIONE DI GIUSEPPE BONO E A DISPETTO DI PROFUMO, SCELTO DA GENTILONI E CHE LUI NON HA MAI MANDATO GIÙ

 

 

Michele Arnese per www.startmag.it

 

Apprezzamenti per i vertici di Eni ed Enel, una domanda su Leonardo-Finmeccanica e Fincantieri.

Non si parla solo di correnti e correntine, manovre di palazzo e di corridoio, scissioni e nuovi partiti nell’intervista che Matteo Renzi ha rilasciato al quotidiano la Repubblica in cui annuncia ufficialmente quello che da settimane si bisbigliava: i parlamentari renzianissimi costituiranno gruppi autonomi sia alla Camera che al Senato, sempre a sostegno del governo Conte 2 formato da Movimento 5 Stelle, Pd e Liberi e uguali.

 

renzi zingaretti

Dunque la vera novità su economia e aziende partecipate dallo Stato tramite il Tesoro sono le parole dell’ex premier che riguardano in particolare due campioni nazionali dal rilievo internazionale: Leonardo (ex Finmeccanica) guidata da Alessandro Profumo e Fincantieri capitanata da Giuseppe Bono:

 

“Non sono interessato a mettere in naso nelle nomine, ma voglio dire la mia sulle strategia. Perché continuiamo a tenere divise Leonardo-Finmeccanica e Fincantieri? Che senso ha? Non rischiamo di farci mangiare da partner europei che investono più di noi sullo spazio e sulla difesa?”, ha detto Renzi, condividendo di fatto un’impostazione alla Bono.

 

Una sortita, quella dell’ex presidente del Consiglio, che va in controtendenza rispetto a quanto ha detto giorni fa il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che ha di fatto mandato in soffitta sia le previsioni di privatizzazioni per 18 miliardi nel 2018 che erano state indicate dal Conte 1 sia il piano complessivo Capricorn su partecipate e controllate di Stato (qui e qui gli approfondimenti di Start).

 

alessandro profumo matteo renzi

Inoltre, a dispetto degli auspici di Renzi, al Tesoro con Gualtieri – come sottolineato giorni fa dal quotidiano Il Sole 24 Ore – non si starebbe valutando il passaggio di quote di Leonardo (ex Finmeccanica) dal ministero dell’Economia alla Cassa depositi e prestiti (Cdp); un passaggio che avrebbe un senso industriale e non solo contabile preliminare a un’eventuale aggregazione tra i due gruppi: agli inizi di agosto Fincantieri è infatti passata da Fintecna (100% Cdp) alla neonata scatola societaria Cdp Industria in cui confluiranno anche le quote che la Cassa depositi e prestiti detiene in Saipem.

 

Comunque tra esperti e analisti – al di là della frase odierna di Renzi, delle ambizioni di Bono e del cantiere Capricorn più o meno abbandonato – non manca il dibattito sul futuro dei due colossi e su scenari di fusioni-aggregazioni, come si evince anche dagli interventi recenti di analisti ed esperti del comparto pubblicati nei giorni scorsi da Start Magazine.

 

L’INTERVENTO DI ARMARO SU LEONARDO-FINMECCANICA E FINCANTIERI

L’esperto del settore Andrea Armaro, su Start Magazineha scritto si è chiesto: perché non pensare a un polo unico fra Leonardo-Finmeccanica e Fincantieri? “Quali saranno gli elementi di forza e debolezza e quali le nuove opportunità che si creeranno? Quali le possibili opzioni da esplorare?  Ci sono due grossi gruppi, Leonardo e Fincantieri, entrambi con punti di forza e debolezza che vanno affrontati, pena la progressiva irrilevanza a livello di sistema mondiale e la subalternità a colossi europei e americani in rapida evoluzione”, secondo Armaro:

 

“Fincantieri ha una doppia anima: le costruzioni civili, che operano con ridotti margini di profitto e sono soggette ad ampie oscillazioni del mercato, e le costruzioni militari, più stabili e con maggiori margini, ma con un mercato più piccolo. In quest’ultimo settore, Fincantieri sconta la mancanza di un partner organico in grado di offrire “il contenuto” alle proprie costruzioni. Ci si riferisce all’insieme di tutti i sistemi che trasformano “uno scafo” in un sistema in grado di fare operare una nave (sensori, sistema di combattimento, sistemi di Comando e Controllo, ecc.) e che rappresentano il valore più consistente dell’intera realizzazione”.

roberto gualtieri

 

“Finmeccanica-Leonardo, invece, ha una grande moltitudine di competenze e attività, ma sono meno quelle che potremmo definire come “core skills”, ovvero aree di reale e riconosciuta competenza a livello globale. Gli elicotteri, ad esempio, con AgustaWestland, così come le costruzioni aerospaziali e i sistemi elettronici. Finmeccanica Leonardo ha inoltre una forte presenza in Gran Bretagna e la capacità di crescere in altri Paesi quali la Polonia e gli stessi Stati Uniti”, ha concluso Armaro, già portavoce dell’ex ministro della Difesa, Roberta Pinotti (Pd) e prima ancora del prodiano Arturo Parisi alla presidenza del Consiglio.

 

L’ANALISI DEL GENERALE ARPINO SU LEONARDO-FINMECCANICA E FINCANTIERI

Ha scritto poi sempre su Start Magazine il generale Mario Arpino, ex capo di Stato Maggiore della Difesa: “Il tema di creare il “colosso” unificando competenze e strutture di Leonardo (ex Finmeccanica) e Fincantieri è ricorrente. Le sinergie possono essere individuate e ciò che manca può essere acquisito: difficile invece è individuare il superfluo, da dirottare in società satelliti o da alienare, e capire quali siano la dimensione critica e gli skill da incorporare per raggiungere un livello di competitività globale.

roberto gualtieri dario franceschini

 

A ottobre dell’anno scorso (se ne era occupata in più occasioni anche Startmag), all’epoca dell’accordo operativo dei due gruppi nell’ambito della collaborazione in Orizzonte Sistemi Navali), già cominciavano a circolare voci di un’ipotesi di fusione tra i due gruppi. Si prevedeva persino un giro contabile tra Ministero Economia e Finanze (Mef) e Cassa Depositi e Prestiti Cdp) delle quote di partecipazione dello Stato. Lo scopo era ridurre il debito pubblico e, parallelamente, sopire l’ostilità dei francesi e di Bruxelles alla fusione. La banche d’affari si mettevano in moto, ma i dubbi sulla reale efficacia operativa della fusione portavano prima ad un rallentamento, poi alla sospensione dell’operazione”.

 

IL COMMENTO DI GIANSIRACUSA (ARES-OSSERVATORIO DIFESA)

giuseppe bono

“Unificare i due gruppi sotto un unico cappello non sarebbe una mossa saggia – ha scritto l’analista ed esperto di cose militari e di intelligence, Aurelio Giansiracusaanimatore di Ares-Osservatorio Difesa – sia Leonardo, sia Fincantieri (parlo del settore militare) vivono in buona parte di commesse nazionali (per Fincantieri sono vitali). Ma le commesse nazionali hanno due difetti, i costi mediamente più elevati, rispetto all’acquisto off the shell all’Estero, legati al numero di sistemi ordinati e dilazionati nel tempo ed il livello tecnologico che il più delle volte è esagerato per il mercato estero che richiede, invece, soluzioni più a basso costo, meno performanti e meno capaci in termini di prestazioni complessive. Questo si riflette negativamente sulle nostre esportazioni che trovano sfogo solo nei Paesi Arabi che hanno un ricco portafoglio e presso i Paesi alleati più avanzati che ricercano soluzioni tecnologiche altamente avanzate.

 

Per Fincantieri significherebbe tentare di vendere all’estero unità con armamenti e sistemi totalmente made in Italy, il che sappiamo che è piuttosto difficile da realizzare. Non è un caso che Fincantieri abbia aperto a Thales come sistemista nell’ambito dell’operazione con Naval Group di cui Thales è azionista di riferimento. Del resto Fincantieri e Leonardo hanno creato OSN spa che nelle intenzioni dovrebbe essere lo strumento aziendale per piazzare navi, armamenti e sistemi made in Italy ma al momento sembra poco più che una scatola vuota”.

 

L’ANALISI DI BATACCHI (RIVISTA ITALIANA DIFESA)

Torneranno in auge le suggestioni sul campione unico Leonardo-Fincantieri? “Improbabile, non di certo nel breve periodo”, ha risposto nei giorni scorsi a Start Pietro Batacchi, direttore di Rid (Rivista italiana difesa), in una conversazione con Chiara Rossi per fare il punto sui dossier che dovrà affrontare il nuovo titolare della Difesa, Lorenzo Guerini (Pd). D’altronde – ha aggiunto Batacchi – “Fincantieri si è staccata da Finmeccanica 50 anni fa e ora sarebbe davvero pronta a riunirsi? Senza dimenticare che il colosso triestino della cantieristica navale è decisamente occupato su altri fronti: dalla neo joint-venture con Naval Group all’attesa dell’appovazione da parte dell’Antitrust europeo dell’operazione sugli Chantiers de l’Atlantique”.

Fabrizio Palermo Giuseppe Bono

 

I RUMORS

In ambienti dell’industria della Difesa, c’è chi pur non disdegnando lo scenario di un “polo unico” fra Leonardo e Fincantieri storce il naso per le mire egemoniche attribuite al numero uno di Fincantieri, Giuseppe Bono, che da decenni si vedrebbe già alla testa di questo campione nazionale. Una prospettiva non da tutti condivisa, anche in casa ex Finmeccanica. Dice un addetto ai lavori del comparto che preferisce l’anonimato: “Perché un manager 75enne alla testa di una società che è un quarto dell’altra dovrebbe diventare dominus del super campione nazionale della difesa e dello spazio?”.

 

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