donald trump hillary clinton

IPOCRISIA STAMPATA (TUTTI ALLA CORTE DI HILLARY) - CALANO LE BORSE ED SAREBBE COLPA DEI SONDAGGI PRO-TRUMP. MA I MERCATI TEMONO MOLTO DI PIU’ LE MINACCE DELLA FED DI ALZARE I TASSI (“SCELTA NON PIU’ A LUNGO RINVIABILE”) E IL BRACCIO DI FERRO DRAGHI-MERKEL SUL QUANTITATIVE EASING

MARK CARNEY JANET YELLEN MARIO DRAGHIMARK CARNEY JANET YELLEN MARIO DRAGHI

 

Rodolfo Parietti per il Giornale

 

Novembre sarà il più crudele dei mesi di questo già tormentato 2016? Le premesse di una tempesta perfetta sui mercati, per effetto dell' onda alta degli spread e dello sbandamento collettivo dei mercati causa l' imprevista possibilità che sia Donald Trump a poggiare le terga sulla poltrona della Casa Bianca, ci sono tutte.

 

Inoltre, entro fine anno, alla Bce potrebbero venire al pettine i nodi del quantitative easing. Soprattutto se la Germania deciderà di sferrare l' attacco finale contro Mario Draghi. Per chi, come succede spesso in Italia, guarda solo il proprio ombelico, va detto che il differenziale tra il nostro Btp e il Bund tedesco si è arrampicato ieri fino a 162 punti prima di ripiegare in chiusura a quota 153.

 

draghi merkel renzi hollandedraghi merkel renzi hollande

È, più o meno, lo stesso livello raggiunto nel giugno scorso, a Brexit conclamata. Con una differenza sostanziale: allora l' allargamento della forbice dei rendimenti non aveva suscitato la stessa preoccupata attenzione di oggi. E un motivo c' è. Mano a mano che ci si avvicina al referendum costituzionale, lo spread torna a essere quel formidabile strumento di pressione politica costato al governo Berlusconi la rottamazione per mezzo del surriscaldamento dei differenziali fino a oltre 600 punti.

 

C' è da scommettere che fino al 4 dicembre le tensioni continueranno, soprattutto di fronte a un' avanzata dei «No» destinata ad alimentare altri scenari surreali (o strumentali?) come quello che vede l' Italia prima candidata a uscire dall' euro. E da mettere in conto sono anche altri scivoloni come quello subìto ieri da Piazza Affari (-2,51%, con i titoli bancari crollati del 4,2%) in un contesto internazionale fragile, su cui pesano gli interrogativi sull' esito delle presidenziali americane dopo il recupero di consensi da parte di Trump.

hillary clinton a wall streethillary clinton a wall street

 

Un' eventualità vista dai mercati come il fumo negli occhi per gli scenari incerti che verrebbero a delinearsi in seguito all' elezione del tycoon. Un' elezione che potrebbe impattare anche sulla presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, il cui operato è stato più volte aspramente criticato da Trump. La Fed deve ancora decidere quando alzare i tassi. Ieri li ha lasciati invariati, anche se però l' accento è stato messo sul fatto che una stretta è «sempre più opportuna» alla luce del rafforzamento economico. Molto probabile un giro di vite in dicembre.

 

maria elena boschi referendum costituzionalemaria elena boschi referendum costituzionale

Quanto all' Italia, se dal voto referendario uscisse la vittoria del «Sì» certo non sparirebbero i problemi di scarsa crescita, dei troppi disoccupati e della deflazione. Col passare dei mesi, la divaricazione nei confronti di altri Paesi dell' euro club si va infatti facendo sempre più netta. È questo il vero spread da temere.

 

Una differenza di passo in termini di sviluppo economico, di posti di lavoro e perfino nella dinamica dei prezzi al consumo che rischia di mettere in crisi Mario Draghi. Il piano di acquisto titoli, quel quantitative easing che fa da scudo ai rendimenti dei titoli italiani impedendone l' ascesa, è stato confermato fino al marzo 2017, ma il numero uno della Bce avrà non poche difficoltà a proporre un differimento della scadenza se nei prossimi mesi le cose nell' Eurozona continueranno a migliorare.

 

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Non a caso, l' ex governatore di Bankitalia ha già ricevuto ieri un duplice avvertimento dalla Germania. I consulenti del governo di Berlino gli hanno chiesto di rallentare il ritmo dello shopping dal momento che «la dimensione dell' allentamento monetario non è più adeguata considerando la ripresa economica nella regione», mentre Deutsche Bank ha motivato la necessità di un cambio di registro con l' inefficacia del Qe. Due valutazioni contraddittorie per un messaggio univoco: «Mario, fatti più in là».

 

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