donald trump recessione economia

LE MINACCE ALLA GROENLANDIA NON SONO L’UNICA MOSSA DI TRUMP CHE DOVREBBE PREOCCUPARE GLI EUROPEI – L’ASSALTO DEL TYCOON ALLA FEDERAL RESERVE È, POTENZIALMENTE, DEVASTANTE PER L’UE (E NON SOLO PER IL “RISCHIO” SUL MERCATO DERIVANTE DALLA FINE DELL’INDIPENDENZA DELLA FED) – LA BANCA CENTRALE AMERICANA AGISCE COME PRESTATORE DI ULTIMA ISTANZA NELLE CRISI FINANZIARIE GLOBALI, ATTRAVERSO LE LINEE DI “SWAP” CONCORDATE CON LE ALTRE ISTITUZIONI MONETARIE. CON IL SUO OPERATO, LA FED GARANTISCE LIQUIDITÀ IN DOLLARI E STABILIZZA IL SISTEMA ECONOMICO MONDIALE. SE SMETTESSE DI FARLO, SU INPUT DEL TYCOON, SAREBBE UNA CATASTROFE PER IL VECCHIO CONTINENTE…

Estratto dell’articolo di Antonio Pollio Salimbeni per “il Mattinale europeo”, la newsletter di David Carretta e Christian Spillmann

 

IL VIDEO DI JEROME POWELL IN RISPOSTA A TRUMP E ALL INDAGINE NEI SUOI CONFRONTI

Con il sostegno pubblico espresso a Jerome Powell da un gruppo di banchieri centrali internazionali - tra cui Christine Lagarde per la Bce, Andrew Bailey per la Banca d’Inghilterra e Tiff Macklem per la Banca del Canada - la partita dell’indipendenza della Federal Reserve è diventata semiglobale.

 

Non era mai accaduto che banchieri centrali di mezzo mondo […] intervenissero coralmente in difesa di un “collega”, contrapponendosi apertamente al presidente americano in carica. La volontà del presidente americano di assicurarsi il pieno controllo della banca centrale trova pochi precedenti, accomunando ora gli Stati Uniti all’Argentina del 2010 e alla Turchia del 2019 e del 2021.

 

jerome powell e christine lagarde al forum della bce a sintra

Nella loro breve dichiarazione i banchieri centrali hanno indicato che Powell, accusato dal Dipartimento della giustizia americano di aver mentito al Congresso in merito alla ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede di Washington della Fed, svolge le funzioni di banchiere centrale con “integrità” e che è fondamentale preservare l’indipendenza delle banche centrali “nel pieno rispetto dello stato di diritto e della responsabilità democratica”.

 

La posta in gioco è alta per gli Stati Uniti perché l’attacco all’indipendenza della Fed fa parte della “guerra” aperta dalla Casa Bianca a tutte le istituzioni “terze” che si frappongono alle strategie presidenziali […].

 

donald trump e jerome powell 8

Ma è una posta molto alta anche per l’Europa. C’è un tema che dal ritorno di Trump alla Casa Bianca resta volutamente sotto traccia, ma che preoccupa sempre più: che cosa accadrebbe se, in una situazione di crisi finanziaria dai risvolti semiglobali, gli Stati Uniti non agissero come prestatore di ultima istanza, per esempio attraverso le linee di “swap” in dollari concordate con le altre banche centrali per garantire liquidità nella valuta americana, costituendo in tal modo un pilastro per la stabilità finanziaria?

 

Con tutte le differenze del caso, è un po’ lo stesso dilemma che si porrebbe sul piano politico-militare se uno Stato membro della Ue fosse attaccato militarmente dall’esterno.

 

jerome powell meme 3

Quale sarebbe la reazione dell’amministrazione americana? “Sono scenari teorici, anche improbabili. Tuttavia quando lo scorso marzo il vicepresidente americano Vance scrisse nella famosa chat riservata di condividere pienamente l’odio del segretario alla difesa Hegseth per il parassita europeo, indicando di non sopportare salvare di nuovo l’Europa, chi si occupa di questioni monetarie e finanziarie si è legittimamente chiesto come si comporterebbero gli Usa nel caso di una crisi finanziaria dai potenziali effetti globali”, commenta una fonte europea coinvolta nelle discussioni sul coordinamento delle politiche economiche internazionali.

 

[…] Le linee di “swap” della Fed sono accordi di scambio valuta tra banche centrali (il termine inglese swap significa, appunto, scambio) che si sono dimostrati fondamentali durante la crisi finanziaria globale scatenatasi nel 2008 per garantire il normale flusso di dollari, permettere alla Bce di rifornire di valuta americana le banche dell’area euro ed evitare il collasso dei mercati.

 

federal reserve

Lo stesso era accaduto durante la crisi del debito sovrano europeo per sostenere le banche del continente, evitando una stretta creditizia di largo raggio, e durante la pandemia per irrorare liquidità nel sistema finanziario e limitare i danni all’economia reale.

 

In sostanza, le linee swap della Fed – che addebita una commissione per lo scambio - sono uno strumento di politica monetaria internazionale che garantisce liquidità in dollari nei momenti di crisi e tende a stabilizzare il sistema finanziario globale.

 

È uno degli aspetti rilevanti della responsabilità americana che deriva dalla predominanza del dollaro nell’economia globale: l’esistenza di un “prestatore” di ultima istanza per tamponare le crisi è interesse dei paesi epicentro di quella stessa crisi ed è anche interesse degli Usa che quella crisi non si propaghi anche al sistema finanziario americano mettendo in discussione lo stesso ruolo predominante del dollaro.

 

L ORO NELLA FEDERAL RESERVE BANK DI NEW YORK

Nell’estate scorsa, in pieno shock per la guerra dei dazi scatenata da Trump, Powell rassicurò il resto del mondo con queste parole: “Siamo ancora pronti a utilizzare la linea di swap in situazioni che rientrano nelle nostre prerogative legali”.

 

[…]

 

Questo non è un tema che i ministri finanziari europei discutono apertamente. Man mano che si intensificano gli attacchi all’indipendenza della Fed qualcuno inizia a chiedersi che cosa accadrebbe in caso di crisi con una Fed costantemente sotto il martellamento del presidente e non difesa adeguatamente dal Congresso, con un “board” a predominanza di membri pro Trump (attualmente non è così).

jerome powell meme

 

L’amministrazione Trump si sta ritirando dal sistema di coordinamento multilaterale internazionale e gli strumenti di politica economica classici – dal commercio alla regolazione bancaria – vengono usati dagli Stati Uniti come leva coercitiva. Ecco perché l’indipendenza della Federal Reserve riguarda direttamente anche l’Europa. Non è solo una questione di solidarietà tra banchieri centrali.

 

Gli economisti Stephen Cecchetti e Kermit Schoenholtz di Money&Banking hanno ricordato che “questo strumento esoterico ha svolto un ruolo fondamentale nel sostenere il sistema finanziario basato sul dollaro al di fuori degli Stati Uniti, isolando così il sistema finanziario americano dal rischio di insolvenza, di mercato e di liquidità degli intermediari esteri.

 

DONALD TRUMP E IL DOLLARO

Come molti elementi dell’impianto finanziario, la scomparsa di questi swap della Fed potrebbe amplificare una crisi o addirittura innescarla. Sebbene questo processo sia spesso considerato un tecnicismo, le linee di swap possono essere vulnerabili alle mutevoli opinioni dei membri votanti del Comitato federale del mercato aperto (Fed), la maggioranza dei quali può essere nominata dal presidente”.

 

George Saravelos e Oliver Harvey, analisti di Deutsche Bank, ricordano che “la responsabilità di estendere le linee swap in dollari con banche centrali estere è della Fed e non dell’amministrazione americana”. Tuttavia “quest’ultima può avere un’influenza diretta attraverso la ‘moral suasion’ così come la nomina del board”.

 

jerome powell

Secondo i due analisti, in uno scenario ipotetico, la messa in discussione delle linee swap della Fed potrebbe essere considerata alla stregua di un “pulsante nucleare”: in teoria “gli Usa potrebbero usarle in modo selettivo come contropartita per altri obiettivi politici”. Gli effetti a medio termine sarebbero significativi: un ritiro della Fed dal ruolo di creditore internazionale di ultima istanza - dicono i due economisti - “equivarrebbe a una sospensione del ruolo del dollaro quale valuta globale più sicura”.

 

In questo contesto, c’è chi ipotizza addirittura la creazione di una specie di coalizione di volonterosi tra le 14 maggiori banche centrali (Fed esclusa) che detengono attualmente circa 1900 miliardi in dollari per agire in caso di necessità da prestatore di ultima istanza. […]

jerome powell meme DONALD TRUMP E IL CROLLO DELL ECONOMIA - VIGNETTA ITALIA OGGI L INSTABILITA ECONOMICA BY TRUMP - ILLUSTRAZIONE DEL FINANCIAL TIMES DONALD TRUMP - WALL STREETdonald trump in versione maoIL CAVEAU DELLA FEDERAL RESERVE BANK DI NEW YORK jerome powell meme 5

Ultimi Dagoreport

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI È SOLA INSIEME A QUEL PUZZONE DI ORBAN A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO - NEL MENTRE, A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO

federico ruffo giulia presutti giuseppe malara

DAGOREPORT - DOVE C'È PRESUTTI, C'È SCAZZO: DOPO AVER FATTO RIVOLTARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE I GIORNALISTI DI “MI MANDA RAI TRE”! - LA REDAZIONE DELLO STORICO PROGRAMMA DI FEDEERICO RUFFO, CHE FA IL BOTTO DI ASCOLTI, È IN RIVOLTA: L’IMPOSIZIONE DELL'EX INVIATA JUNIOR DI "REPORT" ALLA CONDUZIONE DALL’ANTEPRIMA DEL SABATO MATTINA, VIENE VISTA COME UNO SCHIAFFONE – SI MORMORA DI UNO SCONTRO EPICO CON IL VICEDIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, GIUSEPPE MALARA, CHE ALL’APICE DELLA DISCUSSIONE AVREBBE DETTO ALLA REDAZIONE: “O FATE COSÌ, OPPURE RESTATE AL MATTINO!” - QUEL CHE SI CHIEDE LA REDAZIONE DI "MI MANDA RAITRE" E': PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME GIULIA PRESUTTI CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHÉ NON LIMITARSI A COLLOCARLA COME INVIATA? PERCHÉ DARLE AD OGNI COSTO UN PROGRAMMA (O UN SUO FRAMMENTO) ANCHE A COSTO DI UN TERREMOTO? AH (NON) SAPERLO…