L’ORGANIZZAZIONE È L’ANIMA DEL COMMERCIO – DOPO LE CRITICHE SUI TURNI DI LAVORO “MASSACRANTI”, AMAZON APRE AL PUBBLICO I SUOI CAPANNONI – NELLO STABILIMENTO PIACENTINO SI LAVORA SODO, MA CON LA MUSICA, IN ABBIGLIAMENTO CASUAL E GOVERNATI DAI COMPUTER

Alessandro Da Rold per “Linkiesta” pubblicato da “il Foglio del lunedì”

 

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Fuori siamo uno stabilimento di logistica, dentro una fabbrica». Tareq Rajjal è un colosso alto quasi due metri con un sorriso grande come una casa. Anzi come un magazzino. Di 88mila metri quadri. Pari quasi a 12 campi da calcio. Lavora allo stabilimento di Amazon a Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza. È il capitano della «baracca», in pratica. Tecnicamente: amministratore delegato di Amazon Italia Logistica. Viene dalla Giordania, ma per tanti anni ha vissuto a Torino, dove lavorava nell’automotive.

 

«Mi sento un sabaudo» dice mostrando la mappa di questo gigantesco magazzino, svelando i segreti del colosso dell’e-commerce di Jeff Bezos e spiegando nel dettaglio cosa succede dopo che un cliente clicca un ordine su internet. Dirige le operazioni. E durante il tour in questa gigantesca nave grigia e gialla in mezzo alla Val Tidone, raccoglie cartacce fuori posto, saluta i tanti ragazzi che lavorano nelle varie fasi di produzione.

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Circa mille dipendenti, età media 31 anni, il 37% sono donne, contratti a tempo indeterminato da 1.450 euro al mese per i neoassunti. Musica nelle zone di lavoro, gente in pantaloncini corti, abbigliamento casual.

 

Feste di compleanno in un giorno stabilito per tutti i dipendenti nati nello stesso mese con torta e bicchiere di prosecco. Sembra il paradiso in un’Italia che soffre la crisi economica, la disoccupazione, le critiche a un Jobs Act che ha creato soprattutto contratti a tempo determinato. Non lo è, certo. Né il colosso delle spedizioni prova a venderlo in questo modo, dopo le critiche che sono arrivate da tutte le parti del mondo, in particolare dalla Germania, dalla Francia e dagli Stati Uniti, per i turni «massacranti», il lavoro «sorvegliato», l’assenza di sindacati.

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Ma l’apertura al pubblico lanciata negli ultimi mesi in Italia ha permesso di avviare una nuova fase di trasparenza su come funziona esattamente l’algoritmo magico inventato da Bezos che gli ha permesso di diventare in vent’anni una delle aziende più importanti nel mondo per volume d’affari di quasi 80 miliardi di dollari. Del resto siamo in un angolo degli Stati Uniti, nel cuore pulsante del consumismo e del modello di produzione americana, poco sindacalizzato e molto controllato.

 

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C’è una certa ossessione per la perfezione in Amazon. Per il cliente innanzitutto. Che viene coccolato dalla pagina internet fino all’arrivo a casa dell’ordine. E c’è una certa ossessione anche per la sicurezza dei lavoratori: giganteschi cartelli consigliano di «camminare e non correre» o di usare i guanti da lavoro. Non solo. Altri schermi in sala mensa consigliano di usare il car sharing tra i lavoratori, in modo da risparmiare fino a mille euro all’anno.

 

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E l’ossessione per la perfezione è pure nei gettoni, gli swag che i dipendenti possono guadagnare in base alla qualità del lavoro che svolgono: sono gettoni che permettono di aver gadget di Amazon dalla tazza fino ai portachiavi. È un’ossessione che ha pagato, perché nel giro di quattro anni il magazzino di Castel San Giovanni ha di fatto quadruplicato la sua grandezza. Nel 2011 era di 22 mila metri quadri e di lavoratori ce n’erano la metà.

 

Ora ha raddoppiato e se la filosofia Bezos non sbaglia da qui ai prossimi anni potrebbe aumentare ancora. Molto dipenderà da quanto attecchirà ancora l’e-commerce in Italia, modalità di acquisto on line che ci pone ancora come fanalino di coda rispetto a Inghilterra o Germania.

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L’ultimo rapporto dell’Osservatorio eCommerce B2C di Netcomm - Politecnico di Milano, spiega che «prosegue la costante crescita a doppia cifra che caratterizza l’eCommerce in Italia a partire dal 2010: dopo aver ottenuto un incremento del 16% nel 2014, registrerà per il 2015 un’ulteriore crescita del 15% che porterà il mercato a superare i 15 miliardi di euro.

 

Il Mobile Commerce si conferma tra i principali fenomeni dell’eCommerce in Italia: gli acquisti tramite smartphone sono cresciuti del 78% nel 2014 e stanno registrando un’ulteriore crescita del 68% nel 2015, con un valore triplicato in due anni, da un totale di 610 milioni nel 2013 a 1,8 miliardi di euro nel 2015».

 

Uno stabilimento di logistica di questo tipo non è mai esistito in Italia. E secondo i dati forniti da Amazon, «nella giornata di picco degli ordini registrata lunedì 15 dicembre 2014, è stata gestita la spedizione di oltre 249.137 unità in Italia e in oltre 50 diversi paesi esteri. Sono stati così evasi 396.261 ordini di clienti, al ritmo di oltre 4 al secondo».

jeff bezosjeff bezos

 

Numeri, numeri e ancora numeri. Del resto dentro Amazon si lavora. E si vede. «Work hard. Have fun. Make history» è il mantra di Bezos, scritta che campeggia all’entrata del centro, prima dei metal detector che portano alla zona di ricevimento dei materiali, dove circa 200 camion al giorno scaricano prodotti di ogni tipo, dai libri alle macchine per il caffè, dai cellulari fino ai dentifrici. Da pochi mesi pure grocery, acque minerali e cibo che può essere conservato.

 

All’apparenza sembra un gigantesco caos, una classica stanza di uno studente universitario in disordine. Ma in realtà è tutto è studiato nel dettaglio, con una precisione millimetrica. Tutto viene monitorato fino allo sfinimento dai computer. Il gigantesco sistema Amazon consente di sorvegliare il prodotto dall’entrata fino all’uscita.

 

E di mantenere soprattutto la privacy di ogni acquirente. Su grandi schermi vengono trasmessi i grafici su quanti prodotti sono stati danneggiati negli ultimi mesi. Un team di ragazzi annota su una lavagna i vari movimenti della merce. Calcola se qualcosa va storto. Lo corregge. La macchina va spedita. Non ci devono essere errori. Si lavora troppo?

jeff bezosjeff bezos

 

Silvio Ercole Beccia, esperto di logistica, da più di trent’anni sul campo, ha visitato tutti i più grandi centri di smistamento in Italia, tra cui quello dei ricambi Fiat, quasi 220mila metri quadri. Conosce nei dettagli le turnazioni di lavoro nel settore. «Non c’è una parcellizzazione tipica della catena di montaggio» dice. «I turni nelle varie fasi permettono ai lavoratori di non lavorare troppo nello stesso posto. L’unica parte pesante è quella del packaging».

 

Dopo la prima fase di raccolta si passa ai lunghissimi corridoi dove vengono piazzati libri, cd, giocattoli, di tutto e di più. Tutto alla rinfusa, ancora. Ma in realtà anche qui è sempre il «sistema Amazon» che cerca di coniugare l’efficienza dei lavoratori con la velocità nella spedizione del prodotto che è stato ordinato. Certo si trotta, non si può perdere tempo, ma come accade in tanti altri posti di lavoro. Ci si basa sul sistema di Gauss, algoritmi matematici che ottimizzano le soluzioni.

 

VILLA A BEVERLY HILLS DI JEFF BEZOS DI AMAZON VILLA A BEVERLY HILLS DI JEFF BEZOS DI AMAZON

Quindi dopo l’invio di un ordine su internet, agli addetti ai corridoi arriva un messaggio su una pistola scanner che indica dove si trova la merce che è stata prima inserita negli scaffali. «Non importa che i prodotti siano solo in una zona, il computer sa il percorso migliore da fare e dove trovare il più velocemente possibile la merce» aggiunge Rajjal.

 

Quindi il pacco sale su sofisticate pedane mobili. Quindi arriva alla zona dell’impacchettamento prima della spedizione. I prodotti vengono sempre controllati più volte. L’indirizzo del ricevente viene messo dalla macchine prima di essere inviato ai vari corrieri per le spedizioni.

 

amazon fresh consegna della spesa a casaamazon fresh consegna della spesa a casa

Dal giugno di quest’anno il centro è stato aperto al pubblico. I tour si svolgono ogni terzo giovedì del mese e sono aperti a tutti i clienti con età superiore ai sei anni. Ogni tour ha una durata di circa un’ora e il numero massimo di partecipanti è di 30 persone alla volta. Ci sono già prenotazioni da qui fino al maggio del 2016. E le visite non sono solo di esperti del settore che vogliono guardare da vicino come funziona questa macchina armoniosa che macina miliardi di dollari.

 

A visitare sono soprattutto clienti. Che spesso si fanno i selfie fuori dalla fabbrica inviando in tempo reale un ordine. Il consumismo, ideologia «neo edonistica» che prevedeva Pier Paolo Pasolini più di quarant’anni fa, insomma, è finalmente realizzata

 

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