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CARRAI FA L’INDIANO – LO STORICO AMICO DI MATTEO RENZI DIVENTERÀ AMMINISTRATORE DELEGATO DI JSW ITALIA, IL COLOSSO MONDIALE DELL’ACCIAIO DI PROPRIETÀ DELL’INDIANO SAIJAN JINDAL – ERA GIÀ NEL CDA E AVEVA FATTO DA CONSULENTE PER LA CESSIONE DELLE ACCIAIERIE DI PIOMBINO. DURANTE LE TRATTATIVE CONVINSE I VERTICI DI JSW AD AFFIDARSI A DUE AVVOCATI FIORENTINI VICINI AL GIGLIO MAGICO: UMBERTO TOMBARI E IL NUMERO UNO DELLA FONDAZIONE OPEN ALBERTO BIANCHI

Gianluca Baldini per "la Verità"

 

marco carrai

Ormai manco solo l' ufficialità. Marco Carrai verrà nominato a breve amministratore delegato di Jsw Italy. Le indiscrezioni nell' ultima settimana si sono fatte sempre più insistenti, senza alcuna smentita da parte della multinazionale indiana, motivo per cui si ritiene che sia solo questioni di giorni, quando si riunirà il cda del gruppo, prima di vedere il nome dell' imprenditore vicino a Matteo Renzi alla guida delle acciaierie ex Lucchini.

 

Del resto Carrai era già nel cda del gruppo (vi era entrato a giugno 2019) dopo essere stato già consulente all' interno della trattativa (era l' estate del 2018) con l' imprenditore algerino Issad Rebrab per la cessione dello stabilimento piombinese al colosso di Sajjan Jindal.

 

Visti i collegamenti di Carrai con il Pd, insomma, non stupisce che il manager, attualmente presidente di Toscana Aeroporti, sia stato scelto per guidare la nuova fase nella quale il rapporto col governo sarà serrato.

 

saijan jindal

Soprattutto se, come annunciato dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e ribadito nella sua recente visita a Piombino dalla sottosegretaria Alessia Morani, ci sarà un intervento diretto dello Stato per garantire produzione e investimenti allo stabilimento piombinese.

 

Un accordo che dovrà passare prima di tutto dal nuovo piano industriale che la controllata italiana di Jindal dovrà presentare a breve. D' altronde se Jindal è riuscito ad accaparrarsi lo stabilimento di Piombino (con anche le concessioni del porto che gli permettono di inviare e ricevere acciaio da tutto il mondo) il merito è proprio del braccio destro di Matteo Renzi.

 

Marco Carrai con Matteo Renzi

Il manager circa due anni fa, durante le trattative con Rebrab, convinse i vertici di Jsw ad affidarsi a due professori universitari e avvocati fiorentini anch' essi vicini al Giglio magico, Umberto Tombari, ex presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Firenze, e Alberto Bianchi, numero uno della Fondazione Open, l' uomo al centro delle indagini sui finanziamenti alla «cassaforte» della Leopolda, utilizzati per i fini politici dell' ex premier toscano.

 

 

umberto tombari

Una vicenda in cui lo stesso Carrai è indagato. Insomma, lo Stato avrà una presenza all' interno delle acciaierie di Piombino. Il motivo appare chiaro: si vuole evitare che scoppi una nuova Ilva di Taranto in salsa toscana. Il primo a chiedere a gran voce il supporto dello Stato è da diverso tempo il governatore della Toscana Enrico Rossi.

 

«Una presenza dello Stato nei settori strategici dell' industria nazionale penso che sia necessaria. Se ne discute anche in Europa», ha ribadito il governatore toscano al termine di un pomeriggio passato il 10 giugno scorso alle acciaierie Jsw Steel di Piombino. «Quando uscire sarà qualcosa da valutare successivamente», spiega, «ma qualche riflessione andrà fatta su come la privatizzazione dei grandi asset pubblici non abbia portato bene al nostro Paese», dice.

enrico rossi

 

Rossi, insomma, è in prima fila per vedere il piano ponte di Jsw. Crede sia lo strumento giusto in questa fase e che entro agosto si possa arrivare ad un chiarimento definitivo. I detrattori di Jindal e dell' ascesa di Carrai all' interno del gruppo, però, non mancano.

 

alberto bianchi

«È l' ultimo gradino di una scalata senza ostacoli, che sembra rappresentare il consolidamento di un affaire tra il debolissimo governo italiano e il gruppo Jindal, la cui conclusione sarà la distruzione anche del secondo polo siderurgico italiano», spiega Diego Penocchio, ad e presidente di Ormis, società che produce macchinari e impianti per le acciaierie e che nel 2012 aveva sottoscritto con Jindal un contratto pluriennale per la realizzazione di un grande stabilimento che producesse impianti e macchinari siderurgici e che non è mai stato onorato.

 

emma marcegaglia

Quello di Piombino non è però l' unico fronte caldo del comparto italiano dell' acciaio. Nei giorni scorsi i due fratelli Emma e Antonio Marcegaglia hanno reso noto di essere interessati a rilevare l' acciaieria Acciai Speciali Terni. «Stiamo attendendo un segnale dalla proprietà per poter fare un' offerta, ma abbiamo messo per iscritto il nostro interesse. Vogliamo essere protagonisti», hanno detto i due fratelli alla stampa ieri prima di incontrare nella città umbra il sindaco Leonardo Latini.

 

Ieri i Marcegaglia hanno ricordato anche che l' interesse per lo stabilimento ternano «risale a diversi anni fa e che la nostra nei confronti di Ast è un' attenzione strategica di lungo termine, che viene da lontano. Siamo qui per dire alle istituzioni chi siamo, qual è la nostra storia», ha detto Emma Marcegaglia dopo l' annuncio della volontà di vendere da parte di Thyssenkrupp.

acciaieria piombino

ALBERTO BIANCHIemma marcegaglia e massimo d'alemaemma marcegagliaALBERTO BIANCHI

Marco Carrai con Matteo Renzi

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