1- NULLA SARÀ COME PRIMA: DOPO BEN SEI ORE DI INTERROGATORIO E LA MESSA SOTTO INDAGINE DEL SUO AMMINISTRATORE DELEGATO ALBERTINO NAGEL, QUELLA CHE FU LA MEDIOBANCA DI ENRICO CUCCIA, PADRINO PADRONE DEL POTERE ECONOMICO ITALICO (DA RCS A GENERALI, DA FIAT A UNICREDIT, DA SINDONA ALLA FAMIGLIA LIGRESTI) NON ESISTE PIÙ 2- SBUGIARDATO NAGEL: IL “PAPELLO SEGRETO” ESISTE ED È IN MANO ALLA PROCURA (L'HA CONSEGNATA L’AVV. ROSSELLO AI PM), A DISPETTO DELLA SMENTITA (“MAI FIRMATI DOCUMENTI”) E DELLA RISPOSTA UFFICIALE DEL 27 LUGLIO A CONSOB IN CUI MEDIOBANCA HA RIBADITO DI “NON AVER STIPULATO ALCUN ACCORDO CON LA FAMIGLIA LIGRESTI” 3- CI SAREBBERO IN CORSO COLLOQUI E CONTATTI TRA VERTICI E AZIONISTI DI MEDIOBANCA ORIENTATI A PROPENDERE PER LE DIMISSIONI DI NAGEL (QUANTO GODE GERONZI?)

1 - NAGEL E LIGRESTI INDAGATI PER L'ACCORDO FONSAI...
Luigi Ferrarella per il "Corriere della Sera"

«Nagel». È questa firma a costare la messa sotto indagine, e l'interrogatorio-fiume ieri dalle 16 alle 22 in una caserma della GdF, dell'amministratore delegato di Mediobanca per l'ipotesi di reato di ostacolo alle funzioni di vigilanza della Consob.

Perché c'è appunto la firma di Alberto Nagel, sopra l'altra firma di Salvatore Ligresti, in calce alla fotocopia di un foglio bianco vergato a mano fronte-retro da Jonella Ligresti, affidato il 17 maggio in custodia all'avvocato Cristina Rossello, segretario del patto di sindacato di Mediobanca, con i termini di un apparente accordo non dichiarato al mercato (45 milioni per il controvalore del 30% di Premafin più una serie di garanzie per i figli):

accordo al quale la famiglia Ligresti accettava di farsi da parte in vista delle complesse operazioni di fusione e aumenti di capitale da 2,2 miliardi di euro con le quali ora Unipol ha assunto il controllo di Premafin (a sua volta controllante Fondiaria Sai e Milano Assicurazioni) con la regia di Mediobanca e Unicredit, banche interessate al non fallimento del gruppo Ligresti perché esposte verso Fonsai rispettivamente per 1 miliardo e per 500 milioni di euro prestati.

Sinora in Procura erano comparse solo due versioni con il testo identico ma senza alcuna firma: prima la fotocopia portata in Procura da Jonella Ligresti, e poi l'asserito originale consegnato dalla custode Rossello di fronte a ordine di sequestro del pm.

Ora invece c'è la certezza che la lettera con le firme esiste davvero ed è in mano alla Procura: la stessa Rossello (che è anche avvocato di Berlusconi nel divorzio dalla moglie), messa di fronte al fatto che Jonella Ligresti con il difensore Gianluigi Tizzoni avesse consegnato in Procura la registrazione di nascosto di una conversazione nella quale il 19 luglio il segretario del patto di sindacato di Mediobanca confermava a voce l'esistenza della lettera firmata da Nagel il 17 maggio, l'ha consegnata a pm.

La lettera dunque esiste a dispetto della smentita informale di Mediobanca il 24 luglio («Mai firmati documenti») e della risposta ufficiale del 27 luglio a Consob in cui Mediobanca ha ribadito di «non aver stipulato alcun accordo con la famiglia Ligresti».

La linea di Mediobanca ieri notte non cambia («Nagel conferma di non aver stipulato alcun accordo con la famiglia Ligresti»), ma di fronte alle evidenze documentali si arricchisce di una storia che sinora mai era stata comunicata, tantomeno alla Consob giorni fa.

Una volta ammesso che a inizio anno la Consob gli aveva già manifestato la contrarietà a che fossero esaudite le richieste formulate dai Ligresti il 12 gennaio, Nagel spiega di aver «siglato la fotocopia di un foglio di carta» scritto da Jonella, ma «esclusivamente per presa di conoscenza» e per reggere le insistenze di Salvatore Ligresti, che lamentava di non trovare più alcun ascolto in Unipol e Unicredit, gli chiedeva di intercedere e giungeva (secondo Nagel) a minacciare persino il suicidio.

Nagel tiene però a declassare la lettera a «elenco di desiderata della famiglia Ligresti». Richieste, ritiene Piazzetta Cuccia, «in parte note e non destinate a Mediobanca, che non è parte di alcun accordo con la famiglia in questione, né quindi impegnative per l'istituto». E l'elenco, «tenuto conto anche della risposta della Consob del 24 maggio, non si è mai tradotto in alcuna ipotesi di accordo con Mediobanca, Unicredit o Unipol».

C'è infatti un motivo per il quale è così importante chiarire se la lettera sia stata firmata anche da Nagel, se abbia nascosto al mercato anche solo la praticabilità di una trattativa anche dopo il 24 maggio per il soddisfacimento anche futuro delle pretese dei Ligresti. In mezzo alle versioni differenti sino ormai a essere inconciliabili tra le varie parti in gioco (Unipol ha peraltro appena «ereditato» dai Ligresti il 3,8% di Mediobanca e il 5,4% di Rcs-Corriere della Sera, di cui Mediobanca è seconda azionista con il 14%), il motivo è che l'esistenza dell'accordo avrebbe violato la condizione posta dalla Consob il 24 maggio per esentare Unipol dall'altrimenti costosissima «Offerta pubblica di acquisto» obbligatoria su Premafin-Fonsai-Milano Assicurazioni.

Invocata dai piccoli azionisti, l'Opa sarebbe stata insostenibile per i mezzi della compagnia bolognese e i piani di Mediobanca e Unicredit, disposte (pur di far riuscire l'operazione) a riconoscere lucrose commissioni alle banche estere del consorzio di garanzia. Consob, cristallizzando un orientamento già manifestato fin dalle prime avvisaglie di richieste dei Ligresti a gennaio, il 24 maggio subordinò l'esenzione di Unipol dall'Opa obbligatoria al fatto che dal complesso di fusioni e aumenti di capitale, destinati a penalizzare i piccoli azionisti, i vecchi azionisti di controllo Ligresti non ottenessero alcun beneficio economico, neanche in futuro.

E proprio questa condizione sarebbe stata violata nel caso in cui la lettera firmata da Nagel costituisse un reale impegno nei confronti dei Ligresti: perciò Nagel, di cui l'avvocato Mario Zanchetti chiederà l'archiviazione, è stato indagato giorni fa insieme a Ligresti per l'ipotesi di ostacolo alla vigilanza Consob.

2 - L'INGEGNERE DI PATERNÃ’ QUEL COSTOSO SALVATAGGIO E L'USCITA DELLA FAMIGLIA GLI INTRECCI E L'ASSEDIO A PIAZZETTA CUCCIA...
Fabrizio Massaro per il "Corriere della Sera"

Comunque vada a finire la telenovela dei Ligresti e del presunto accordo segreto sulla buonuscita per lasciare Premafin e Fondiaria-Sai, i soldi per salvare la seconda compagnia assicurativa italiana attraverso la fusione con Unipol si sono trovati.
Contemporaneamente all'interrogatorio dell'amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, indagato per ostacolo alla vigilanza per il presunto accordo con Salvatore Ligresti, ieri in Borsa si è chiusa la prima fase di un doppio aumento di capitale.

Servivano 1,1 miliardi per ricapitalizzare una Fonsai squassata da dieci anni di gestione Ligresti, finita sotto la lente della magistratura per i tanti conflitti di interesse che l'avrebbero condizionata. E ieri sono arrivati, almeno in buona parte. L'aumento Fonsai si è chiuso con il 68% delle azioni sottoscritte (più le azioni di risparmio), che significa che in pancia sono stati versati 666 milioni.

A metterli è stata innanzitutto Unipol, ormai azionista all'81% di Premafin, la holding fino a pochi giorni fa dei Ligresti che possiede il 36,7% circa di Fonsai; per il 7% ha contribuito Unicredit, mentre un altro 19% circa lo ha messo il mercato. Il resto - se altri nuovi soci non sottoscriveranno le azioni inoptate - dovranno fornirlo le sette banche del consorzio di garanzia, a cominciare da Mediobanca e Unicredit, sembra con circa 60-65 milioni ciascuna. E anche Unipol ieri ha chiuso il suo parallelo aumento di capitale, sempre da 1,1 miliardi, con il 73% delle sottoscrizioni.

Insomma, gli aspetti patrimoniali e industriali in vista della fusione Unipol-Fonsai sono stati risolti. Il giallo dell'accordo tra Nagel e Ligresti per garantire alla famiglia dell'ingegnere di Paternò 45 milioni più contratti dirigenziali per i figli e immobili vari, è invece destinato a tenere ancora banco e a condizionare l'esito finale dell'operazione.

La Consob aveva escluso il 24 maggio l'offerta pubblica (Opa) su Premafin a condizione che non ci fossero trattamenti di favore per i Ligresti, che fin da gennaio avevano chiesto la manleva dalle responsabilità come amministratori e il diritto di recesso (alternativi alla prima versione che prevedeva 45 milioni dalla vendita delle azioni Premafin a Unipol). Questo presunto accordo Nagel-Ligresti sembrerebbe andare contro questo dettato.

Ma i nodi sono tanti: innanzitutto, è un accordo? È solo una minuta? È un impegno tra due soggetti privati senza valore legale per le società? È sì un impegno ma assunto solo il 17 maggio, dunque prima delle condizioni poste dalla Consob? Se è un accordo occulto, è stato onorato? Ieri sera Mediobanca, ribadendo che «nessun accordo o patto» è stato firmato, ha precisato che Nagel «ha siglato, esclusivamente per presa di conoscenza, la fotocopia di un foglio di carta» manoscritto da Jonella Ligresti «che riportava un elenco di desiderata della famiglia Ligresti» che «non si è mai tradotto in alcuna ipotesi di accordo».

Se il pm Luigi Orsi dimostrasse invece che di accordo si tratta, la Consob dovrà imporre l'Opa. Purché questo accada Vegas ha bisogno di una prova certa, come per esempio un accordo scritto o un fatto concreto, come il pagamento della somma richiesta. Ma la circostanza che i Ligresti abbiano fatto scoppiare lo scandalo della lettera fa pensare che non abbiano ottenuto niente di quello che avevano richiesto.

A subire le conseguenze della Consob peraltro sarebbe non Mediobanca, ma Unipol. La compagnia delle coop guidata da Carlo Cimbri sarebbe costretta a lanciare l'Opa sul 19% di Premafin che ancora non possiede. Non ci sarebbe invece un'Opa a cascata su Fonsai in quanto l'intervento sulla compagnia è stato considerato un salvataggio. Ma Unipol potrebbe obiettare - come ha già fatto capire Cimbri pochi giorni fa («Perché mai dovremmo essere preoccupati?») - di non sapere nulla dell'accordo.

Ma perché poi Nagel avrebbe dovuto scendere a tali patti? Una spiegazione potrebbe essere il garantirsi il buon esito dell'operazione al fine di tutelare il credito da 1,1 miliardi che Mediobanca vanta verso Fonsai, minacciato dalla resistenza dei Ligresti a lasciare il campo senza contropartite. Ad ogni modo si tratta di una situazione che pone il banchiere sotto i riflettori. Ieri sera sono anche circolate indiscrezioni, riportate dall'agenzia AdnKronos, secondo le quali ci sarebbero in corso colloqui e contatti tra vertici e azionisti di Mediobanca orientati a propendere per le dimissioni di Nagel. Una indiscrezione che Piazzetta Cuccia ha smentito categoricamente come priva di ogni fondamento.

 

LA SEDE DI MEDIOBANCA ALBERTO NAGEL E SALVATORE LIGRESTIALBERTO NAGEL Salvatore LigrestiSalvatore e Jonella LigrestiJONELLA LIGRESTI AVVOCATO CRISTINA ROSSELLOCARLO CIMBRI LUIGI ORSIIL PROCURATORE AGGIUNTO DI MILANO ALFREDO ROBLEDO NAGEL E SIGNORA

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