IL BALLO DI SANPAOLO - ALLA FONDAZIONE CHE CONTROLLA INTESA, RICOMINCIA IL VALZER DELLE POLTRONE - BENESSIA SI RICANDIDA ALLA PRESIDENZA, MA CI SONO ALTRI CHE SPINGONO: DA SALZA CHE VORREBBE TORNARE, AD ALFONSO JOZZO CARO AL PD, FINO AL GIOVANE PIETRO GARIBALDI - COMUNQUE SARÀ QUALCUNO VICINO AI DEMOCRATS FASSINIANI, VISTO CHE ALLA FINE DECIDERÀ IL COMUNE - CHIAMPARINO È UN CANDIDATO FORTE. MA I RAPPORTI CON BAZOLI SONO TESI…

Salvatore Tropea per "Affari & Finanza - la Repubblica"

Piero Fassino dice che l'argomento presidenza della Compagnia di Sanpaolo "non è all'ordine del giorno". Se si dimentica che questo lessico spesso porta nella direzione opposta al suo significato letterale si potrebbe riconoscere che sul piano temporale e tecnico della scadenza il sindaco di Torino ha ragione.

Ma è noto che i tempi della politica sono diversi da quelli che scandiscono le vicende dei comuni mortali e dunque negli ambienti di Ca' de Sass e Corso Vittorio Emanuele, ma anche fuori, tutti sanno che quella presidenza è già argomento di attualità con qualche mese di anticipo. Perché in gioco non c'è soltanto un ambito posto di potere ma qualcosa di più complesso che va a incrociare col futuro di Torino e di Intesa Sanpaolo.

Se ci fosse mai qualche dubbio provvedono i numeri a cancellarlo perché essi fotografano meglio di qualsiasi altra cosa l'importanza della posta in gioco in una partita aperta sin dai tempi della fusione da cui è nato il colosso bancario italiano. Che non sono poi così lontani e che continuano ad essere ancora un nervo scoperto di Torino.

La Compagnia presieduta da Angelo Benessia, con un investimento che è pari a poco meno del 42 per cento del suo patrimonio, controlla il 9,888 per cento di Intesa Sanpaolo e dunque è di gran lunga il più potente degli azionisti della banca. Per intenderci più del doppio della quota della Cariplo presieduta da Giuseppe Guzzetti. Questa "anomalia" è quel che resta della torinesità del potente ex istituto di Piazza San Carlo. Che ora potrebbe non bastare più.

La città avverte di perdere il contatto con le altre metropoli per un fenomeno diverso ma simile nelle paure che genera a quello che quasi un quarto di secolo fa Saverio Vertone aveva definito "mancanza di aggressività frontale". Tanto più ora che la Fiat, con la quale il vecchio Sanpaolo ha sempre incrociato nei cda, tende progressivamente a ridimensionare la sua torinesità. Anche per questo, ma non solo, la presidenza della Compagnia non è una "poltrona" come le altre.

In questa situazione è una garanzia da gestire in un perimetro che non è soltanto torinese ma riguarda più in generale la politica di Ca' de Sass che i torinesi non hanno rinunciato per sempre a influenzare. E sulla quale oggi continuano però a non avere il ruolo che avrebbero voluto e forse anche meritato.

L'occasione del rinnovo della presidenza della Compagnia di Corso Vittorio viene perciò vista come un'opportunità per riequilibrare i pesi. Come azionista di riferimento, il Comune di Torino, è il regista e Fassino, che lo sa bene, si muove con cautela, senza far trapelare alcun segnale sulle sue mosse. Intanto, col passare delle settimane, la rosa dei candidati è arrivata a una mezza dozzina.

L'avvocato Benessia, che alcuni ricordano di aver visto entrare per primo nell'ufficio elettorale di Fassino per complimentarsi dopo la vittoria di metà maggio, conta di fare il bis, anche se il suo potere di manovra si è ridotto rispetto a quattro anni fa. E il segnale arrivato di recente dal sistema delle Camere di commercio, altro azionista di peso, non è di quelli che lui possa considerare a suo favore.

Anzi. C'è poi chi ipotizza un ritorno in pista di Enrico Salza, l'uomo che ha avuto un ruolo determinante nella fusione ma che ancor prima aveva giocato da protagonista nella vita economica e politica di Torino. Secondo alcuni sarebbe una buona garanzia per i rapporti tra la banca e la città che però non sono più quelli che lui ha conosciuto e governato in passato.

Alfonso Jozzo, già ad del Sanpaolo e personaggio vicino al Pd quando sembrava che l'alleanza dovesse essere tra Piazza San Carlo e il Monte dei Paschi, e Pietro Garibaldi componente del Consiglio di sorveglianza di Banca Intesa, docente di economia e direttore del Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, sono le classiche candidature di "vicinanza". Al partito la prima e direttamente a Fassino la seconda essendo oggi Garibaldi uno dei "consiglieri" del sindaco che nel suo caso, si dice, potrebbe fare una scelta generazionale di rinnovamento. Nei giorni scorsi si è parlato anche di una candidatura di Valentino Castellani, il sindaco che ha preceduto Chiamparino. Ma l'impressione è che si tratti di un nome di disturbo.

Un candidato tutt'altro che di disturbo è invece proprio Chiamparino. Il sindaco delle Olimpiadi e del 150mo dell'Unità d'Italia è tra tutti quello che sembra avere maggiori chances. Ma la sua uscita di scena, come primo cittadino, rischia di metterlo in ombra e quelli che hanno interesse a dimenticare fanno presto a dimenticare. Tutti sanno che egli sarebbe una garanzia di continuità con in più l'esperienza maturata nei dieci anni in cui è stato alla guida di Palazzo di Città.

Egli sconta però qualche nemico a Milano, essendo noto che tra lui e il presidente del Consiglio di sorveglianza, Giovanni Bazoli, i rapporti non sono dei migliori. E certo non si può andare a uno scontro tenuto conto anche del fatto che Banca Intesa ha in portafoglio i mutui del comune di Torino. In più va ricordato che Fassino per aggregare, come intende fare, le società partecipate del Comune ha bisogno di una grande banca che gli faccia di sponda. E sarebbe curioso se andasse a bussare a una porta "estranea".

E allora? Allora Fassino potrebbe, alla fine, estrarre dal cilindro un nome a sorpresa. Non sarà facile. E non può sbagliare mossa, dimenticare che il peso della Compagnia potrebbe essere determinante quando tra poco più di due anni si porrà il problema di qualche avvicendamento generazionale sul ponte di comando di Ca' de Sass. E che un azionista di riferimento non potrà fare da convitato muto per la seconda volta.

 

PIERO FASSINO Enrico Salza Angelo BenessiaGiuseppe Guzzetti Presidente AcriSergio Chiamparino Giovanni Bazoli

Ultimi Dagoreport

vetrine rotte maranza giorgia meloni youssef siher

DAGOREPORT - A GUARDARE I TIGGÌ RAISET, E LEGGERE I GIORNALONI PRO-MELONI, CON IL FERMO DI YOUSSEF SIHER L’ITALIA HA RISOLTO TUTTI I SUOI PROBLEMI: “MARANZA” SCONFITTI, ADDIO SACCHEGGI! - OVVIAMENTE È UNO SPECCHIETTO PER GLI ALLOCCONI: LA SENSAZIONE È CHE SIHER, CHE ERA NEL CASSETTO DEI SERVIZI DA TEMPO, ABBIA COLTO AL VOLO L'OCCASIONE DI INFILARSI NELLA BOLGIA SOCIAL, PER MAGARI DIVENTARE IL LEADER DELLA ''RIVOLTA MARANZA'' - UNA "RIVOLTA" CHE, GUARDA IL CASO, HA "COPERTO" LE PROTESTE NEL SUD DEI TIR PER IL CARO-BENZINA E I SUPERMERCATI MEZZI-VUOTI – LA DESTRA “ORDINE E SICUREZZA” È AL GOVERNO DA QUATTRO ANNI, AVREBBE DOVUTO PREVENIRE GLI SCONTRI DI MILANO, NON INTERVENIRE A VETRINE SFASCIATE - SORGI: “SE NON VOGLIAMO RITROVARCI COME LA FRANCIA CON LE SUE PERIFERIE INGOVERNABILI, BISOGNA CHE ACCANTO ALLA MACCHINA DELL'ORDINE PUBBLICO SE NE MUOVA UN'ALTRA CAPACE DI INTERVENIRE NELLA SOCIETÀ PER AFFRONTARE LA GRANDE CRISI SOCIALE...”

cateno de luca luigi marattin sindaci d italia giorgia meloni

DAGOREPORT – MARATTIN S-CATENATO! IL DEPUTATO EX RENZIANO POTREBBE APPRODARE NEL CENTRODESTRA ATTRAVERSO IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA, EVITANDO COSI’ DI DOVER RACCOGLIERE SEIMILA FIRME A COLLEGIO PER PRESENTARSI ALLE PROSSIME ELEZIONI – L’INCONTRO TRA MARATTIN E DE LUCA IN UN RISTORANTE DI ROMA NORD – GIORGIA MELONI DOVREBBE ESSERE PRESENTE ALLA CONVENTION DELLA PROSSIMA SETTIMANA DI “NORD CHIAMA SUD”, CHE CAMBIERA’ NOME E SIMBOLO: DIVENTERÀ “SINDACI D’ITALIA”, PER FARE CONCORRENZA AL MOVIMENTO CIVICO DI ALESSANDRO ONORATO –  “SCATENO” È PRONTO AD ACCOGLIERE ANCHE I LEGHISTI NON “BLINDATI” DA SALVINI – VERSO UNA LISTA UNICA FORZA ITALIA-NOI MODERATI. LA MELONI “TIFA” TAJANI, CONSIDERATO PIU’ AFFIDABILE DI OCCHIUTO…

marine le pen giorgia meloni vannacci

DAGOREPORT - GIORGIA D'ARABIA, PRIMA DI DECOLLARE PER IL SUO BLITZ IN KUWAIT (A CACCIA DI PETROLIO, GAS E INVESTIMENTI), AVREBBE ANNUNCIATO AI "FRATELLINI" DELLA FIAMMA: SI VOTA A MAGGIO! - RINGALLUZZITA DAI DECRETINI SICUREZZA E DAL PUGNO DI FERRO CONTRO I MARANZELLI IN RIVOLTA, RASSICURATA DAI SONDAGGISTI "AMICI" CHE DANNO FDI AL 29% E IMPANTANATA LA MARCIA SU ROMA DI ROBERTO VANNACCI, ALLA DUCETTA NON CONVIENE ASSOLUTAMENTE DI STARE TROPPO CON LE MANI IN MANO - IL VOTO IN ESTATE È ESCLUSO: CON LE VACANZE CHE DIVENTANO UN MIRAGGIO E IL PORTAFOGLI VUOTO, MEJO EVITARE - PEGGIO ANCORA LE URNE A OTTOBRE, CON UNA FINANZIARIA DAVANTI - INOLTRE, BISOGNA SCHIVARE CHE L'INTERNAZIONALE PUTINISTA BY LE PEN-AFD SI PRENDA L'EUROPA - LA NUOVA ATTITUDINE SECURITARIA CHE HA PORTATO MELONI A FARE L'ENDORSEMENT ALL'AMAZZONE LEGHISTA SILVIA SARDONE A MILANO... - VIDEO!

mentana cairo

FLASH – PRENDETE I POPCORN: IL 9 NOVEMBRE CI SARÀ LA RESA DEI CONTI FINALE TRA URBANO CAIRO E ENRICO MENTANA – IL PROPRIETARIO DI LA7 E IL COMPAGNO DI FRANCESCA FAGNANI TROVERANNO L’ACCORDO, COME FANNO OGNI ANNO DOPO IL SOLITO TEATRINO DI CHICCO, OPPURE QUESTA VOLTA SANCIRANNO IL LORO DIVORZIO UNA VOLTA PER TUTTE? MENTANA CI È ANDATO GIÙ DURO IN DIVERSE OCCASIONI, DOGLIANDOSI A DOGLIANI DEL RADICAL-SINISTRISMO DELLA RETE: “È UNA TV ANTI-MELONI”. NON AVENDO TROVATO UNA POLTRONA ALTERNATIVA, FINIRÀ ANCHE STAVOLTA A TARALLUCCI E VINO?

carlo messina giorgia meloni

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI NON SE LO ASPETTAVA DI FINIRE SBATTUTA COME UN UOVO DA CARLO MESSINA - DAVANTI ALLA RICHIESTA PER ULTERIORI 5 MILIARDI DI EURO A CARICO DEL SETTORE DEL CREDITO E ASSICURATIVO PER SOSTENERE LA MALCONCIA LEGGE DI BILANCIO 2027, IL CEO DI BANCA INTESA NON L’HA TOCCATA PIANO: “AVEVAMO UN ACCORDO TRIENNALE CON IL GOVERNO, IO CI HO CREDUTO” – LO SDENG DEL KAPPAO: "SE L’ESECUTIVO GIUDICA NECESSARIO RACCOGLIERE RISORSE AGGIUNTIVE PER LA MANOVRA, “ALLORA TUTTE LE AZIENDE CHE HANNO UTILI SUPERIORI A 500 MILIONI, POTRANNO CONTRIBUIRE” - BEN DETTO, CARLETTO: PERCHÉ PALAZZO CHIGI NON BATTE CASSA A ENEL, ENI, POSTE, FERRARI, LAMBORGHINI, LEONARDO, ETC.? INSOMMA, CARA GIORGIA, “DEVE ESSERCI RISPETTO RECIPROCO” - MICA È FINITA. MESSINA NON DEVE AVER DIMENTICATO NÉ TANTOMENO GRADITO L’INTERVENTO A PIEDI GIUNTI DELLA DUCETTA CONTRO LO SPEZZATINO DI MPS PROGETTATO DA INTESA - MA ORMAI L’UNICO OSTACOLO DI INTESA SI CHIAMA ANTITRUST. ANCHE SE MESSINA NON LA FINISCE DI SOTTOLINEARE CHE L’ACQUISIZIONE DELLA QUOTA DI GENERALI VA VISTA IN ‘’UN’OTTICA PURAMENTE FINANZIARIA’’, PRONTO ANCHE A DISFARSI DEL SUO 3,1% DEL LEONE, SARÀ L’ANTITRUST A DECIDERE SE INTESA, ANCHE COME ‘’SOCIO SILENTE” CHE STA FUORI DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, CON LA SUA PRESENZA PUÒ ‘’CONDIZIONARE’’ O MENO IL SUO COMPETITOR NUMERO UNO DEL MERCATO ASSICURATIVO...