MOZZICHI E BOCCONI - KRUGMAN SBERTUCCIA I BOCCONIANI ALESINA E ARDAGNA, PALADINI DELL’AUSTERITÀ COME SALVEZZA

1- SCHIAFFO AI BOCCONI BOYS
Federico Rampini per "La Repubblica"

Che brutta figura per i "Bocconi Boys". È il premio Nobel Paul Krugman a sbeffeggiare pubblicamente Alberto Alesina e Silvia Ardagna (Boccony Boy and Girl, sarebbe più preciso). In una lunga analisi sul fallimento dell'austerity, pubblicata sulla New York Review of Books, Krugman ricorda che prima ancora dello scandalo Rogoff-Reinhart (i due economisti di Harvard beccati a sbagliare le addizioni) ci fu un altro studio sull'austerity che fece una misera fine.

Era una ricerca firmata Alesina-Ardagna, pubblicata nel 2009. Lo studio voleva dimostrare che si possono attuare politiche di austerity senza che queste deprimano l'economia, anzi addirittura con l'effetto opposto di stimolare la ripresa. Ma ad un esame serio, scrive Krugman, la ricerca firmata Alesina-Ardagna "cascò a pezzi".

Un'analisi del Roosevelt Institute dimostrò che tutti gli esempi citati dai due bocconiani erano sbagliati: "Nessun caso di austerity che rilancia la crescita si è mai verificato nel mezzo di una recessione". Il mistero, scrive Krugman, è perché degli studi già ampiamente screditati da tempo continuino a guidare le politiche europee. Nella sua risposta indica due sospetti: il moralismo di Angela Merkel e gli interessi dei creditori.


2 - KRUGMAN È IL SOLO BOY DI OBAMA - ALESINA (BOCCONIANO DI HARVARD) RISPONDE AL NOBEL LIBERAL
Da "Il Foglio"

"Non esistono i ‘Bocconi boys', è soltanto una boutade di Paul Krugman per inventarsi un nuovo bersaglio e una nuova polemica. Ma non si capisce la polemica se non ci si decide a spiegare chi è, oggi, Krugman". Alberto Alesina, economista laureato alla Bocconi ma docente a Harvard, parla con il Foglio in tono pacato, ma tagliente.

E dunque, Krugman? Premio Nobel nel 2008, capofila degli antirigoristi che oggi si prendono parecchie rivincite specie in Europa...
"Errore. La questione va divisa in tre. Paul Krugman è diventato popolare in Europa per le sue battaglie anti Merkel, più mediatiche che scientifiche. Ma il suo vero teatro di guerra è negli Stati Uniti, dove una parte della comunità accademica, e anche politica, lo considera un estremista. Nel senso delle idee, ovvio".

Addirittura professore? "Sì, perché bisogna capire che oggi l'intero dibattito americano è dominato dalla diatriba tra democratici e repubblicani intorno ai tagli di spesa, ai quali Barack Obama contrappone l'aumento delle tasse. Uno scontro duro che spacca il Congresso, il paese, i mass media.

Ecco, Krugman è un estremista obamiano, un liberal nella sua accezione più cruda, ha sposato in pieno la causa attuale della Casa Bianca, intende applicarla a tutto il mondo e trovare ovunque le prove, le impronte digitali, di un grande complotto che verrebbe ordito contro le meraviglie della politica del fiscal spending".

La polemica è il sale del dibattito accademico, però. "Ecco, questo è il terzo aspetto. Non è più uno scontro di idee, ma di ideologie e preconcetti. O sei con Paul Krugman, o sei contro di lui, e di conseguenza sei anche contro il benessere sociale, l'equità e tutto il resto".

Krugman però - recensendo l'ultimo saggio del politologo Mark Blyth, "Austerity" - cita un fatto specifico: un suo paper del 2009-2010, scritto assieme a Silvia Ardagna, entrambi ex bocconiani, fornì il fondamento alle politiche restrittive imposte dall'allora governatore della Bce, Jean-Paul Trichet. Vi accusa di avere teorizzato l'austerità espansiva, che poi si è rivelata austerità e basta. "Allora andiamo a rileggerci quelle carte. Il nostro studio, basato sull'analisi delle economie dell'area Ocse dal 1970 al 2007, era intitolato ‘Taxes versus spending'. Chiaro no? Criticavamo il ricorso alla spesa pubblica a pioggia, dicendo che bisognava tagliare quella e ridurre le tasse. Chi riduce le tasse è un rigorista?".

E' un fatto però che l'allora presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, abbia citato proprio Alesina e Ardagna per sostenere l'austerity: "Trichet faceva il presidente della Bce, nei limiti che conosciamo del suo mandato. Ipotizzare un complotto Harvard-Bocconi-Francoforte-Berlino è ridicolo. Del resto anche la famosa lettera della Bce al governo italiano non chiedeva aumenti di tasse, ma tagli di spesa pubblica. Come quella lettera sia stata messa in pratica non ci riguarda, anche se abbiamo un'opinione che smentisce di nuovo Krugman".

Nel senso? "Il 17 maggio scorso, con Francesco Giavazzi, sul Corriere della Sera, abbiamo chiesto a questo governo italiano di non limitarsi a rispettare il deficit del tre per cento uscendo dalla procedura di disavanzo, ma di osare di più, negoziando per ottenere la proroga concessa a Francia e Spagna. Così da avere più fondi e tempo per impostare una strategia economica che non fosse al solito dettata dall'urgenza. Questa sarebbe la nostra sudditanza verso il rigore? Noi vogliamo meno tasse e meno spesa pubblica: proprio il contrario di Krugman. Ma lui, ripeto, guarda agli Stati Uniti, l'Europa è un pretesto".

Insomma, dice lei, una faccenda americana travestita dalle grane europee? "E' così. In America la politica si fa sull'economia, lo scontro è tutto fra tasse e tagli di budget, Krugman si è messo ventre a terra con Obama. In questo il suo estremismo va oltre il keynesismo, adotta l'intolleranza come metodo, sfiora il pop come esposizione mediatica. Sa, chiedere di aumentare la spesa pubblica finanziandola con le tasse, negli Stati Uniti non è mai molto popolare. Allora, magari, bisogna inventarsi altro. Magari un complotto".

Prima c'era stato il caso Kenneth Rogoff-Carmen Reinhart: "Molto diverso. Il loro è un modello econometrico che peraltro solo in minima parte ha rivelato un errore. Ma si può dire che un debito del 130, 150, 200 per cento del pil è cosa buona e giusta?".

Però anche il Fondo monetario internazionale, con il rapporto del suo capo economista Olivier Blanchard, ha fatto parziale autocritica sul rigore. "No, il Fmi ha verificato che un eccesso di consolidamento di bilancio produce effetti moltiplicatori sul pil molto maggiori di quanto stimato. Ma il consolidamento come lo si ottiene? Noi abbiamo posto l'alternativa più tagli-meno fisco. Io sono d'accordo con Blanchard sulle ricadute negative delle troppe tasse: Paul Krugman vuol venire qui a spiegare perché secondo lui si devono invece aumentare?".

 

 

 

PAUL KRUGMANALBERTO ALESINA GUIDO TABELLINI università bocconiDRAGHI E MERKEL trichetPROTESTE IN PORTOGALLO CONTRO LA TROIKA E L AUSTERITY SCONTRI A ROMA CONTRO L AUSTERITY

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…