1- NERVI SCOPERTI IN TELECOM: NON SOLO LA SEPARAZIONE DEGLI ASSET TELEVISIVI (“LA7” E “MTV”) DALLE INFRASTRUTTURE (I MULTIPLEX) E LA FIBRILLAZIONE E L’IRRITAZIONE DI TELEFONICA, LA SOCIETÀ SPAGNOLA CHE DETIENE IL 46,1% IN TELCO: A RENDERE PIÙ COMPLICATA LA SITUAZIONE C’È LA SPADA DI DAMOCLE DELL’ARGENTINA (SARÀ DECISIVA LA VISITA DI GIORGIO NAPOLITANO PROGRAMMATA PER IL PROSSIMO OTTOBRE ALLA BOTOX KIRCHNER) E IL POLVERONE IN BRASILE PER LA CACCIATA DI LUCA LUCIANI 2- MORETTI GIOCA A FARE IL GRADASSO PERCHÉ SA BENISSIMO CHE CON DUE SOLI TRENI MONTEZEMOLO NON PUO’ FARE CONCORRENZA AI 51 CONVOGLI DELLA FRECCIAROSSA 3- MORETTI RITORNA SUL MACCHINISTA UNICO IN MODO DA LIBERARSI DI 1.500 DIPENDENTI 4- MANCANO OTTO GIORNI ALL’ASSEMBLEA DI FINMECCANICA E ANCORA NON SI È CAPITO QUALE SARÀ LA DECISIONE DI RIGOR MONTIS (E GRILLI) SULLA SORTE DI GIUSEPPE ORSI 5- L’INCREDIBILE VALORI HA AGGIUNTO UNA MEDAGLIETTA PICCOLA PICCOLA AL SUO PALMARES

1- PER EVITARE GUAI A TELECOM IN ARGENTINA SARÀ DECISIVA LA VISITA DI GIORGIO NAPOLITANO PROGRAMMATA PER IL PROSSIMO OTTOBRE
Ai piani alti di Telecom c'è molta attesa per la riunione di domani del consiglio di amministrazione in cui si deciderà la sorte di TelecomItalia Media proprietaria de "La7".

Per la società guidata dal "canaro" Giovanni Stella non sarà un passaggio definitivo, ma l'inizio di un percorso che costringerà i consiglieri a valutare le diverse opzioni strategiche tra cui sembra prevalere quella che ipotizza la separazione degli asset televisivi ("La7" e "Mtv") dalle infrastrutture (i multiplex che sembrano far gola al Gruppo di Carletto De Benedetti).

Con tutta probabilità questo non sarà l'unico problema che Franchino Bernabè metterà sotto gli occhi dei consiglieri perché alle sue spalle si percepisce la fibrillazione e l'irritazione di alcuni soci forti di Telco, la holding che con il 22,4% controlla Telecom. I segnali più inquietanti arrivano da Telefonica, la società spagnola che detiene il 46,1% in Telco e avrebbe dovuto secondo le attese dell'aprile 2007 (quando investì nell'azienda italiana 2,3 miliardi), rappresentare il fattore determinante per mirabolanti strategie.

Secondo un lancio di ieri dell'agenzia Bloomberg il capo di Telefonica, Cesar Alierta, sperava che l'alleanza con Telecom avrebbe generato risparmi per 1,5 miliardi, ma le sue previsioni sono andate a sbattere contro il calo del mercato spagnolo e italiano che ha affossato le aspettative e i titoli in Borsa.

Così oggi Alierta si lecca le ferite e secondo il quotidiano "MF" si è infilato in un cul de sac che provoca una perdita di circa 400 milioni sull'investimento di Telefonica nell'azienda italiana. A rendere più complicata la situazione c'è la spada di Damocle dell'Argentina dove Telefonica teme che la presidentessa Kirchner, gonfia di botulino e di volontà statalista, dopo aver estromesso il Gruppo petrolifero Repsol voglia ripetere il copione a danno delle due aziende leader della telefonia, Telefonica e Telecom Argentina.

Non a caso Franchino Bernabè ha spedito nei giorni scorsi in missione segreta un paio di top manager per fare in modo che l'ambasciatore italiano Guido Walter La Tella faccia pressione sulla Casa Rosada per evitare colpi di mano.

Il 64enne diplomatico non si è defilato, ma ha fatto presente (e questa è una notizia assolutamente inedita) che per evitare guai a Telecom sarà decisiva la visita di Giorgio Napolitano programmata per il prossimo ottobre. A questo punto a Bernabè e ai suoi collaboratori non resta che aspettare e incrociare le dita sperando che nel polverone argentino non vadano a cadere anche le dimissioni di Luca Luciani, il disinvolto manager che la settimana scorsa ha lasciato tutte le cariche in America Latina.

Purtroppo il polverone che all'annuncio delle dimissioni di "Napoletone" ha provocato in un solo giorno la perdita di 700 milioni di euro per il titolo di Tim Brasil, non accenna a placarsi. E oggi ci ha pensato "Repubblica" a tirare in ballo un altro socio forte di Telco, le Generali che detengono il 30,6% della holding.

È probabile che stamane a Trieste il "polizzaro" Perissirotto abbia fatto un salto sulla sedia quando ha letto che nella vicenda di Luciani è entrato a piedi giunti anche il nome del suo direttore generale Raffaele Agrusti. Costui è considerato da tempo l'uomo chiave della macchina assicurativa e nel caso Luciani entra dentro attraverso le attività del fratello Michelangelo, titolare della società Onda Communications che negli ultimi anni avrebbe fatto acquistare una montagna di chiavette e di terminali con grave danno economico per Telecom.

Mettendo insieme le due vicende che provocano irritazione nel socio spagnolo Telefonica e nel socio italiano Generali, si capisce che sul collo di Franchino Bernabè soffia un vento freddo, del tutto simile a quel vento del nord che in questo periodo invernale sta portando aria gelida a Buenos Aires e nell'intera Argentina.

A questo punto Franchino dovrà accelerare la sostituzione di Luca Luciani e dovrà farlo in fretta prima che arrivino (come già si dice nei bar de La Plata) altre notizie spiacevoli.

In questa logica è evidente che l'affidamento dell'interim per Tim Brasil e l'America latina al direttore finanziario Andrea Mangoni (il manager che ha lasciato Acea nel marzo 2009) è un francobollo che non può resistere. Ai piani alti di Telecom già corrono i nomi di chi dovrà sbarcare a Copacabana e a Buenos Aires per sostituire il biondo Luciani.

Secondo i rumors raccolti da quel sito disgraziato di Dagospia in pole position si troverebbe il corpulento napoletano Franco Saverio Bruno, un manager colto e tecnicamente ineccepibile che nell'organigramma di Telecom occupa in questo momento la carica di vice presidente per i Business Internazionali.


2- MORETTI GIOCA A FARE IL GRADASSO PERCHÉ SA BENISSIMO CHE CON DUE SOLI TRENI LUCHINO DI MONTEZEMOLO E I SUOI COMPAGNI DI NTV NON POSSONO FARE CONCORRENZA AI 51 CONVOGLI DELLA FRECCIAROSSA

Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie dello Stato giudicano piuttosto sgradevole la battuta che Mauro Moretti ha fatto ieri a proposito del concorrente Ntv.

Eccitato dalla presenza del ministro Passera e di Formigoni, ieri Moretti ha aperto il nuovo cantiere della Tav di Travagliato (una tratta che va da Treviglio a Brescia) e dopo aver esclamato in piena euforia: "riprendiamo a fare grandi cose", si è lasciato andare a questo commento: "chi ha provato il treno Italo, è tornato poi sulla Frecciarossa".

Poi sotto lo sguardo gelido di Corradino ha corretto il tiro dicendo che la sua era una boutade senza polemica e critica, "solo un dato di fatto".

Secondo gli uscieri Moretti gioca a fare il gradasso perché sa benissimo che con due soli treni Luchino di Montezemolo e i suoi compagni di Ntv non possono fare concorrenza ai 51 convogli della Frecciarossa. Piuttosto dovrebbe spiegare il senso vero dell'email che il suo direttore per le risorse umane, Domenico Braccialarghe, ha spedito nei giorni scorsi ai 68mila dipendenti del Gruppo. Il tono della lettera (preannunciata dieci giorni fa da Dagospia) è particolarmente forte perché il richiamo a una maggiore efficienza e produttività si accompagna a un inconsueto grido di allarme sul futuro prossimo delle Ferrovie.

Gli uscieri sono convinti che la missiva non sia stata scritta dal direttore Braccialarghe, un fedelissimo di Moretti che per anni è stato cacciato in esilio a Genova da quei diavolacci opulenti di Cimoli e Catania. La prosa è troppo dura e minacciosa per cui l'autore non può che essere lo stesso Moretti, il quale dopo aver agitato il fantasma di aziende fallite come Alitalia e Tirrenia, insiste sul tema del contratto unico per i ferrovieri.

Questo passaggio fa capire il dispetto provato dall'ex-sindacalista di Rimini quando Ntv ha fatto per i suoi dipendenti un contratto di gran lunga più vantaggioso rispetto a quello delle Ferrovie.

A questo punto - sempre secondo gli uscieri - l'email spedita a nome di Braccialarghe sembra preannunciare la volontà di Moretti di forzare la mano sul tema del macchinista unico in modo da liberarsi di 1.500 dipendenti. A Moretti sembra che il momento per affondare il coltello su questa problematica sia propizio. I partiti e il governo sono affaccendati e indeboliti per cui esistono le condizioni ideali per inscenare un dramma che non corrisponde in alcun modo allo stato di salute delle Ferrovie.


3- MANCANO OTTO GIORNI ALL'ASSEMBLEA DI FINMECCANICA E ANCORA NON SI È CAPITO QUALE SARÀ LA SORTE DEL COMANDANTE SUPREMO GIUSEPPE ORSI.
Mancano otto giorni all'Assemblea di Finmeccanica e ancora non si è capito quale sarà la sorte del comandante supremo Giuseppe Orsi.

L'azienda, ferita ieri da un gravissimo atto di terrorismo, è chiusa nel silenzio e gli uomini della comunicazione guidati da Carlo Maria Fenu sono riusciti con una moral suasion sui direttori dei giornali a mettere la sordina sulle vicende finite nel ventilatore della giustizia.

L'operazione, alla quale ha partecipato anche in seconda battuta il mite Marco Forlani, non è riuscita a evitare il rigurgito di chiacchiere che appare oggi sul quotidiano "Il Fatto". La testata giornalistica di Padellaro e Travaglio è sfuggita alle maglie seducenti, e oggi riporta ampi stralci di un'altra deposizione del "traditore" Lorenzo Borgogni che canta come un usignolo davanti ai magistrati di Napoli.

Così salta fuori che durante un confronto con il generale in pensione Vittorio Savino quest'ultimo avrebbe svolto un'attività di intelligence su Orsi per conto di Guarguaglini. Per semplice rispetto della cronaca bisogna ricordare che il generale dei carabinieri fu definito nel luglio 2004 da Francesco Cossiga "un trafficone politico che è stato causa di non poco disordine all'interno dell'Arma".

In quell'anno l'ex-Presidente della Repubblica ce l'aveva con chi nel governo progettava di silurare il capo del Sisde, Mario Mori, per sostituirlo con Savino. In un'interpellanza Cossiga aggiunse a proposito del generale: "gli auguro di godersi la pensione e il meritato riposo. È già in pensione da un paio d'anni, eppure senza nessun motivo gli è stato consentito di rimanere nei ranghi dell'Arma come comandante di divisione".

Adesso - dicono in Finmeccanica - ci mancava pure il generale esperto di dossier, ma anche questo episodio potrebbe ribaltarsi come un boomerang su Borgogni che Finmeccanica ha deciso di querelare.

Non resta che aspettare le decisioni del governo per l'Assemblea del 16 maggio. Nell'attesa tutto rimane congelato e bloccata è anche la speranza dell'assistente di Orsi, Alessandro Toci, che vorrebbe tagliare la corda per lavorare in America dove già ai tempi di Guarguaglini si era interessato di Ansaldo Breda Usa. Il desiderio di Toci, che oltre ad esere un grande amico di Mastella ha una bella casa a Miami e sogna di fare il pescatore, è rimasto in un cassetto. Pare infatti che lo stesso Orsi durante l'ultimo viaggio in America abbia evitato di tirar fuori dalla tasca una lettera con cui richiamava in Italia Simone Bemporad, l'uomo che da alcuni anni rappresenta Finmeccanica presso l'establishment di Washington.


4- VALORI BOLLITI
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che ieri Giancarlo Elia Valori, l'ex-presidente di Autostrade e Sviluppo Lazio, ha aggiunto una medaglietta piccola piccola al suo palmares.

È stato nominato all'unanimità presidente della Fondazione LAB PA (Laboratorio della Pubblica Amministrazione), una struttura che svolge attività di formazione e di cui finora si ignorava l'esistenza".

 

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