1- OBAMA IGNORA O A FA FINTA DI NON CAPIRE CHE LA DEBOLEZZA DELL’EURO NON È LA CAUSA MA L’EFFETTO DEL PROGRESSIVO PEGGIORAMENTO DELLA MONETA AMERICANA. IN REALTÀ ALLE SUE SPALLE CONTINUA L’OFFENSIVA DEI SIGNORI DEL DOLLARO CHE COMBATTONO L’EURO NELLA SPERANZA DI SALVARSI PER SALVARE I LORO TESORI E I LORO INTERESSI 2- NON A CASO I SIGNORI DEL DOLLARO HANNO SCELTO COME BRACCIO ARMATO DELLA LORO POLITICA IL PARTITO REPUBBLICANO E FANNO LEVA SUGLI AMBIENTI CHE DIFENDONO CON AGGRESSIVITÀ LE RAGIONI DI ISRAELE NEI CONFRONTI DELL’IRAN DOVE ESISTONO ENORMI GIACIMENTI DI RISORSE CHE AIUTEREBBERO GLI INTERESSI PETROLIFERI DELLE COMPAGNIE E POTREBBERO ALLEVIARE DI MOLTO L’ECONOMIA AMERICANA 2- SCORRENDO LA MONTI LIST’S NON C’È UN RAPPRESENTANTE DEL MONDO INDUSTRIALE 3- BOERI HA TRASLOCATO DA PISAPIA A MONTEZEMOLO (RAPPORTO SOLIDO CON FORMIGONI) 4- GUARGUAGLINI E LA MOGLIE MARINA NON HANNO ALCUNA INTENZIONE DI DIMETTERSI (PERCHÉ DE GENNARO IN FINMECCANICA APRIREBBE UN GROSSO PROBLEMA NEI SERVIZI)

1 -SCORRENDO L'ELENCO DEI MINISTRI E DEI MARINARETTI SI TROVA DI TUTTO: PROFESSORI, BANCHIERI, GIURISTI, ARCHITETTI, GRANDI E PICCOLI COMMIS, MA NON C'È UNO STRACCIO DI RAPPRESENTANZA DEL MONDO INDUSTRIALE
Come sempre accade quando esce la lista dei ministri e dei sottosegretari, dentro le grandi aziende e le associazioni di categoria si cerca di capire l'identikit degli eletti e fino a che punto potranno diventare referenti utili per le azioni di lobby.

È quanto succede in queste ore nel palazzo di vetro di Confindustria dove il direttore generale Giampaolo Galli e il capo ufficio studi Luca Paolazzi stanno esaminando con il lentino il profilo dei tecnici che insieme ai ministri dovranno reggere il timone di capitan Monti.

L'equipaggio è pronto a salpare per affrontare le tempeste e si è arricchito di un nuovo ministro, Patroni Griffi, che andrà a ricoprire il piccolo vuoto lasciato da Renatino Brunetta. Quando al Quirinale i neoministri hanno fatto il loro giuramento in Confindustria è parso davvero strano che SuperMario e Napolitano si fossero dimenticati di assegnare questa casella, e a viale dell'Astronomia sono arrivate numerose telefonate di sbalordimento.

Adesso è stata messa una pezza e l'attenzione è rivolta ai marinaretti nominati ieri sera tra i quali non c'e' traccia dei vari Ichino, Tabellini, Befera, Micheli che erano stati buttati sui giornali con molta leggerezza. E non c'è nemmeno la povera Anna Maria Tarantola della Banca d'Italia sulla quale si è favoleggiato per la poltrona di Via Nazionale e per il ministero dell'Economia senza capire che l'alto dirigente di Casalpusterlengo sta bene dove sta (anche se alla Vigilanza non le mancano le grane e le critiche).

Piace molto invece il beau geste del pallido Grilli che con la sua rinuncia al doppio stipendio ha dato una lezione da vero civil servant a Lorenzo Bini Smaghi, l'irriducibile fiorentino che non voleva schiodare dalla BCE.

Stamane Monti ha annunciato come Re Artù che il bocconiano Grilli potrà sedersi al tavolo del governo alla pari dei ministri, e questo riconoscimento rappresenta per il Lancillotto di origini milanesi, che fino a pochi giorni fa ha condiviso le paure e le speranze di Tremonti, una cambiale di credibilità destinata a guadagni futuri più consistenti dei 150mila euro del nuovo stipendio. Ai piani alti di Confindustria non c'è sorpresa per la scelta di uomini come Peluffo, il 48enne e ambizioso giornalista di Savona che a 29 anni era gia' al fianco di Ciampi, e nemmeno per l'ex-prodiano Carlo Malinconico di cui si conosce la passione per l'editoria e la totale ostilità al digitale.

Un discorsetto a parte merita invece il più giovane dei marinaretti, Michel Martone, il professore di diritto del lavoro che affiancherà la Fornero nelle controversie sindacali. A parte la strana somiglianza con Fiorello, il nuovo sottosegretario nato a Nizza 38 anni fa si presenta sul suo sito come "un grafomane al quale piacciono le canzoni di JimI Hendrix, i film di Sophia Coppola e la pallacanestro". Il pedigree si completa con un bel curriculum accademico che serve a rassicurare la Confindustria in vista dell'inverno caldo dei sindacati.

Ma c'è una nota amara che a viale dell'Astronomia non possono ignorare, ed è la totale assenza nell'equipaggio del nostromo di Palazzo Chigi di qualsiasi imprenditore. Scorrendo l'elenco dei ministri e dei marinaretti si trova di tutto: professori, banchieri, giuristi, architetti, grandi e piccoli commis, ma non c'è uno straccio di rappresentanza del mondo industriale. E questo agli occhi di Confindustria, che si è battuta in questi mesi per dimostrare che l'economia reale non è una casta, suona davvero strano, come se il mondo della produzione fosse un corpo separato rispetto al resto della società civile.
Ai piani alti dell'Associazione non dimenticheranno questo sgarbo e già sono pronti a ripetere il messaggio "FATE PRESTO" che il "Sole 24 Ore" ha sparato a caratteri cubitali pochi giorni fa.

2 - BOERI TRASLOCA DA PISAPIA A MONTEZEMOLO (RAPPORTO SOLIDO CON LE TRUPPE DI FORMIGONI)
Luchino di Montezemolo ha dovuto trangugiare ieri il calice amaro della Tiburtina con quel Moretti che sgallettava accanto a Napolitano per inaugurare la nuova stazione.
Nemmeno il furore dei parenti della strage di Viareggio ha raffreddato l'entusiasmo del capo delle Ferrovie che in pieno delirio di onnipotenza ha detto ai giornalisti "non mi ci vedo sulla poltrona di Guarguaglini".

Adesso Luchino si sta preparando alla presentazione del nuovo treno "Italo" che avverrà domenica 13 dicembre a Nola nelle officine del suo compagno di merenda, Gianni Punzo, e pensa di organizzare per quell'evento una kermesse di pari livello. Purtroppo manca ancora la data che fisserà l'inizio sui binari della costosa avventura di Ntv, la società messa in piedi con Dieguito, Corradino Passera e con i francesi di SCNF che non più tardi di lunedì scorso in un'intervista del loro direttore generale al "Corriere della Sera" hanno dichiarato di aspettarsi di più dai soci italiani. È evidente che con soli 5 treni a disposizione la guerra con il ferroviere Moretti, almeno per i primi sei mesi dell'anno, sarà durissima.

A lenire il disappunto di Luchino, che ha chiuso la stagione della Ferrari con risultati disastrosi, è arrivata la notizia del divorzio tra Stefano Boeri e il sindaco Pisapia. Da tempo Luchino teneva d'occhio i movimenti del 55enne architetto fratello dell'economista fighetto della Bocconi. Non a caso mercoledì scorso si è recato a Milano per una missione politica che dovrebbe servire ad ingrossare le fila del movimento che fa capo alla Fondazione Italia Futura.

Quel giorno si è svolta nei padiglioni della Fiera la settima edizione di "Matching", il grande evento che la Compagnia delle Opere (braccio armato di Comunione&Fatturazione) mette in piedi da sette anni a questa parte per incontrare le aziende italiane e straniere. Alle 14,30 Luchino è salito sul palco insieme al presidente della Compagnia, Bernard Scholz, e dopo un'amabile conversazione ha fatto un salto alla Bocconi (la madre di tutti i sapientoni) per parlare di imprenditorialità giovanile.

Tra un incontro e l'altro c'è stato il tempo anche di incontrare Sergio Scalpelli, l'ex-assessore della Giunta Albertini che oltre a dirigere le relazioni esterne di Fastweb è un collaboratore stretto di Luchino per le sue avventure politiche. Ed è qui che è nata l'idea di spingere sull'acceleratore per convincere Boeri a tagliare il cordone ombelicale con Pisapia. L'obiettivo è quello di portare l'incazzoso architetto a entrare nella squadra di Montezemolo in modo da diventarne il riferimento milanese.

La persuasione pare che abbia avuto successo e che Luchino sia tornato a Roma contento sapendo di poter contare non solo su di lui ma anche su un rapporto molto solido con le truppe di Formigoni.

3 - NEI CIRCOLI DI WASHINGTON SI GIOCA UNA PARTITA INTERNAZIONALE
L'incontro dei due presidenti europei Barroso e Van Rompuy con Obama, Hillary Clinton e Timothy Geithner, non sembra aver prodotto grandi risultati.
L'Amministrazione americana continua a insistere per cambiare il ruolo della BCE dove Mario Draghi deve vedersela con i tedeschi prima di avere via libera per replicare, almeno in parte, il modello della Federal Reserve americana.

In realtà dietro le parole ufficiali si capisce che Obama è in buona fede, ma è strabico. Vede la debolezza dell'euro come la possibile causa di un peggioramento del dollaro ma continua a ignorare o a far finta di non capire che la debolezza dell'euro non è la causa ma l'effetto del progressivo peggioramento della moneta americana. In realtà alle sue spalle continua l'offensiva dei signori del dollaro che combattono la moneta unica europea nella speranza di salvarsi per salvare i loro tesori e i loro interessi.

Pur di raggiungere questo risultato e di portare avanti questa strategia, vorrebbero che oltre all'intervento micidiale della merchant bank e delle agenzie di rating contro i debiti sovrani dell'eurozona, si alzasse il tiro fino a convincere Obama a passare dalla guerra delle monete a una guerra vera e propria magari contro l'Iran.

Non a caso i signori del dollaro hanno scelto come braccio armato della loro politica il Partito Repubblicano e fanno leva sugli ambienti che difendono con aggressività le ragioni di Israele nei confronti dell'Iran dove esistono enormi giacimenti di risorse che aiuterebbero gli interessi petroliferi delle compagnie e potrebbero alleviare di molto l'economia americana.

Da qui le pressioni nei confronti di paesi come la Turchia per disinnescare la minaccia atomica di Teheran, e in questa luce vanno interpretate anche le difficoltà di scegliere come leader in Egitto un uomo come El Baradei, l'ex-direttore dell'Agenzia internazionale dell'Energia che non è mai riuscito a mettere sotto accusa Teheran.

Nei circoli di Washington si gioca una partita internazionale che andrebbe spiegata anche alla luce di questo scenario dove i signori del dollaro, arroccati nelle loro roccaforti finanziarie, fanno circolare notizie su presunti interventi di salvataggio del Fondo Monetario Internazionale. A cascare nel loro gioco è stata anche "La Stampa" di Torino con il servizio esplosivo di lunedì mattina in cui annunciava un intervento di 600-800 miliardi di dollari per salvare l'Italia.

L'autore del presunto scoop è Maurizio Molinari, il giornalista romano che ha studiato all'università ebraica di Gerusalemme e di Oxford e ha scritto il libro "Gli ebrei di New York", una guida eccellente per capire chi c'è dietro i signori del dollaro.

4 - GUARGUAGLINI, E LA MOGLIE MARINA GROSSI NON HANNO ALCUNA INTENZIONE DI DIMETTERSI
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che il comandante supremo di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, e la moglie Marina Grossi non hanno alcuna intenzione di dimettersi.

Anche la notizia che oggi il manager di Castagneto Carducci avrebbe lasciato il settimo piano del suo ufficio in piazza Monte Grappa, si è rivelata inesatta. Lo show down si dovrebbe concludere nel consiglio di amministrazione di giovedì e la voce più insistente continua a riproporre per la presidenza del Gruppo il nome di Gianni De Gennaro.

Negli ambienti di Palazzo Chigi dove si è preso atto che Mario Monti intende mantenere per sé la delega ai Servizi, c'è chi obietta che il salto di De Gennaro sulla poltrona del Guargua sarà improbabile perché il Capo del governo e il suo maggiordomo CatricaLetta ritengono che l'uscita del superpoliziotto aprirebbe un grosso problema e un inevitabile giro delle poltrone nelle istituzioni preposte alla sicurezza".

 

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