leonardo del vecchio nagel

COSA HA OTTENUTO DEL VECCHIO CON LE CENTINAIA DI MILIONI INVESTITI IN MEDIOBANCA? CHE DAL 2023 L'AMMINISTRATORE DELEGATO POTRÀ ESSERE ESTERNO - NAGEL ARCHIVIA IL PRIMO SEMESTRE CON RICAVI E UTILI IN CRESCITA, E A OTTOBRE LASCERÀ CHE LO STATUTO VENGA MODIFICATO: IL CAPO AZIENDA NON DOVRÀ PIÙ ESSERE UNO CHE VIENE ''DA DENTRO'', REGOLA CHE FU INTRODOTTA PER GARANTIRE L'INDIPENDENZA DELLA BANCA DA UNICREDIT, NEL FRATTEMPO USCITA DAL CAPITALE

 

Antonella Olivieri per “il Sole 24 Ore

 

Mediobanca riapre il cantiere della governance. Presumibilmente alla prossima assemblea di fine ottobre, quando dovrà essere rinnovato anche il consiglio di amministrazione, verrà proposta la modifica statutaria per cancellare la disposizione che vincola la scelta dell' ad tra i dirigenti del gruppo con anzianità aziendale superiore ai tre anni. Non ce ne sarà più bisogno per garantire l' autonomia di Mediobanca, dal momento che non esiste più la situazione che aveva suggerito l' introduzione di questa disposizione, inserita nello statuto quando UniCredit si era unito con Capitalia per garantire l' autonomia della banca d' affari a fronte di possibili conflitti d' interesse con un azionista di peso attivo parzialmente nello stesso campo.

LEONARDO DEL VECCHIO NAGEL

 

Lo ha fatto capire l' ad di Mediobanca, Alberto Nagel, in conference call con gli analisti per illustrare i risultati del primo semestre dell' esercizio 2019/2020. Nei prossimi mesi - ha anticipato - il consiglio di amministrazione lavorerà per «migliorare lo statuto e renderlo più allineato con le prassi di mercato», «tenuto conto del cambiamento importante del nostro azionariato e del venir meno di elementi di conflitto d' interesse».

 

Di fatto però la modifica dello statuto sarà effettiva dal successivo rinnovo del cda al 2023. In parallelo, ha fatto sapere sempre Nagel, il consiglio lavorerà, con l' ausilio di un cacciatore di teste ancora da individuare, alla preparazione della lista di "maggioranza" - che per la prima volta sarà presentata dal board e non più dal patto - con l' obiettivo di alzarne «qualità e indipendenza». Nessun accenno a riguardo, ma è scontato che nella lista del cda saranno riproposti i nomi del presidente Renato Pagliaro e dell' ad Alberto Nagel.

PAGLIARO NAGEL

 

Il ripensamento della governance si inserisce in un contesto di evoluzione dell' azionariato dove il patto di consultazione si è ristretto al 12,5% e dove resta l' incognita delle prossime mosse di Leonardo Del Vecchio, spuntato lo scorso autunno nel capitale con Delfin, che ha raggiunto il limite del 9,9%, oltre il quale, per salire, è necessario ottenere l' autorizzazione della Bce. Un azionista "industriale" in posizione "dominante" non è una condizione tipica per una banca, tantomeno per una banca d' affari.

 

Su 120 istituti europei vigilati dalla Bce, solo cinque hanno un azionista non finanziario con una quota superiore al 10%, ma in quattro casi si tratta di soci-fondatori e in un caso dell' effetto di un salvataggio. Sempre parlando con gli analisti, Nagel ha commentato la recente presa di posizione di Mediolanum - che in sostanza ha detto che potrebbe vendere la sua partecipazione se Del Vecchio salisse ancora - osservando che questo è un sentiment comune tra gli investitori.

 

«Credo però di poter dare qualche rassicurazione in merito - ha detto l' ad - Del Vecchio ha saputo generare molto valore in campo industriale affermando un leader mondiale nel mondo dell' ottica attraverso una società quotata che ha a che fare con altri azionisti. Credo dunque che sia consapevole di questo tipo di preoccupazioni e che Mediobanca può generare valore se ha una struttura di governance allineata con le migliori prassi di mercato. Non posso pensare che qualcuno investa per veder calare il titolo».

MEDIOBANCA

 

Ad ogni modo, i risultati del semestre confermano che i fondamentali sono solidi. Mediobanca ha archiviato il primo semestre dell' esercizio che chiude a giugno con ricavi in crescita del 4% a 1.325 milioni e utili netti in analogo progresso a 468 milioni. Il ritorno sul capitale tangibile è superiore al 10% e Piazzetta Cuccia si colloca tra le migliori dieci banche europee per requisiti Srep (Cet1 minimo confermato all' 8,25% nell' ambito dei requisiti di vlautazione prudenziale della Bce) e Mrel (requisito minimo di fondi propri confermato al 21,6% dei risk weighted assets).

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