DRAGHI SI E’ SVEGLIATO! – IL NUMERO UNO DELLE BCE AVVERTE CHE L’ITALIA NON HA SAPUTO BENEFICIARE DELLA POLITICA DI BASSI TASSI. CERTO: LE BANCHE ITALIANE HANNO CONTINUATO A FINANZIARE GLI AMICI DEGLI AMICI!

Carlotta Scozzari per Dagospia

Per l'Italia è un po' come se la politica di bassi tassi di interesse della Banca centrale europea (Bce) non ci fosse mai stata. Una politica che avrebbe dovuto spingere i finanziamenti alle imprese e alle famiglie e contribuire perciò alla crescita di un'economia che invece, nel Belpaese più che altrove, arranca. E, soprattutto, una politica di cui altri paesi europei sono riusciti a beneficiare, a differenza che, appunto, l'Italia e i "cugini" francesi.

A parlare in maniera abbastanza esplicita del problema, sebbene la cosa sia passata un po' sotto silenzio, è stato ieri niente meno che il numero uno della Banca centrale europea, Mario Draghi, che ha dichiarato: "Gli effetti della politica monetaria di bassi tassi della Bce non si riflettono a quelli applicati in Italia e in Francia".

Una frase laconica dietro a cui si cela l'immenso problema dell'erogazione del credito da parte delle banche italiane. Una questione che potrebbe essere riassunta così: negli anni d'oro dell'economia e della finanza, quando forse mai nessuno avrebbe immaginato che di lì a poco sarebbe esplosa una crisi di queste proporzioni, gli istituti di credito nostrani, da sempre abituati a un capitalismo incentrato sui conflitti di interesse e le strette di mano, hanno prestato denaro soprattutto ai propri amici. Senza cioè seguire principi di efficienza, badando a dare soldi a chi un domani potrà con maggiori probabilità restituirli.

Poi, una volta esplosa la crisi, quei crediti facili e disinvolti il più delle volte hanno fatto fatica a tornare indietro e si sono così trasformati in quelle sofferenze che adesso pesano sui bilanci delle banche italiane. E' stato calcolato che sugli istituti di credito italiani grava un macigno da 300 miliardi di euro di crediti deteriorati, che fanno cioè fatica a tornare indietro (le sofferenze rappresentano il livello estremo e più pericoloso di questi finanziamenti di difficile riscossione).

Non stupisce perciò che di questi tempi le banche di casa nostra, grandi e piccole, si stiano dando un gran da fare per creare delle società ad hoc dove buttare dentro questi prestiti quasi marci. In questo modo sarà poi più facile venderli a operatori specializzati nell'andare a riscuotere il credito porta a porta dai debitori. Un processo, per le banche, lungo, costoso e che non sempre sortisce effetti.

Ma quali sono i prestiti facili e disinvolti che le banche hanno concesso negli anni delle vacche grasse? Uno dei casi più eclatanti è quello del finanziere franco-polacco Romain Zaleski, in buoni rapporti col presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli e finanziato a piene mani soprattutto dalla banca ora guidata da Carlo Messina, esposta verso la sua società Carlo Tassara per 1,2 miliardi sui 2,2 miliardi complessivi di debito.

Un accordo per risolvere il nodo dell'eccesso di debito e non fare fallire la società, nel caso della Carlo Tassara di Zaleski, è da poco stato raggiunto. Quel che invece non si può dire di Sorgenia, la utility controllata dalla famiglia dell'ingegnere Carlo De Benedetti che proprio in questo momento è alle prese con la non semplice ricerca di un accordo con gli istituti di credito sul debito da 1,8 miliardi. Un macigno che se non viene ridotto di 600 milioni rischia di fare saltare in aria la società. E la banca che rischia di più, questa volta, è Mps, che vanta verso Sorgenia un credito di circa 600 milioni risalente ai tempi in cui a comandare era il presidente Giuseppe Mussari.

Come dimenticare, poi, le vicende del gruppo Fondiaria-Sai ai tempi della gestione della famiglia Ligresti? Unicredit, prima che Fonsai passasse a Unipol, nell'estate del 2012, vantava un credito verso le società del gruppo di Don Salvatore da circa 500 milioni mentre il conto per la Mediobanca di Alberto Nagel saliva fino a oltre 1 miliardo.

Ma questi sono solo i casi più eclatanti, perché c'è poi tutto un sottobosco di piccoli istituti, come Carige e Banca Marche, che stanno rischiando di finire schiacciati da tutta una serie di finanziamenti erogati nei tempi d'oro dai rispettivi padri padroni per lo più ad amici e conoscenti.

 

mario draghi Antonio Patuelli FAMIGLIA GHIZZONI GIOVANNI BAZOLI E JOHN ELKANN Romain Zaleski Elia Valori e Sergio Balbinotbanca centrale europea

Ultimi Dagoreport

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....