PIOVE SEMPRE SULL’ENI - UNA NUOVA INCHIESTA TOCCA IL CANE A SEI ZAMPE, ANCHE SE QUESTA VOLTA NON SI PARLA DI TANGENTI: “EVASIONE FISCALE PER FARE FONDI NERI’ - INDAGATI DUE MANAGER. ‘DANNI PER MILIONI’

Grazia Longo per “la Stampa

 

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Dove sono finiti i due milioni di euro «risparmiati», truccando le carte per evadere le tasse sul carburante che esce dalle raffinerie? Nuove perquisizioni del Nucleo tributario della Guardia di Finanza della capitale - a Milano, Roma e Reggio Calabria - sono state effettuate per «comprendere a chi e a che cosa fosse ed attualmente sia destinato il denaro derivante dal mancato versamento dell’accise dovuta sui carburanti effettivamente commercializzati». 

Paolo Scaroni Paolo Scaroni


Tre gli indagati «per associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione al pagamento dell’accisa» per il periodo compreso tra il 2007 e il 2013: il direttore di Eni refining & marketing, Angelo Fanelli, l’ex direttore generale Angelo Caridi e Roberto Turriziani, della Turriziani Petroli di Frosinone da cui è partita l’inchiesta. Stavolta gli accertamenti delle Fiamme gialle (dopo la prima tranche avviata a Frosinone lo scorso giugno) si sono concentrati su Caridi, che ha mantenuto una collaborazione con «l’Eni Servizi spa da cui riceve emolumenti per 193 mila euro».

 

eni sedeeni sede

Centinaia di migliaia di file, computer, materiale cartaceo, documentazione contabile e bancario: ora finirà tutto sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori, già pronti ad effettuare anche le perizie informatiche necessarie. Il materiale è stato sequestrato alla sede dell’Eni Servizi spa, a San Donato Milanese (dove Caridi ha ancora un ufficio), nella sua abitazione privata sempre a San Donato, in altri due appartamenti a Roma, tre a Reggio Calabria, oltre a quello della moglie ad Anzio.

ENI sede di San Donato MilaneseENI sede di San Donato Milanese


Finora le tasse evase, secondo investigatori e inquirenti, ammontano a 2 milioni di euro, ma il sospetto è che siano decine e decine di più. Denaro finito dove? Nelle tasche dei manager? O per pagare tangenti? Per ora si tratta di domande ipotetiche senza risposte. Mentre è evidente, come si legge nel decreto di perquisizione ordinato dal pm Mario Palazzi, titolare del fascicolo insieme al procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani , che «in Eni nessuno ha mai assunto iniziative per ovviare anche solo tardivamente agli omessi versamenti dell’accisa. E ciò anche dopo che la stessa società è stata interessata dai provvedimenti di ispezione e e acquisizione di documenti da parte della Procura di Frosinone». 

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Intanto dall’Eni, che peraltro paga accise per una decina di miliardi di euro, replicano che «si tratta di attività giudiziarie eseguite in data odierna (ieri per chi legge, ndr) nell’ambito di un indagine pendente da circa due anni presso la Procura di Roma, che riguarda potenziali variazioni di misura nel trasporto del Gpl. Sebbene si tratti di attività industriale di non particolare rilevanza, della ex direzione generale refining & marketing, Eni presta la massima attenzione al tema ed assicura una piena collaborazione alle autorità».

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