1- LA POLITICA ROMANA VA A PUTTANE E ALE-DANNO CORRE AI RIPARI METTENDO LE MANINE SU UNA DELLE POCHE VACCHE GRASSE DEL COMUNE, L’ACEA. NUOVO CDA IN COMBUTTA CON CALTARICCONE: FUORI STADERINI E CREMONESI, DENTRO UN “DIPENDENTE” DI CALTA COME PRESIDENTE (ALFIO MARCHINI), E UNO DEL SINDACO COME AD 2- SE LA POLITICA SBARRA LA STRADA AL CAMPIDOGLIO (CANCELLIERI IN POLE), LUIGINO ABETE SI CONSOLA CON LA CUCCAGNA DELLA VENDITA DEGLI OCCHIALI MARCOLIN AI FRANCESI 3- A MEDIOBANCA LA SPENDING REVIEW NON E' DI CASA. NONOSTANTE IL CROLLO DEGLI UTILI REGISTRATI NELL'ULTIMO BILANCIO (-78%), NAGEL E PAGLIARO INTASCANO 2,5 MILIONI 4- A MILANO MONTA UN'ARIACCIA INTORNO A BRUNO ROTA PER IL CAOS DELLA METROPOLITANA

DAGOREPORT

1- ALE-DANNO IN COMBUTTA CON CALTARICCONE PREPARA L'ACEA REVOLUTION
Nessuno in Campidoglio aveva mai visto cosi' agitato Gianni Alemanno, il sindaco dalle scarpe ortopediche che sta cercando di capire il suo futuro.Da quando ha visto crollare l'impalcatura del PDL si e' lasciato andare a battute velenose nei confronti della sua casa politica che considera ormai un cimitero e un'esperienza da rottamare insieme a quel Cavaliere peccaminoso che gli ha consentito di diventare primo cittadino della Capitale.

L'ultima mossa e' stata la firma che ha messo nei giorni scorsi sotto il "Manifesto per il bene comune della Nazione" insieme a una pattuglia eterogenea di giapponesi come Formigoni, Gelmini, Quagliarello e Sacconi il peggior ministro deli governi berlusconiani. In realta' il politico romano non riesce ancora capire se esistono le condizioni per fare un salto di qualita' sullla scena nazionale lasciando la poltrona dove gli errori sono stati di gran lunga superiori agli onori.

Ad ogni buon conto gli serve tempo per rafforzare il suo potere e per questo motivo si ritrova allineato alla massaia di Ballaro', Renata Polverini, che chiede di spostare a primavera le elezioni regionali.

Nel frattempo Alemanno vorrebbe accentuare la sua presa su Acea, la multiutility capitolina dove il Comune detiene il 51% delle azioni, e che rappresenta una delle poche vacche grasse nel panorama economico romano. I numeri della semestrale dimostrano che l'azienda e' in buona salute con un fatturato in crescita (+5,2) e un utile di 34 milioni (+158% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso).

Alemanno ha fretta anche perche' dentro questa societa' non riesce a battere chiodo nemmeno per piazzare alle relazioni esterne il suo portavoce Simone Turbolente che secondo le ultime voci dovrebbe accontentarsi di finire sotto Ranieri Mamalchi, un dirigente di Acea che e' stato capo della segreteria di Alemanno al ministero dell' Agricoltura.

E ancora piu' ardua sembra l'impresa di piazzare al posto di Marco Staderini, in quota UDC e attuale amministratore delegato, un fedelissimo della prima ora come Ezio Castiglione, ex-assessore al Bilancio fino al luglio 2009. Sembra infatti che Castiglione abbia respinto l'offerta provocando nel sindaco-azionista una grande delusione.

Anche la carta Lamanda, l'ex-banchiere salernitano di Capitalia che oggi gestisce i conti del Campidoglio, non e' spendibile perche' Alemanno non sta cercando un tecnico ma un politico che sappia reggere il confronto con il vertice di Acea dove oltre al presidente Cremonesi e a Staderini si ritrovano il vicepresidente Francesco Caltagirone junior ( detto "il macigno" per la capacita' di spulciare i conti) e il direttore generale Paolo Gallo, il manager torinese che dopo Fiat ed Edison e' arrivato in Acea a gennaio e sta dimostrando notevoli capacita'.

Ad aumentare l'ansia di Alemanno si aggiungono le voci di una rivoluzione che Caltagirone senior (per gli amici Caltariccone), primo azionista privato di Acea con il 16% del capitale, starebbe meditando per sfruttare al meglio il suo investimento e le potenzialita' dell'utility. Secondo rumors attendibili il Calta avrebbe in animo di portare sulla poltrona di presidente Alfio Marchini, il 47enne ingegnere dalla mascella quadrata e i tratti da attore verso il quale il costruttore-banchiere-editore ha sempre avuto una sorta di predilezione.

Negli ultimi tempi Alfio il bello si e' ritirato dal proscenio per curare le sue aziende e per evitare che gli piombassero addosso le accuse di essere contiguo all'Opus Dei e a quella schiera di politici che porta i nomi di D'Alema, Buttiglione e di altri esponenti della sinistra che gli hanno tirato la volata per il consiglio di amministrazione della Rai e lo hanno tirato in ballo nelle avventure editoriali.

Se il disegno di Caltariccone andra' in porto una bella sponda a sinistra e' assicurata e a farne le spese sara' il povero Cremonesi che dovra' accontentarsi della Camera di Commercio, ma resta aperta la partita dell' amministratore delegato dove il Calta dovra' spuntare l'assalto di Alemanno e le obiezioni del genero Casini che ha sempre difeso la causa del suo ‘'portaborse'' Staderini.

Il puzzle e' complicato e Alemanno lo sa. Per questo vorrebbe infilare nell'organigramma un suo uomo di provata fede politica. Con il rifiuto di Ezio Castiglione l'affare si complica, ma il rischio che la situazione politica precipiti e favorisca colpi di mano in Acea gli ha messo le ali nelle scarpe.

2- SE LA POLITICA SBARRA LA STRADA AL CAMPIDOGLIO (DOVE È PRONOSTICATA LA CANCELLIERI), LUIGINO ABETE SI CONSOLA CON LA CUCCAGNA DELLA VENDITA DEGLI OCCHIALI MARCOLIN AI FRANCESI
Luigino Abete ha ripreso a sudare in modo vistoso e copioso. Le ragioni sono almeno due, una politica, l'altra strettamente privata.

Per quanto riguarda la prima occorre tener d'occhio il polverone che si sta creando intorno alle candidature per le elezioni del futuro sindaco di Roma dove le chances di riconferma per Alemanno sono ridotte al lumicino.

Per l'uomo che dopo Confindustria si e' seduto sulla comoda poltrona della BNL e sullo strapuntino di Assonime, affacciarsi dal balcone del Campidoglio sarebbe il giusto riconoscimento di una vita in cui la passione civile e' stata almeno pari a quella per gli affari. Ed e' con questo spirito che deve assistere al penoso balletto dove circolano i nomi di Gasbarra, David Sassoli, e perfino di Rana Ranucci, tutta gente rispettabile ma priva di quell'impronta d'efficienza che Abete considera il suo valore aggiunto.

Gli unici segnali di attenzione gli sono arrivati da alcuni amici che militano nell'esercito in rotta del centrodestra, un'are politica dove Luigino non si e' mai schierato apertamente e in cui ha sparato palle incatenate nei confronti del Cavaliere.

Da sinistra tacciono e il frullatore ha gia' dimenticato il cardinale-laico Andrea Riccardi in favore di candidati deboli e improbabili.

A tenergli su' il morale e a farlo sudare sono le voci secondo le quali Pierfurby Casini lo considera una carta "coperta" da tirar fuori al momento giusto. Purtroppo nessuno e' in grado di dire quando il pendolo del leader UDC, perennemente in movimento tra destra e sinistra, si fermera' per consentire di capire le sue mosse, ma Luigino ha gia' fatto capire che in caso di chiamata si sacrifichera' per il bene della citta' che gli ha dato tante soddisfazioni morali e materiali.

A proposito di soddisfazioni materiali e' saltata fuori in queste ore la questione strettamente privata dei quattrini che insieme al compagno di merenda Dieguito Della Valle ha messo dentro "Marcolin", l'azienda friulana degli occhiali. Stamane all'apertura della Borsa le azioni della societa' di Longarone sono esplose perche' sembra che il fondo francese di private equity PAI Partners (aiutato da Mediobanca) sia intenzionato a buttare sul piatto 300 milioni per comprare la maggioranza dell'azienda e poi toglierla dal listino di Piazzza Affari.

Di tutti gli investimenti fatti negli anni questo per Abete e' il piu' azzeccato e la vista lunga l'hanno avuta anche Dieguito e il fratello Andrea che si sono comprati il 40% delle azioni mentre Luigino si e' fermato al poco meno del 10%, una quota che con un gesto di generosita' ai primi di febbraio ha regalato al figlio Antonio. Quando fece il bel gesto la quota valeva almeno 24 milioni, oggi molto di piu'.

Se poi i francesi di PAI, gli stessi che hanno comprato Coin per poi rivenderla, vorranno lanciare un'Opa allora Luigino il lungimirante fara' le capriole.

3- MEDIOBANCA, ALTI COMPENSI
Avviso ai naviganti:"Si avvisano i Signori Naviganti che a Mediobanca la spending review non e' di casa. Nonostante il crollo degli utili registrati nell'ultimo bilancio (-78%), i due delfini di Cuccia e di Maranghi, Alberto Nagel e Renato Pagliaro, si sono portati a casa un compenso che li mette al riparo da ogni preoccupazione.

Il pallido Nagel (sul quale ieri sera Milena Gabanelli ha infierito senza pietà per le vicende Ligresti) ha guadagnato l'anno scorso 2,4 milioni, mentre la sua controfigura Pagliaro ha dovuto accontentarsi di 2,5 milioni. Si tratta di compensi - come si leggeva in un articolo del "Sole 24 Ore" di sabato - comunque inferiori rispetto a quelli dell'anno precedente perchè i due manager si sono allineati alle nuove disposizioni della Banca d'Italia in merito agli stipendi dei banchieri.

Il sacrificio ha suscitato la commozione della comunità finanziaria milanese, ma ha lasciato del tutto indifferenti le migliaia di imprese che si affacciano agli sportelli delle banche per ottenere un credito che quando viene concesso - come nel caso della Banca Popolare di Novara - arriva a un tasso di interesse dell'11%".

4- ROTA SOTTO LE RUOTE?
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che a Milano sta montando un'aria sempre più fetida intorno a Bruno Rota, il presidente dell'Azienda Trasporti Milanesi che viene indicato come il capro espiatorio per i numerosi incidenti della metropolitana.

A Roma si ricordano di questo manager che, dopo aver iniziato come assistente di Alberto Quadrio Curzio alla Cattolica di Milano, è stato anche capo ufficio stampa all'Iri ai tempi di Prodi che gli ha fatto da testimone alle nozze.

Dopo queste esperienze Rota è salito al vertice della Milano Serravalle dove è stato licenziato dalla presidentessa della Provincia Ombretta Colli. Al vertice dell'ATM, l'azienda dei trasporti milanese, era riuscito a far dimenticare la sequenza impressionante di incidenti accaduti durante la gestione di Elio Catania, l'ex-manager IBM che guadagnava 486mila euro.

Adesso per Rota i guai della metropolitana con le scene da apocalisse di martedì scorso stanno incrinando la sua immagine e a Palazzo Marino i partiti chiedono la sua testa".

 

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