matteo del fante poste tim

“POSTIM” SUONA SEMPRE DUE VOLTE – L’INTEGRAZIONE TRA POSTE E TIM CREERÀ UN GRUPPO DA 27 MILIARDI DI RICAVI E 150MILA DIPENDENTI – A TIM SERVONO INVESTIMENTI, CHE POSTE PUÒ FACILMENTE GARANTIRE (GESTISCE 600 MILIARDI DI ATTIVITÀ FINANZIARIE). IL GRUPPO GUIDATO DA MATTEO DEL FANTE HA COME OBIETTIVO L’ACQUISIZIONE DI ASSET CRUCIALI: UNA RETE FISSA E MOBILE DI SCALA NAZIONALE E UNA POSIZIONE PREMINENTE NELLE INFRASTRUTTURE CLOUD – CON IL RITORNO ALLO STATO DI TIM, SI APRIRÀ FINALMENTE LA STRADA ALLA RETE UNICA, CON LA FUSIONE DI FIBERCOP E OPENFIBER?

PERCHÉ POSTE HA DECISO ADESSO DI PRENDERE TUTTA TIM: SERVIZI TLC, AI, CLOUD DI STATO E CYBERSECURITY TORNANO IN MANO PUBBLICA

Estratto dell'articolo di Alberto Mapelli e Anna Messia per www.milanofinanza.it

 

MATTEO DEL FANTE

Poste Italiane ha lanciato un’opas totalitaria per arrivare al 100% di Tim, con l’obiettivo di delistarla e creare un nuovo gruppo che rappresenterà la più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese.

 

Si tratterà di un vero e proprio motore di innovazione, un polo di sicurezza infrastrutturale e tecnologica, pilastro strategico dell’economia nazionale in grado di generare valore per tutti gli azionisti […].

 

Un’operazione coerente con la strategia di lungo periodo di Poste Italiane, operatore sistemico abilitatore della trasformazione digitale del Paese, attivo nell’offerta di servizi essenziali per gli italiani – leader nei settori finanziario e assicurativo, nella logistica, nelle telecomunicazioni e nei servizi digitali.

 

pietro labriola a Italian Tech Week

Già nei giorni scorsi l’amministratore delegato Matteo Del Fante ha annunciato l’intenzione di creare un maxi polo finanziario mettendo insieme risparmio e pagamenti. Ad essere coinvolte, in quel caso, sono BancoPosta e Postepay con 600 miliardi di euro di attività finanziarie che saranno racchiuse in una sola società insieme ad oltre 30 milioni di carte di pagamento.

 

[…]  L’operazione, proposta al mercato, mira a scalare e potenziare la piattaforma di Poste Italiane aggiungendovi tre asset significativi: una rete fissa e mobile di scala nazionale, una posizione preminente nelle infrastrutture cloud e data center del Paese e la capacità di offrire connettività sicura e sovrana a tutti gli stakeholders - significativa in tal senso la recente presa di posizione europea, con il Consiglio Europeo che lo scorso 19 marzo aveva invitato al consolidamento.

 

POSTE TIM - IL CONFRONTO TRA LE DUE SOCIETA

[…] Il gruppo combinato si configurerebbe come una delle principali piattaforme integrate del Paese con ricavi aggregati pari a circa 26,9 miliardi, un Ebit aggregato pro-forma pari a circa 4,8 miliardi e con oltre 150 mila dipendenti.

 

[…] L’obiettivo dell’offerta è acquisire l’intero capitale sociale di Tim e procedere alla revoca dalla quotazione delle azioni di Tim su Euronext Milan.

 

[…] L’integrazione contribuirebbe soprattutto il rimodellamento del settore italiano delle telecomunicazioni, promuovendo l’emersione di un operatore di riferimento, con capacità finanziarie e scala tali da poter sostenere gli investimenti necessari alla gestione, al mantenimento, all’innovazione delle infrastrutture digitali nazionali e alla fornitura di servizi best-in class ai propri clienti.

 

MATTEO DEL FANTE CON BOXI, IL ROBOT POSTINO DI POSTE ITALIANE

[…] Un elemento centrale del razionale industriale dell’operazione è rappresentato dalla piattaforma distributiva nazionale di Poste Italiane a valle del perfezionamento dell’Offerta, che combinerebbe una rete fisica estremamente capillare – costituita da quasi 13.000 uffici postali, gli oltre 4.000 punti vendita Tim e una rete di oltre 49.000 partner terzi – con una base di oltre 19 milioni di clienti digitali attivi, facendo leva sull’App “P” di Poste Italiane, leader di mercato con oltre 4 milioni di utenti attivi giornalieri, concepita come piattaforma scalabile per l’integrazione rapida di nuovi prodotti e servizi, inclusi quelli di telecomunicazione di cui Tim diventerà unica fabbrica prodotto.

 

IL RITORNO SOTTO L'ALA PUBBLICA E L'URGENZA DELLA SVOLTA DIGITALE I PIANI PER L'INTEGRAZIONE

Estratto dell'articolo di Federico De Rosa per il “Corriere della Sera”

 

GIUSEPPE LASCO

[…] Del Fante si è mosso dopo aver studiato a lungo il dossier Tim insieme al direttore generale Giuseppe Lasco. Prima ha preso il 10% dalla Cassa depositi e prestiti, quindi ha liquidato Vivendi per salire al 27% e diventare primo azionista, dando così inizio al riavvicinamento dello Stato a Tim, che ora si completa con l’offerta da 10,8 miliardi per prendere tutto il gruppo.

 

L’obiettivo di Del Fante è in linea con la logica iniziale dell’investimento industriale in Tim e con il piano per creare una piattaforma integrata di servizi finanziari, logistici, digitali e di telecomunicazioni.

 

Ma è anche coerente con la traiettoria disegnata da Labriola, incentrata sullo sviluppo della tecnologia e dei servizi digitali per imprese e pubblica amministrazione — Tim Enterprise e Poste hanno appena costituito una joint venture ad hoc — e la creazione di una customer platform per i clienti retail.

 

L’integrazione tra Poste e Tim metterà sotto il cappello pubblico rete fissa e mobile, cloud, data center, servizi digitali, Iot e cybersecurity, reti commerciali fisiche e digitali, dando vita a un gruppo da quasi 27 miliardi di euro di ricavi, 4,8 miliardi di risultato operativo pro forma e 150 mila dipendenti.

 

Dario Scannapieco - il roadshow di Confindustria e Cassa Depositi e Prestiti a bari

Per seguire l’innovazione e i cicli tecnologici a Tim servono investimenti, che Poste è in grado di garantire e attrarre. E che possono tornare utili anche in un possibile processo di consolidamento, dando al gruppo telefonico-pubblico maggiore capacità finanziaria.

 

Il presidio sugli asset e sui piani di sviluppo di Tim, che hanno un ruolo strategico per la sicurezza, l’innovazione e lo sviluppo digitale in Italia, assegna a Poste un ruolo ancora più centrale nella sovranità tecnologica e nella digitalizzazione di imprese e Pubbliche amministrazioni. E lo assegna quindi indirettamente allo Stato, che di Poste è il maggiore azionista e lo sarà (di nuovo) anche di Tim. Così come è azionista di FiberCop e di Open Fiber, eterni candidati alla rete unica, l’altro tassello del puzzle.

 

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