1. POTERI MARCI ALL’ASSALTO DELLA SEDE DEL “CORRIERE”, UNO DEI LUOGHI-ANIMA DI MILANO 2. LA CRISI DELL’EX PRIMO QUOTIDIANO ITALIANO ALL’ULTIMO ATTO: LA VENDITA DELLA SEDE STORICA E’ UN ATTO DI PREPOTENZA CHE NON SERVIRA’ A COLMARE NEMMENO IN PARTE IL BUCO DI BILANCIO ACCUMULATO DAGLI AVIDI PATTISTI DELL’RCS CHE, NONOSTANTE LE PERDITE, SI SONO SPARTITI 108 MILIONI DI EURO NEL PERIODO 2007-2011 3. ANCORA UNA VOLTA LA COMPAGNIA DEGLI AZIONISTI GUIDATI DA ABRAMO BAZOLI SCARICA SULLE MAESTRANZE E SULLE CASSE DELLO STATO LE LORO SPREGIUDICATE OPERAZIONI FINANZIARIE (RECOLETOS) INVECE DI PORTARE I LIBRI CONTABILI IN TRIBUNALE 4. FIACCA FINORA LA RISPOSTA DEI SINDACATI E DI DE BORTOLI DI FATTO “SFIDUCIATO” DOPO LA DECISIONE DELL’AZIENDA DI METTERE ALL’INCANTO LA SEDE DEL GIORNALE 5. IL DIRETTORE SI ERA IMPEGNATO PER “ISCRITTO” CHE VIA SOLFERINO NON SI TOCCAVA

"Così doveva accadere, e questo
forse era già stabilito da molto tempo,
cioè da quel giorno lontano che Drogo
si affacciò per la prima volta, con Ortiz,
al bordo del pianoro e la Fortezza
gli apparve nel greve splendore meridiano..."
(Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari)

DAGOANALISI
La presa della Fortezza Bastiani da parte dei barbari dei Poteri marci e l'annuncio della sua distruzione (vendita all'incanto) è soprattutto uno schiaffo e un insulto alla città di Milano, prima ancora che un atto di prepotenza inaudito e insensato nei confronti di chi lavora in via Solferino, 28: giornalisti, operai, impiegati e le migliaia di cittadini che ogni anno vanno a visitarlo alla stregua di un museo e, spesso, ne frequentano, da studiosi, lo straordinario archivio storico.

Un'offesa stupida e gratuita; una ferita alla città del Manzoni, di Dossi, Gadda, Savinio e Arbasino che, ancora oggi è il principale centro editoriale italiano. "I luoghi hanno per noi un significato in quanto sono attaccati a una stratificazione di sensazioni, di immagini che li fa vivere e che non sono necessariamente la nostra storia", aiuta a ricordarci Roberto Peregalli nel suo delizioso saggio "I Luoghi e la polvere" edito dalla Bompiani.

Il tenente Drogo-Buzzati, che in quel presidio, metafora delle stanze ovattate del "Corriere della Sera" in cui aveva lavorato, attese invano l'arrivo di un nemico invisibile, lo vede materializzarsi oggi con l'arrivo dei barbari-avidi capitanati dai vari (e avariati) Bazoli, Rotelli, Greco, Pesenti, Tronchetti Provera, Merloni, Elkan, Nagel, Della Valle e compagnia stonando.

Il Gotha der potere bancario-economico dell'Italia dei tecnici e dei professori, tollerato da Rigor Mortis e da chi l'ha preceduto alla guida del governo in questi ultimi vent'anni. Non la sciamannata cricca dei "furbetti del quartierino", messa nell'angolo in nome del prestigio e della libertà d'informazione, ma che ora potrebbe pure offendersi di fronte alle malefatte di cui si sono resi protagonisti e si sono macchiati Lor Signori sulle pelle, la storia e la memoria dell'ex impero Rizzoli.

Se l'Rcs Media Group è indebitata fino al collo (oltre un miliardo di euro) e deve mettere in vendita i gioielli di famiglia avuti in eredità (testate e sede storica), la colpa è tutta - proprio tutta - dei suoi arroganti azionisti di maggioranza. I Poteri marci vincolati da anni in un "patto di sindacato" di ferro in cui hanno potuto fare il brutto e il cattivo tempo. Più il brutto che il bello, in realtà. Fuori da ogni logica economica, finanziaria e manageriale; fuori da ogni aurea regola borsistica. Il flottante del gruppo in piazza Affari, sotto il 20%, da qualche tempo avrebbe richiesto l'intervento della Consob.

E mentre la corazzata Corriere, prima sotto la direzione (doppia) di Paolo Mieli e a seguire quella (duplice) di Flebuccio dei Bortoli, saliva in cattedra denunciando il marcio della politica, delle Caste, delle Razze (straccione) e dei conflitti d'interesse (ovviamente altrui) - facendo spesso di tutta un'erba un fascio e lasciando così sul terreno delle vendite migliaia e migliaia di copie a causa della sua furia pseudo moralizzatrice - non si accorgeva che il marcio era lì dentro, nell'essere stesso dei suoi armatori.

"Questo capitalismo si regge su un architrave - i patti di sindacato - che è la sentina dei conflitti d'interesse", sostiene da sempre il prof. Guido Rossi. Fino a domandarsi (invano) cosa aspettasse l'allora Commissario europeo alla concorrenza, Mario Monti, "a vietare i patti di sindacato che sono un enorme ostacolo al libero mercato della proprietà aziendale".

Rigor Mortis, ovviamente, si è ben guardato dall'accogliere il sano e sacrosanto suggerimento dell'ex presidente della Consob. E al momento di conquistare palazzo Chigi, complice il Quirinale, per questa sua non ingerenza nello sciogliere i patti di sindacato si è guadagnato il pieno e totale sostegno del Corriere dei Pattisti (e non soltanto).

Di fronte all'immoralità di una proprietà che nonostante alcune spericolate operazioni editoriali e il vasto buco di bilancio che queste hanno arrecato sui conti dell'Rcs, negli ultimi cinque esercizi (2007-2011) - l'ha ricordato il comitato di redazione del Corriere - si è messo nelle tasche "108 milioni di euro, contro risorse provenienti da aumenti di capitale pari a zero", non basta denunciarne una simile pratica cialtrona e di rapina delle risorse e del capitale umano.

Il "caso" Corriere, l'alienazione di un luogo, la sede di via Solferino, un luogo che ormai è, per dirla con le parole autorevoli del filosofo James Hillman, una dei "luoghi-anima" di Milano richiede ben altro delle fragili "contestazioni" fin qui accennate dalla rappresentanza interna dei giornalisti.

E' arrivato il momento per affermare alcune verità lampanti: il piano presentato dall'amministratore Scott Jovane (taglio della forza lavoro) è il nulla assoluto per il futuro editoriale dell'azienda sia via carta sia via web; la vendita dell'immobile di via Solferino (e di via San Marco) poco più di 200 milioni di euro da incassare non risolverà, almeno nel medio periodo e sempre che ci sia un acquirente, il pesante debito accumulato in Spagna dall'azienda.

Se i Poteri marci e il suo santo protettore, il pio Abramo Bazoli, vogliono "governare" il Corriere si facciano carico dei propri errori (e sprechi) imprenditoriali, procedendo senza indugi ad un robusto aumento di capitale. Altrimenti passino la mano a chi ha soldi freschi o portino i libri contabili in tribunale.

Da parte loro le maestranze di via Solferino minaccino azioni legali in tribunale per la cattiva gestione dell'azienda, con la richiesta di commissariamento (se utile), i cui costi salatissimi - con buona pace dei Gabibbo alle vongole -, cadranno nuovamente sulle casse dell'Inpgi e dello Stato.

E il direttore del "Corriere della Sera", che fin qui ha dato fin troppo credito ai suoi padroni, si faccia ricevere dai suoi azionisti per chiedergli - a brutto muso -, se gode ancora della loro fiducia. Flebuccio de Bortoli si è impegnato con i suoi colleghi", "per iscritto", che non avrebbero mai lasciato la sede di via Solferino. Nel momento in cui che viene sputtanano dall'ad. Scott Jovane, quel voltafaccia aziendale sembra suonare anche come un sonoro atto di sfiducia nei suoi confronti.

 

 

 

 

 

 

Peregalli I luoghi e la polvere piatto Sede del Corriere della Sera in via SolferinoGIOVANNI BAZOLI FOTO ANSAGIUSEPPE ROTELLIJOHN ELKANN TRA I TAPIS ROULANT TECHNOGYM ALBERTO NAGEL Diego della vallePaolo Mieli Ferruccio De Bortoli

Ultimi Dagoreport

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....