PROFUMO DI GUAI PER LE BANCHE ITALIANE - FIOCCANO GLI AUMENTI DI CAPITALE (AH, COME AVEVA RAGIONE IL PRESIDENTE DEL MONTE DEI PACCHI), I TITOLI CROLLANO E GLI AZIONISTI SCAPPANO (IN BPM MINCIONE SEGUIRA' BONOMI?). QUANDO SAVIOTTI CANTAVA AL SOLE: BASTA AUMENTI DI CAPITALE

Carlotta Scozzari per Dagospia

Fino a una decina di giorni fa, sembrava essere tornata la fase di "luna di miele" tra le banche italiane e la Borsa. Ma la recente corsa di alcuni titoli, a cominciare dal Banco Popolare, assume oggi una nuova, sinistra luce. Le azioni del gruppo guidato da Pier Francesco Saviotti, con una rally che per loro sui mercati non si vedeva da anni, dall'inizio di gennaio al 15 dello stesso mese, perciò in due sole settimane, erano balzate da 1,37 a quasi 1,75 euro.

Ma la luna di miele è durata poco: venerdì sera, a mercato chiuso, quando già i prezzi erano calati intorno agli 1,52 euro, la Popolare con base a Verona ha annunciato un nuovo aumento di capitale da 1,5 miliardi, già garantito dalle due banche Ubs e Mediobanca. L'operazione è poi la principale motivazione del crollo delle azioni oggi a Piazza Affari, dove in mattinata cedono il 13% a 1,318 euro circa. Viene quasi il sospetto che le classiche "mani forti", nelle prime due settimane di gennaio, si siano adoperate per alzare le quotazioni del Banco e, di conseguenza, anche il prezzo dell'aumento, che non è ancora stato deciso.

Del resto, il mercato non si aspettava l'operazione, sia perché era stata sempre smentita dai vertici (ma la cosa può non significare nulla), sia perché la Popolare aveva battuto cassa tra soci vecchi e nuovi "appena" nel 2011, per la bellezza di 2 miliardi. Proprio poco prima di quella ricapitalizzazione, l'amministratore delegato Saviotti si affrettava a dichiarare in un'intervista al "Sole 24 ore": "Perché deve essere chiaro a tutti che dal 2011 il Banco Popolare non avrà più bisogno di capitale".

Chissà, forse Saviotti intendeva fino all'inizio del 2014, ma è comunque interessante notare come a oggi quei 2 miliardi chiesti circa tre anni fa si siano dissolti quasi come neve al sole, divorati dalle dimensioni sempre maggiori raggiunte dai crediti in sofferenza con cui la Popolare deve oggi fare i conti.

Certo è che l'annuncio a sorpresa dell'aumento di capitale del Banco contribuisce a gettare nuova luce anche sull'insistenza con cui il presidente di Monte dei Paschi Arrogance Profumo, alla fine di dicembre, cercava di convincere, col senno di poi senza successo, la Fondazione Mps di Antonella Mansi a non fare slittare la ricapitalizzazione del'istituto a senese a maggio. "Ci sono già due banche italiane e otto europee che devono fare gli aumenti, e chi parte per primo ha vantaggi sul costo e sulla reperibilità del capitale", sosteneva Profumo in versione Cassandra.

E in effetti il presidente di Mps, col senno di poi, ha avuto ragione. E chissà, si chiede qualcuno, se a metterlo sul "chi va là" possano essere state in qualche modo anche le due banche, la Ubs di Sergio Ermotti e la Mediobanca di Nego Nagel, che oltre a essere garanti della ricapitalizzazione del Banco sarebbero dovute esserlo anche di quella di gennaio, poi saltata, della stessa Montepaschi.

Sta di fatto che oggi, a Piazza Affari, in un mercato in decisa flessione anche per i timori legati alle prospettive dei mercati emergenti, a crollare sono soprattutto le banche che dovranno presto battere cassa tra azionisti vecchi e nuovi: Mps, Bpm e Carige, alle prese con ricapitalizzazioni rispettivamente da 3 miliardi, 500 milioni e 700 milioni.

E a proposito della Popolare di Milano, qualcuno si domanda se a imitare l'ex presidente del consiglio di gestione Andrea Bonomi, appena fuggito a gambe levate dall'azionariato vendendo il proprio 8,6% la settimana scorsa (nonostante che giovedì avesse dichiarato di non avere ancora deciso), non possa essere a strettissimo giro anche il finanziere londinese Raffaele Mincione.

 

ALESSANDRO PROFUMO ENRICO CUCCHIANI DAVID THORNE FOTO DA FLICKR AMBASCIATA USA Profumo Alessandro monte-dei-paschi-di-siena-sedelogo BPMRAFFAELE MINCIONELA SEDE DI MEDIOBANCA MARCO TRONCHETTI PROVERA ALBERTO NAGEL E ANDREA BONOMI FOTO BARILLARI

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