donald trump gas liquefatto qatar

L’“AMICO” TRUMP SI DIVERTE A SCATENARE GUERRE, E NOI PAGHIAMO IL CONTO – IL QATAR FERMA LA PRODUZIONE DI GAS NATURALE LIQUEFATTO NELL’IMPIANTO DI RAS LAFFAN, IL PIÙ GRANDE AL MONDO, COLPITO DA UN DRONE IRANIANO. E SONO CAZZI PER L’ITALIA, CHE IMPORTA IL 45% DEL SUO FABBISOGNO DI GAS DA DOHA – DAVIDE TABARELLI, PRESIDENTE DI NOMISMA ENERGIA: “IL SISTEMA È AL LIMITE: NOI ABBIAMO RINUNCIATO ALLA RUSSIA E ORA RISCHIAMO DI PERDERE IL QATAR, CHE È IL NOSTRO SECONDO PILASTRO” – CONFINDUSTRIA HA CHIESTO AL GOVERNO UNA TASK FORCE D'EMERGENZA…

Estratto dell’articolo di Fabrizio Goria per "la Stampa"

 

IMPIANTO DI PRODUZIONE DI GAS NATURALE LIQUEFATTO A RAS LAFFAN, IN QATAR

«Le incognite su gas e petrolio sono profonde, e la situazione è fluida», ripetono in coro gli analisti. L'attacco iraniano di contro i complessi energetici di Ras Laffan e Mesaieed in Qatar, unito ai danni alla raffineria saudita di Ras Tanura, ha proiettato l'Italia in una dimensione di incertezza profonda, proprio mentre il mercato sembrava avviato verso una stabilizzazione post-invernale.

 

La reazione dell'hub di Amsterdam, dove i contratti per il mese prossimo sono balzati del 50% toccando i 48,8 euro al megawattora, riflette il timore di un blocco strutturale delle forniture che per Roma rappresentano ormai la spina dorsale del mix energetico nazionale.

 

il gas liquefatto nello stretto di hormuz

«Il sistema è al limite». Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, non usa giri di parole per descrivere la nuova fiammata dei prezzi energetici che scuote l'Europa dopo l'offensiva iraniana contro i terminal del Golfo.

 

«Nell'industria del gas esiste la regola del N-1 e del N-2, ovvero la capacità di fare a meno del primo e del secondo fornitore: noi abbiamo rinunciato alla Russia e ora rischiamo di perdere il Qatar, che è il nostro secondo pilastro. È un caso estremo, una situazione mai vista prima che ricorda terribilmente quanto accaduto nel 2022 con l'invasione dell'Ucraina», avverte.

 

[…]

 

L'escalation militare nel Golfo Persico colpisce l'Italia nel suo punto di maggiore vulnerabilità, ovvero la dipendenza dal gas naturale liquefatto (Gnl) che negli ultimi due anni ha sostituito in modo progressivo i flussi via tubo provenienti da Mosca e Algeri. Secondo quanto riferiscono fonti vicine al dossier, la posizione di Edison appare al momento protetta sotto il profilo operativo immediato.

 

produzione di gas in qatar

Le navi con le forniture previste per il mese di marzo, regolate dal contratto venticinquennale siglato con QatarEnergy nel 2009, hanno già attraversato lo Stretto di Hormuz nei giorni immediatamente precedenti l'inizio delle ostilità contro il regime di Teheran.

 

Tuttavia, la chiusura forzata di Ras Laffan, che da solo garantisce un quinto dell'offerta globale di Gnl, potrebbe proiettare un'ombra lunga sui mesi a venire. Anche Eni, che nel 2023 ha blindato un accordo di 27 anni con la società di Doha partecipando in modo attivo allo sviluppo del giacimento North Field, monitora l'evoluzione degli eventi in un clima di estrema fluidità.

 

 

DAVIDE TABARELLI

Entrambe le compagnie mantengono i canali aperti con le autorità qatariote, ma la paralisi della produzione nel sito dove un drone iraniano ha centrato una struttura energetica costringe i vertici operativi a preparare piani di contingenza per un'eventuale assenza prolungata dei carichi da Doha, che nel 2024 è stato il primo fornitore di Gnl per il mercato italiano con una quota del 45 per cento.

 

[…]

 

 Simone Tagliapietra, economista di Bruegel e docente a Sais Johns Hopkins e European University Institute, sottolinea come l'effetto finale sui listini dipenderà dalla durata di questo stallo produttivo, un enorme punto interrogativo che mette a nudo le contraddizioni della politica energetica europea.

 

produzione di gas in qatar

«L'Italia è più esposta di altri partner continentali perché siamo il Paese che consuma più gas nella generazione elettrica e quello che fa maggiore affidamento sul Gnl del Qatar», spiega Tagliapietra, ricordando come questa crisi giunga in un momento di scontro politico interno sull'Emission Trading System (Ets).

 

Mentre il governo stava pressando per sospendere i meccanismi di tassazione della CO2 o intervenire sul decreto bollette per calmierare i prezzi dell'elettricità, c'è di più. «L'attacco iraniano dimostra che il vero problema non risiede nelle normative ambientali, quanto nella dipendenza geopolitica da combustibili fossili importati e intrinsecamente volatili», sottolinea Tagliapietra.

 

AURELIO REGINA

La vulnerabilità italiana è accentuata dal fatto che, nonostante la fine della stagione fredda, il Paese deve ora avviare le operazioni di riempimento degli stoccaggi per l'inverno 2026-2027 in un contesto - in potenza - di prezzi gonfiati e offerta fisica ridotta, annullando i benefici di un mercato che fino a pochi giorni fa sembrava in equilibrio.

 

Non è un caso che Confindustria abbia chiesto al governo una task force d'emergenza dedicata. «Siamo eccessivamente dipendenti dal gas e dalle fonti energetiche, non c'è pericolo peggiore per le imprese dell'imprevedibilità», ha evidenziato Aurelio Regina, delegato del presidente di Confindustria per l'Energia. «Siamo in una fase di emergenza nazionale», ha sottolineato.

 

IMPIANTO DI PRODUZIONE DI GAS NATURALE LIQUEFATTO A RAS LAFFAN, IN QATAR

Sul fronte di Hormuz, tuttavia, Jacco de Winter, economista di Ing, mantiene una posizione più cauta, ritenendo che, considerato l'equilibrio militare nell'area, un blocco prolungato appaia «poco probabile» a causa delle conseguenze devastanti che avrebbe anche per gli alleati regionali dell'Iran.

 

Come rammentato dagli analisti di Rand, «le prossime 48 ore saranno determinanti per capire l'evoluzione del conflitto di Washington contro Teheran».

SIMONE TAGLIAPIETRA

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