POTERI MARCI - UNA VOLTA FACEVANO A BOTTE PER ENTRARE NEL ‘CORRIERE’, OGGI NON CONTA UN TUBO E MARIO GRECO SE NE SBATTE

1. RCS, GENERALI VERSO IL NO ALL'AUMENTO - LA DECISIONE RIENTRA NEI PIANI SULLE PARTECIPAZIONI GIÀ ANNUNCIATI DAL CEO GRECO
Laura Galvagni per "Il Sole 24 Ore"

L'aumento di capitale di Rcs registra la prima defezione eccellente. A quanto si apprende, già nei giorni scorsi l'amministratore delegato delle Generali, Mario Greco, avrebbe inviato una lettera al vertice della società nella quale motivava la decisione di non aderire all'aumento di capitale per immediati 400 milioni previsto dal piano di rilancio del gruppo.

Il no del Leone di Trieste è un no coerente con quello che è stato il messaggio lanciato al mercato dal ceo fin dal momento del suo insediamento, ossia non esistono più partecipazioni strategiche, ma, al contempo, ha un peso rilevante sia per il futuro di Rcs sia in un'ottica di rapporti Generali-Mediobanca. Piazzetta Cuccia, primo socio della compagnia assicurativa, è sicuramente uno dei più concreti sostenitori del progetto di ristrutturazione del Corriere. Non è un caso che le due adesioni formali già arrivate sul tavolo di Rcs sono proprie quelle di Mediobanca e Fiat.

Se al no di Generali si aggiunge la defezione di Merloni e la posizione ancora da decifrare di Italmobiliare, c'è il rischio che il consorzio di garanzia debba accollarsi anche una parte non irrilevante delle quote fin qui sindacate nel patto. A conti fatti potrebbe non venir sottoscritto oltre il 13% del capitale, il che potrebbe spingere sotto il 50% l'accordo di sindacato, attualmente al 58%. Questo purché si verifichino due condizioni: ossia che gli altri soci vincolati non si prendano carico delle azioni lasciate libere dagli altri pattisti e che Italmobiliare non metta nemmeno un euro nell'iniezione di liquidità.

Riguardo al primo punto, la disponibilità degli altri soci è tutta da verificare. In ogni caso, sulla carta, l'attuale patto Rcs sembra essere destinato a un revisione profonda di pesi e soggetti coinvolti. Complice anche il fatto che se le condizioni finanziarie, come si sta valutando al momento, saranno effettivamente molto diluitive gli azionisti che non seguiranno l'aumento vedranno il proprio investimento quasi azzerato.

Di qui, peraltro, la riflessione ancora in corso in casa Pesenti il cui impegno sarebbe superiore ai 40 milioni. Dopo un lungo comitato, finito nella tarda serata di martedì, la famiglia ha infatti deciso, per il momento, di non decidere. Ossia si è riservata di compiere ulteriori valutazioni sull'opportunità o meno di sottoscrivere ed eventualmente per quale quota partecipare, dopo che era trapelato che volesse mettere sul piatto almeno metà della fetta di competenza.

Ora, però, si apprende che non prenderà alcuna posizione netta almeno fino a quando non saranno più chiari i termini dell'aumento e alcuni punti chiave del piano industriale. Elementi per il quale il consiglio di amministrazione di Rcs convocato per domenica potrebbe rivelarsi non risolutivo. D'altro canto, anche sul fronte delle cessioni, in particolare dei periodici, sarebbe previsto un aggiornamento sullo stato dell'arte delle trattative con le due controparti che hanno mostrato interesse per gli asset. Per il resto l'amministratore delegato, Pietro Scott Jovane, presenterà i numeri legati ai conti e al piano industriale.

Detto questo, alla ricapitalizzazione oltre a Fiat e Mediobanca parteciperanno Intesa Sanpaolo, Mittel, Pirelli, Fondiaria Sai e probabilmente Edison. Da verificare Lucchini. Loro, tutti assieme, dovrebbero garantire almeno 166 dei 400 milioni che verranno richiesti subito ai soci. Il resto sarà di competenza di quegli azionisti fuori patto che vorranno aderire o, in alternativa, toccherà al consorzio di garanzia aprire il paracadute.

Nel mentre, sul fronte del rifinanziamento per 575 milioni del debito del gruppo editoriale arriva una schiarita: Unicredit, deciso a partecipare solo alla linea di credito a tre anni, che sarà rimborsata con le dismissioni previste dal piano, è tornata a trattare anche sulle altre due linee di credito: una a 5 anni e una 'revolving' a 5 anni.


2. RCS, PESENTI PRENDE TEMPO
Luca Fornovo per "La Stampa"

La famiglia Pesenti decide di prendere ancora tempo sull'aumento di capitale da 600 milioni di euro del gruppo Rcs, editore del Corriere della Sera. Ieri infatti il comitato esecutivo di Italmobiliare, socia col 7,4%, ha rinviato la decisione sull'aumento entro i tempi utili per l'eventuale sottoscrizione. In particolare, si attende che vengano definite le condizioni della ricapitalizzazione e tutti gli elementi del piano prima di fare una scelta. Per il gruppo bergamasco, l'impegno sarebbe superiore ai 40 milioni.

Un po' di tempo, comunque c'è ancora visto che la scadenza per sottoscrivere la prima tranche della ricapitalizzazione da 400 milioni scatta a luglio. per E anche per il primo azionista Giuseppe Rotelli è prematuro esprimersi: meglio aspettare e conoscere i dettagli dell'operazione. Fiat, Mediobanca e Intesa Sanpaolo e la più piccola Mittel hanno invece già dato il loro assenso alla ricapitalizzazione.

Altri grandi soci si chiamano fuori dalla partita, vedi Benetton e con ogni probabilità Merloni. Diego Della Valle, azionista di peso, fuori dal patto di sindacato di Rcs, preferisce glissare. Il numero uno della Tod's ha definito la vicenda Rcs «una barzelletta in confronto ai problemi del Paese». «Parliamo di cose più serie», ha stigmatizzato l'imprenditore.

Sul fronte del rifinanziamento per 575 milioni del debito del gruppo editoriale arriva una schiarita: Unicredit, deciso a partecipare solo alla linea di credito a tre anni, che sarà rimborsata con le dismissioni previste dal piano, è tornata a trattare sulle altre due linee di credito: una a 5 anni e una revolving a 5 anni.

Ieri poi l'assemblea dei giornalisti del Corriere della Sera ha approvato un documento sulla base del quale il comitato di redazione riprenderà le trattative con Rcs, partendo da una piattaforma che prevede risparmi in redazione per 12,5 milioni in tre anni, una cinquantina di prepensionamenti, mentre l'azienda prospettava circa 110 uscite.

L'obiettivo per Rcs è di chiudere la trattativa entro il Cda di domenica, che discuterà sui conti e sul piano industriale mentre per il giorno successivo l'ad Pietro Scott Jovane e il direttore finanziario Riccardo Taranto presenteranno i numeri alla comunità finanziaria. Rcs ha chiuso i primi nove mesi del 2012 con 380 milioni di perdite, 1.184 milioni di ricavi e debiti per 876 milioni.


3. RCS: EDISON PRONTA A SOTTOSCRIVERE AUMENTO, DOMANI DECISIONE UFFICIALE
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Edison e' pronta ad aderire all'aumento di capitale da 400 milioni di Rcs, in cui detiene una quota di circa l'1%. Una decisione ufficiale sul dossier, secondo quanto risulta a Radiocor, verra' presa domani dai vertici del gruppo energetico, che l'anno scorso e' passato sotto il controllo esclusivo di Edf. In seno all'azionista francese sarebbe ormai maturata la convinzione a partecipare all'operazione in quanto - come aveva ricordato a margine dell'assemblea annuale l'ad Bruno Lescoeur - "Rcs non fa parte del core business, ma comunque della comunita' in cui Edison vive e in cui deve comportarsi in modo adeguato".

L'esborso di Foro Buonaparte sarebbe estremamente limitato, circa 4 milioni di euro, e agli occhi della comunita' finanziaria ha certamente piu' peso il valore simbolico dell'adesione dopo che il controllo del gruppo energetico e' passato a Edf.

 

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