urbano cairo la7

ANCHE RE MIDA CAIRO NON HA SEMPRE IL TOCCO MAGICO: LA7 CHIUDE IN PERDITA ANCHE NEL 2017 - PIÙ FACILE RISANARE RCS CHE LA TELEVISIONE SCHIACCIATA DAL GRANITICO DUOPOLIO RAI-MEDIASET - IL FATTURATO COMPOSTO DI FATTO SOLO DALLA PUBBLICITÀ RACCOLTA DALLO STESSO CAIRO È FERMO SE NON DECLINANTE

Fabio Pavesi per La Verità

 

Quel traguardo lo insegue da tempo. Ha un valore simbolico per Urbano Cairo, che dopo la conquista di Rcs, è l’unico grande imprenditore puro del settore editoriale in Italia. Riuscire a quasi 5 anni dall’acquisizione de La7 a vedere il primo utile della sua creatura televisiva sembra ormai a portata di mano. Ma non è detto che sia già avvenuto a fine dell’anno scorso. Anzi è più che probabile che il network televisivo abbia chiuso ancora in perdita. Pochi milioni, non è dato sapersi visto che i risultati dell’intero esercizio non sono ancora disponibili, ma comunque un altro anno in rosso.

 

urbano cairo

E se l’utile c’è stato sarà comunque di modestissima entità. Ma ovviamente ha un peso immateriale che va al di là dei numeri. Nel mondo del grande risanatore, uno degli imprenditori più capaci a dare efficienza alle sue imprese, la7 resta l’unica zona d’ombra. Paradossalmente è stato più facile riportare ai profitti, in un tempo lampo, il colosso Rcs Mediagroup che non l’editoria televisiva. La7 ancora nei primi nove mesi del 2017 ha segnato una perdita netta di 2,5 milioni. Poca cosa si dirà, ma è su ricavi, nei nove mesi dello scorso anno, per 71 milioni.

 

Non genera ricchezza la televisione e questo ormai dalla lontana primavera del 2013 quando Urbano Cairo con una mossa che sembrava azzardata si accollò la malandatissima televisione del gruppo Telecom. La7 sotto la gestione Telecom era un colabrodo. Basti pensare che ancora nel 2013 pochi mesi dopo l’ingresso di Cairo il gruppo televisivo chiudeva i conti con ben 54 milioni di perdite su 117 milioni di ricavi. E strutturalmente la terza rete generalista italiana trasformava in perdite valori di metà o più del fatturato.

urbano cairo andrea salerno, marco ghigliani

 

Ecco perché sembrava agli occhi di tutti una mission impossible all’epoca. Una sorta di suicidio dell’imprenditore alessandrino cresciuto molti anni prima a pane e pubblicità alla scuola Publitalia. E che fino ad allora gestiva (con successo) l’editoria solo periodica su carta. E qui in quell’avventura Cairo ha mostrato la sua grande capacità di razionalizzatore. Le perdite si sono ristrette moltissimo. Già nel 2014 il gruppo ha recuperato oltre 40 milioni chiudendo i conti con un passivo a livello di conto economico di soli 9,6 milioni.

 

Ma da allora da lì non ci si è più schiodati. Nel 2015 fu ancora perdita per 7,7 milioni, accentuatasi a 10,8 milioni nel 2016. Certo il recupero di efficienza gestionale è stato formidabile, se paragonato alla disastrosa gestione di Telecom Italia Media, per la quale evidentemente la vecchia Telemontecarlo poi divenuta in vari passaggi La7 era solo attività marginale. Messa nelle mani giuste la piccola rete ha ripreso vita. Non solo in termini di qualità dei programmi ma di equilibrio contabile. La gestione industriale è stata subito risanata.

urbano cairo torino

 

Già l’anno dopo l’acquisizione il margine operativo lordo era tornato in positivo e così anche nel 2015. Ma è stato un fuoco di paglia, dato che già nel 2016 il mol è riprecipitato  anche se per solo 2 milioni in rosso. Ora a settembre dell’anno scorso nuova inversione di tendenza con il Mol risalito in positivo a 2,5 milioni. Ma dell’utile ancora non vi è traccia. Dall’acquisto, pur con la capacità nota a tutti di Cairo di tagliare costi, la televisione ha cumulato quasi 30 milioni di perdite. Nessun dramma d’accordo. In fondo quell’acquisto ricevette in dote una società senza debiti e con un’iniezione di cassa di quasi 100 milioni. Non fu quindi a vederla così un acquisto al buio.

urbano cairo

 

In fondo Telecom, che non vedeva l’ora di sbarazzarsi della rete tv, diede a Cairo una eredità sostanziosa in termini di liquidità. Non solo. Anche a livello patrimoniale La7 è messa bene e lo era anche al passaggio di mano. In cassa ci sono ancora oggi 94 milioni di denaro liquido, non ci sono debiti bancari (solo una cinquantina di milioni con i fornitori) e la rete poggia su un capitale netto di oltre 90 milioni. Spazio per assorbire le vecchie perdite e quelle eventuali nuove ce n’è a sufficienza e Cairo è di sicuro convinto che il 2018 porterà in casa del patron editoriale il primo utile della storia. Certo è che le condizioni di mercato non sono le più propizie.

 

Il fatturato composto di fatto solo dalla pubblicità raccolta dallo stesso Cairo è fermo se non declinante. Nel 2013 i ricavi erano di 117 milioni, oggi a malapena superano i 100 milioni. Il capolavoro di Cairo, come del resto ha fatto in tempi rapidissimi al Corriere e in tutto il gruppo Rcs, è nella gestione dei costi. Quelli operativi soprattutto, dove a colpi di forbice mirati riesce sempre a riportare la gestione industriale in territorio positivo. Poi però sulla piccola tv pesano gli ammortamenti che portano inevitabilmente in perdita i conti. Del resto il mercato televisivo generalista soffre in tutta Italia con cali dei ricavi che riguardano un po’ tutti gli operatori.

urbano cairo ops la redazione di sandro mayer

 

E poi c’è la dittatura dell’eterno duopolio Rai-Mediaset che di fatto di porta via l’80% del mercato. Aggiungi il ruolo di Sky e così per La7 resta posto solo per un ruolo di nicchia. Grande informazione, talk show di approfondimento, grande qualità dei programmi e delle firme non bastano però a schiodare il nano televisivo dalle sue posizioni. Lo share medio del 2016 era del 3% con punte del 3,7% nel cosiddetto prime time. Share che nel 2017, fino a settembre, è sceso al 2,84% e al 3,25% nel prime time.

 

urbano cairo ops enrico mentana

E resta quella quota del mercato pubblicitario che ruota intorno a un piccolo 4 per cento. Cairo non diventerà certo ricco con La7 in queste condizioni. È più facile che faccia buoni guadagni con la corazzata Rcs che ormai ha cambiato completamente pelle dopo le perdite miliardarie degli ultimi anno. Si accontenterà con il suo piccolo network di non perdere più quattrini. In fondo il valore aggiunto della sua tv di nicchia è nel consenso e nella notorietà. Che forse vale di più di un bilancio con tanti profitti.  

 

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