alexander karp

“LA NUOVA DETERRENZA SARÀ DI CHI CONTROLLERÀ LE ARMI CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE” – NEL LIBRO “LA REPUBBLICA TECNOLOGICA”, ALEXANDER KARP, CEO DI “PALANTIR”, TRATTEGGIA LA SALDATURA TRA POLITICA E OLIGARCHI TECH PER DOMINARE IL MONDO. UN TEOREMA IN CUI LA DEMOCRAZIA PRATICAMENTE NON ESISTE, E DOVE LA “REPUBBLICA” È UN INTERESSE PUBBLICO DOMINATO DAGLI APPARATI “ILLUMINATI” E “PATRIOTTICI” – L’ACCUSA ALLA SILICON VALLEY: “SI È AMMANTATA DELLA RETORICA DI UNO SCOPO NOBILE E AMBIZIOSO, MA IL PIÙ DELLE VOLTE HA ACCUMULATO QUANTITÀ ENORMI DI CAPITALE E HA RECLUTATO ESERCITI DI INGEGNERI TALENTUOSI SOLO PER SVILUPPARE APP DI CONDIVISIONE FOTO E INTERFACCE DI CHAT PER I CONSUMATORI MODERNI...”

Articoli correlati

SOCIALISMO A-LA-CARTE, PLATONE, PROTESTANTESIMO E SICUREZZA NAZIONALE: VIAGGIO AL CUORE DI ...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Estratto dell’articolo di Maurizio Crippa per “il Foglio”

 

ALEXANDER KARP - LA REPUBBLICA TECNOLOGICA

[...] “L’èra atomica sta per finire. Questo è il secolo del software e le guerre decisive di domani saranno guidate dall’intelligenza artificiale”.

 

L’epoca della deterrenza atomica potrà essere archiviata, scrivono Alex C. Karp e Nicholas W. Zamiska in “La Repubblica Tecnologica”, ma non in nome di un disarmo etico, bensì perché la nuova deterrenza sarà nelle mani di chi avrà il controllo delle armi basate sull’AI.

 

“Gli Stati Uniti e i loro alleati esteri dovrebbero adoperarsi senza indugio a lanciare un nuovo progetto Manhattan per mantenere il controllo esclusivo delle forme più sofisticate di AI a fini bellici: i sistemi di puntamento, gli sciami di droni e, a tendere, i robot, che si riveleranno le armi più potenti di questo secolo”.

 

A scriverlo, con una prosa piana e consequenziale, a tratti quasi brutale non è un Dottor Stranamore [...]: Alexander Karp, ceo di Palantir Technologies, la società di analisi dei big data fondata nel 2003 con Peter Thiel e specializzata nelle loro applicazioni militari e nella sicurezza.

 

alex karp palantir

Karp ha scritto con Zamiska “La Repubblica Tecnologica – Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente”, ora pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi Editore, “frutto di un dialogo durato quasi dieci anni” e che non parla ovviamente solo di armi atomiche: è un vero e proprio saggio teoretico su una visione nuova, o comunque ribaltata rispetto al dibattito tradizionale, del ruolo della tecnologia digitale e della scienza, della loro “alleanza” (o funzione strumentale?) con il potere politico occidentale nella prospettiva di un dominio economico e militare sul mondo.

 

alex karp e peter thiel di palantir in israele

[...] Alex Karp non è un personaggio banale: famiglia intellettuale multiculturale, laurea a Stanford in Diritto, studi di filosofia e psicoanalisi, una specializzazione all’Università di Francoforte in sociologia. Nel frattempo l’avventura imprenditoriale nella Silicon Valley. E la grande conversione [...] dalla “ideologia californiana” della Valley (Karp ha sempre votato democratico) a una visione coincidente con la nuova destra d’epoca trumpiana.

 

A spiegare il lungo percorso basterebbe una delle citazioni messa in esergo del libro: “I fondamentalisti si precipitano dove i liberali hanno paura a passare”. Non è una frase di un trumpiano ma di Michael Sandel, sociologo e acclamato guru del pensiero comunitario, teorico anti-meritocratico: il migliore e più morbido pensiero progressista degli ultimi decenni.

 

palantir 3

Eppure, in quel pensiero progressista che ha dominato e di certo ha guidato le Big Tech della Valley, c’è un’aporia, l’anello che non tiene, dice Karp: dove i liberali hanno paura di passare, arrivano i nemici.

 

Il percorso del libro è lineare, in qualche punto anche troppo, ma aiuta a comprendere con più esattezza le dinamiche culturali, geopolitiche, economiche e anche militari in atto negli anni di Trump (già dal primo Trump) che troppo spesso si tende a liquidare come semplice crisi del sistema politico.

 

alexander karp

Non è un caso che in un saggio di questo tipo la parola “democrazia” compaia quasi per nulla, mentre il titolo rimanda alla “repubblica” intesa come un interesse pubblico dominato da apparati.

 

Intervistato dal New York Times, Karp è l’imprenditore-pensatore che poneva a sua volta domande così: “Siamo ancora abbastanza duri da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?”.

 

[...] La prima parte di “La Repubblica Tecnologica” è una radicale critica al “tradimento” che il mondo scientifico e l’industria digitale degli Stati Uniti hanno perpetrato nei confronti dell’America e dell’occidente.

 

peter thiel

L’imbattibile superiorità tecnologia, e il conseguente “mito” della California, riepiloga Karp, ebbe origine durante la Seconda guerra mondiale, quando Roosevelt (il presidente democratico è curiosamente un idolo della “nuova destra” imprenditorial-ideologica) varò il Progetto Manhattan chiamando a raccolta le migliori menti scientifiche del paese e la forza economica delle più grandi imprese: “Roosevelt concentra sul Pacifico buona parte del suo sforzo di riarmo; gli investimenti nell’elettronica militare a San Francisco e dintorni seminano i primi germi di quella che in seguito diventerà la Silicon Valley”.

Peter Thiel, Melody Hildebrandt, Brian Schimpf, Trae Stephens, Garry Tan and Shreya Murthy - la Palantir mafia

 

L’unione proseguì nei decenni successivi, non ci sarebbe Internet senza gli ingenti investimenti pubblici nel settore militare: “La California si è imposta da cinque generazioni come un laboratorio d’avanguardia, non solo per la sua capacità di sfornare dirompenti innovazioni tecnologiche di portata globale, ma anche come culla di rivoluzioni di costume, valoriali e politiche”.

 

Nella baia di San Francisco nasce anche il movimento artistico e libertario [...]. Poi con la rivoluzione digitale si è consumato il grande tradimento – così lo considerano tutti i nuovi tycoon, da Musk a Thiel – dei giganti della Silicon Valley: “Hanno commesso l’errore strategico di concepire la propria esistenza come fondamentalmente estranea al paese che li ha visti nascere”, scrive.

 

peter thiel palantir

“I fondatori di quelle società hanno perlopiù visto negli Stati Uniti un impero in agonia, il cui lento declino non sarebbe riuscito a intralciare la loro ascesa e la corsa all’oro… Molti hanno in sostanza rinunciato a ogni serio tentativo di far progredire la società, di assicurarsi che la civiltà umana continuasse ad avanzare nel suo cammino”. 

 

Al dunque: “La cornice etica imperante nella Valley, una visione tecnoutopica secondo cui la tecnologia avrebbe risolto tutti i problemi dell’umanità, si è trasformata in un approccio utilitaristico limitato e superficiale”.

 

Il risultato è che “il comparto tecnologico aveva voltato le spalle alle Forze armate, non avendo il minimo interesse a scontrarsi con una burocrazia esagerata e con l’ambivalenza, se non proprio l’opposizione, dell’opinione pubblica nazionale”. Insomma la “rivoluzione digitale” per come è stata prodotta e vissuta da miliardi di consumatori: un grande divertimento senza confini e facilità del consumo.

 

Invece già allora Palantir batteva una strada opposta: la strada di domandarsi che tipo di società (quali “valori”) gli scienziati e l’industria digitale dovessero costruire per il futuro. Karp ha una certezza: quegli apparati hanno il dovere di contribuire alla sicurezza degli Stati Uniti e proteggere i valori dell’occidente.  Ora, anche grazie all’immensa e rapida trasformazione dell’intelligenza artificiale, è giunto il momento di resettare tutto. [...]

ACCORDO TRA PALANTIR E MINISTERO DELLA DIFESA BRITANNICO - John Healey E Alexander Karp

 

La frattura avvenuta negli scorsi decenni tra la cultura della Valley e la sua industria e le necessità della geopolitica e militari del governo degli Stati Uniti hanno prodotto una crescente debolezza che riguarda tutto l’occidente, scrivono Karp e Zamiska.

 

“Un’intera generazione di fondatori di aziende si è ammantata della retorica di uno scopo nobile e ambizioso, ma il più delle volte ha accumulato quantità enormi di capitale e ha reclutato eserciti di ingegneri talentuosi solo per sviluppare app di condivisione foto e interfacce di chat per i consumatori moderni”.

 

Intanto nella Valley e in parte del paese “ha preso piede un certo scetticismo nei confronti dell’operato del governo e delle ambizioni nazionali”.

 

MARK ZUCKERBERG - LAUREN SANCHEZ - JEFF BEZOS - SUNDAR PICHAI ELON MUSK - INAUGURATION DAY

Ora, secondo il nuovo pensiero del fondatore di Palantir, è venuto il momento del redde rationem per le generazioni di “agnostici tecnologici” che hanno permesso il progressivo indebolimento dell’America di fronte a nemici tecnologicamente aggressivi: da che parte vogliono stare, in un mondo in cui la minaccia militare è ridiventata reale e in cui la “vittoria” sarà affidata non più alla “Bomba” ma ai big data applicati alla tecnologia di guerra?

 

Alex Karp non è un filosofo visionario e apocalittico come il suo collega e socio Peter Thiel. Nelle metafore imperiali che vanno di moda nel nuovo mondo scombussolato dai conflitti, Thiel potrebbe essere Mecenate, il liberto-filosofo che costruì il tempo di pace di Augusto.

 

ACCORDO TRA PALANTIR E MINISTERO DELLA DIFESA BRITANNICO - John Healey E Alexander Karp

Karp, americano di nascita, somiglierebbe di più a Marco Agrippa, il generale di ferro e pragmatico amministratore romano che costruì il potere militare del primo imperatore. Ma il mestiere delle armi si regge sui pensieri, nei quali pesa anche il nuovo populismo della destra (“Ci lamentiamo dell’influenza del denaro nella politica, per poi rimanere in silenzio quando i ricchi dominano sempre di più la corsa elettorale”).

 

Pensieri lineari, brutali: “Negli ultimi cinquant’anni noi, in America e più in generale in occidente, abbiamo cercato di non definire le culture nazionali in nome dell’inclusività… Identificare qualcosa di simile a una cultura o a dei valori nazionali è diventato sempre più difficile e controverso”.

alex karp di palantir con volodymyr zelensky a kiev

 

Eppure “nel corso della storia dell’umanità gli Stati Uniti, pur con le loro imperfezioni, hanno fatto più di ogni altro paese al mondo per costruire una nazione in cui essere cittadini significa qualcosa di più che una semplice appartenenza etnica o religiosa. Vogliamo davvero abbandonare questo progetto e rinunciare a migliorarlo?”. La risposta, armi e idee in pugno, è chiara: “In questo libro, avanziamo la tesi che il comparto tecnologico abbia l’obbligo imperativo di sostenere lo stato che ha reso possibile il suo sviluppo”.

alex karp di palantir a kiev alex karp palantir 2

Ultimi Dagoreport

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”