1. RESA DEI CONTI (CORRENTI) TRA LE DUE MAGGIORI BANCHE ITALIANE, INTESA E UNICREDIT 2. AVVISATE IL PRESIDENTE DI BANCA INTESA ABRAMO BAZOLI CHE IL DOSSIER TASSARA RISCHIA DI FINIRE ALL’ATTENZIONE DEI MAGISTRATI PENALI DEL TRIBUNALE DI MILANO, INTERESSATI A RICOSTRUIRE LA STORIA DEI MAXI PRESTITI CONCESSI DA INTESA (1,2 MILIARDI) AL BAZOLISSIMO SODALE ROMAN ZALESKI, IN BUONA PARTE SENZA GARANZIE REALI 3. MA LA GUERRA SI GIOCA ANCHE SU ALTRI FRONTI: A PARTIRE DA RCS (IL ‘’CORRIERE’’ DI BAZOLI) CON UNICREDIT CHE HA BOCCIATO IL RECENTE PIANO DI AUMENTO DI CAPITALE 4. PER FINIRE A TELECOM: INTESA E’ PER LA CONFERMA DI BERNABÉ. UNICREDIT E MEDIOBANCA RITENGONO CHE OCCORRA UNA NUOVA GUIDA DELLA SOCIETÀ TELEFONICA

Fabio Tamburini per Corriere della Sera

Salvatore Ligresti e Romain Zaleski sono personaggi diversi che più diversi non si può immaginare, ma hanno almeno un destino in comune: essere al centro delle cronache, finanziarie e non, dei prossimi mesi. Loro e gli istituti che hanno fornito credito e crediti.

Il caso Ligresti, siciliano d'altri tempi e presenza costante nei patti di sindacato del capitalismo senza capitali, è ricco di risvolti più o meno clamorosi che certamente terranno banco ancora a lungo.

Zaleski, metà francese metà polacco, campione mondiale di bridge prim'ancora che finanziere, può finire travolto dalla liquidazione coatta della Tassara, cassaforte delle partecipazioni collezionate grazie a rilevanti finanziamenti delle principali banche.

L'eredità di Unicredit, con cui deve fare i conti l'amministratore delegato attuale, Federico Ghizzoni, è la forte esposizione verso la galassia Ligresti-Fonsai. Quella del collega Enrico Cucchiani, di Intesa Sanpaolo, è rappresentata da circa 1,2 miliardi di crediti, in buona parte senza garanzie reali, che deve rimborsare Tassara (ma la cui restituzione risulta problematica). Le due storie in qualche modo s'intrecciano.

Nei mesi scorsi, Intesa è stata una dei principali sponsor della decisione con cui la Regione Lombardia, in chiusura della presidenza di Roberto Formigoni, ha stabilito che la Città della salute, cioè la nuova destinazione dell'ospedale neurologico Besta e dell'Istituto dei tumori, verrà realizzata nell'ex area Falck di Sesto San Giovanni. Un terreno ceduto dalla società Risanamento all'immobiliarista Davide Bizzi, con trasferimento di una fetta importante di mutui, circa 270 milioni, verso Intesa, che così ha posto le premesse per ottenerne il pagamento.

Secca la sconfitta di Unicredit, che voleva la Città della salute realizzata a Sud di Milano, dando ossigeno al gruppo Ligresti, verso cui la banca è fortemente esposta. Di sicuro il crollo del finanziere siciliano, con relative inchieste penali, ha rappresentato una sorta di tsunami che ha rotto gli equilibri della finanza milanese. Ma in settembre rischiano di rubargli la scena i guai di Zaleski.

Proprio Unicredit, in proposito, ha firmato la lettera inviata a fine luglio che mette spalle al muro il consiglio di amministrazione della Tassara, holding capofila del gruppo guidato in passato dal finanziere franco polacco. Dopo oltre quattro anni dall'inizio della crisi aziendale, è scritto nella missiva, il tempo è scaduto. Per questo si chiede di procedere rapidamente alla vendita delle partecipazioni, con rimborso dei debiti verso le banche.
Il fatto è che Unicredit affronta l'eventuale liquidazione coatta con la tranquillità data da una esposizione significativa (qualche centinaio di milioni) ma coperta da garanzie adeguate, mentre Intesa è creditrice per 1,2 miliardi e con coperture di gran lunga inferiori.

A questo punto lo scontro è a tutto campo e sta turbando gli ultimi giorni di vacanza del presidente di Tassara, Pietro Modiano (che è anche il nuovo presidente della Sea, a cui fanno capo gli aeroporti milanesi di Linate e Malpensa). Riuscirà Modiano, in passato al vertice sia di Unicredit sia di Intesa Sanpaolo, a trovare un compromesso evitando il precipitare degli eventi? Ci proverà a partire da lunedì prossimo, convinto che in realtà sia nell'interesse di tutti.

Anche perché c'è sempre la possibilità che il dossier Tassara finisca all'attenzione dei magistrati penali del Tribunale di Milano, interessati a ricostruire la storia dei maxi prestiti a Zaleski, finanziato in abbondanza dalle banche per acquistare pacchetti azionari di loro stesse, con particolare riferimento a Intesa.

Nell'attesa di verificare come finirà va tenuto conto che la partita tra i due maggiori gruppi bancari italiani si è giocata e si gioca anche su altri fronti. Tra le vicende ormai chiuse va ricordata la sfida per il controllo di Impregilo. Unicredit, e soprattutto il vice presidente, Fabrizio Palenzona, era pronto per brindare alla vittoria del gruppo Gavio, con cui il banchiere coltiva da sempre relazioni a tutto campo.

Intesa è risultata decisiva nel blitz della romana Salini, che ha chiuso in bellezza l'operazione. Uno smacco che in Unicredit ha lasciato traccia. Ancora del tutto aperto, invece, è il confronto sulle vicende di Telecom, di cui Intesa Sanpaolo è tra i principali azionisti della controllante Telco, mentre Unicredit fiancheggia Mediobanca.

La posta in gioco è la conferma dell'amministratore delegato Franco Bernabé. Il vertice di Intesa, peraltro non compatto, lo appoggia. Unicredit e Mediobanca ritengono che occorra una nuova guida della società telefonica, rimproverando a Bernabé di non avere una strategia industriale adeguata per ridare slancio e brillantezza ai conti aziendali.

Analogo comportamento Unicredit lo ha avuto bocciando il piano presentato dal vertice di Rcs (a cui fa capo il «Corriere della Sera») per il recente aumento di capitale. Tanto da non partecipare al consorzio bancario che ne ha garantito il buon esito.

Ora uno degli interrogativi d'autunno è se le incomprensioni tra Intesa e Unicredit porteranno verso una rottura vera. Certo la grande crisi rappresenta una spinta formidabile a considerare prioritari i singoli interessi piuttosto che sacrificarli sull'altare delle buone relazioni. Ma il partito della mediazione è già al lavoro.

In realtà i rapporti tra Cucchiani e Ghizzoni, entrambi alle prese con gruppi complessi da governare, non risulta che si siano mai guastati. Ma un conto sono le vicende personali, un altro rischiare di aggravare il futuro delle proprie banche davanti a un autunno che si presenta già difficile.

 

 

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