TRE UOMINI IN BARCA - CHI HA SPONSORIZZARTO LA DISASTROSA ACQUISIZIONE DI ANTONVENETA DA PARTE DI MPS? IL TUTTI CONTRO TUTTI NEL PD SERVE A RIDISEGNARE GLI EQUILIBRI FUTURI: IN GIOCO LA POLTRONA DI PRESIDENTE CDP CHE BASSANINI, “PROTETTORE” DI MUSSARI, DOVRÀ MOLLARE - MA LE RIVELAZIONI DELL’INCONTRO SULLO YACHT DI CARLO DE BENEDETTI FRA L’INGEGNERE, BASSANINI E MUSSARI COMPLICANO L’ANALISI SUI “PROTETTORI” DELL’AVVOCATO CALABRESE…

Giorgio Meletti per il "Fatto quotidiano"

All'esterno c'è la compatta difesa del Pd dagli attacchi elettoralistici sul caso Mps. All'interno una guerra tutti contro tutti, in apparenza sul passato, prepara gli equilibri sulle poltrone future.

Chi ha sponsorizzato la disastrosa acquisizione di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi? Massimo D'Alema si chiama fuori: "Fui accusato a suo tempo di essere lo sponsor dell'operazione Unipol. Ora l'operazione Mps-Antonveneta era la scalata opposta. Queste erano le forze che si opposero, quelle che all'epoca i giornali raffiguravano come le forze del bene", ha detto sabato scorso a Omnibus, su La7. Le "forze del bene", come le definisce sarcasticamente l'ex premier, sono rappresentate da Franco Bassanini, per molti anni parlamentare eletto a Siena e titolare di una sorta di protettorato politico sul Monte e sul suo presidente Giuseppe Mussari.

Lo hanno attaccato in rapida successione, da casa Pd, un altro vicerè senese, Luigi Berlinguer, l'ex ministro del Tesoro Vincenzo Visco e il tesoriere dei Ds Ugo Sposetti. Bassanini ha reagito con un'intervista a la Repubblica: "Hanno ancora il dente avvelenato dai tempi in cui Mps non si allineò a un'operazione che era molto cara al gruppo dirigente". Unipol-Bnl, appunto. A dimostrazione che in gioco è il futuro, si tirano fuori gli scheletri del passato. Il futuro è la poltrona di presidente della Cassa Depositi e Prestiti, la forte mano pubblica nell'Italia di Pier Luigi Bersani. Bassanini dovrà mollarla. Il passato è la sapida aneddotica secondo cui lo stesso Bassanini fu avvistato, insieme alla moglie Linda Lanzillotta (oggi candidata montiana) e allo stesso Mussari, ospiti sulla barca di Carlo De Benedetti. Un dettaglio che complica l'analisi sui protettori di Mussari.

Pochi giorni prima della scalata ad Antonveneta, nell'autunno del 2007, Mps aveva fatto un notevole favore a De Benedetti, comprando per 33 milioni l'1,2 per cento della società elettrica Sorgenia. La piccola transazione fece automaticamente balzare il valore di Sorgenia a 2,7 miliardi di euro, mentre gli analisti finanziari la valutavano fino a quel giorno 1,5 miliardi. Quel giorno le azioni del gruppo Cir (che controlla Sorgenia) balzarono del 10 per cento, facendo raggiungere alla holding dell'ingegnere un valore di Borsa di 2,19 miliardi, nettamente inferiore a quanto Mussari aveva pagato le azioni Sorgenia.

E bravo Mussari, quindi. L'11 novembre 2007, subito dopo la (troppo) costosa acquisizione di Antonveneta, la Repubblica (gruppo Espresso-Cir) affidava a un principe dei commentatori economici, Giuseppe Turani, un sobrio elogio dal titolo "Il capolavoro del Monte dei Paschi". Le critiche all'operazione? "Ingiuste e ingiustificate". "Mussari e i suoi due delfini, Vigni e Morelli", comprando una banca anziché fondersi con un'altra, possono "evitare compromessi sulla gestione, doppi consigli d'amministrazione, sistemi non cristallini". Un capolavoro, appunto, "alla faccia di chi parla di operazione politica o di prezzo folle". Alla faccia, davvero.

Da pochi giorni Walter Veltroni era stato incoronato dalle primarie segretario del neocostituito Pd, di cui De Benedetti aveva prenotato la tessera numero uno, indicando proprio nell'allora sindaco di Roma il suo leader ideale. Si può immaginare la gioia di D'Alema nel vedere così incoronato dal potente editore il suo amico rivale. E si capisce che, tra i Ds prima e nel Pd poi, la frase che conta non è "abbiamo una banca", ma semmai "hanno una banca".

L'avvocato Mussari, nato dalemiano, dirazza e si emancipa per legarsi volta a volta agli imprenditori De Benedetti e Franco Caltagirone, ai patroni di Siena Bassanini e Giuliano Amato, ai potenti di Roma Giulio Tremonti e finanche Gianni Alemanno (via Caltagirone). E così, quando scala Antonveneta, le reazioni giornalistiche e politiche sono discrepanti dalle logiche di oggi, a riprova di quanto siano doppie e insincere le verità della campagna elettorale.

Ecco dunque che a novembre 2007 elogia la "bella operazione" proprio Alessandro Profumo, allora tifoso di Mussari, oggi suo successore al Montepaschi che rivela di essersi allora rifiutato di trattare Antoveneta per Unicredit. Ecco sull'Unità Angelo Demattia, braccio destro di Antonio Fazio in Bankitalia, che festeggia "l'efficace colpo a sorpresa di Mussari".

Tra gli entusiasti di allora ci sono molti critici di oggi. Esempio: il presidente di Confindustria che parla di "bellissima operazione" è proprio lui, Luca di Montezemolo, oggi a fianco di Mario Monti nel castigare i politici che non si tengono lontani dalle banche. E Il Sole 24 Ore gli fa eco celebrando i senesi che "assaporano il gusto della rivincita". Maurizio Gasparri (Pdl) nota con piacere che non emergono nell'operazione "intrecci con il mondo politico", mentre cinque anni dopo denuncia "una storia torbida". Ma erano altri tempi. E altre convenienze.

 

 

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