DOPO AVER PISCIATO IN TESTA AI SUOI CLIENTI, RYANAIR PROMETTE CHE SARÀ MENO LAGER, MA I CONTI SOFFRONO: TAGLIATI STIME E UTILI

1. RYANAIR RIVEDE LE STIME E TAGLIA ANCORA GLI UTILI
Corinna De Cesare per "Il Corriere della Sera"

La strategia «gentile» appena avviata da Mr O'Leary deve fare i conti con i numeri, quelli di bilancio, che segnano un utile netto stabile (+1% nel primo semestre 2013 a 602 milioni di euro) e una crescita dei passeggeri di appena il 2% (49 milioni). Almeno nei primi sei mesi del 2013.

Mentre infatti la compagnia aerea low cost si sforza di essere meno rigida nei confronti dei passeggeri, ieri, per la seconda volta nel giro di poco tempo, Ryanair è stata costretta a rivedere di nuovo al ribasso le stime degli utili dell'anno fiscale 2013-2014. Il vettore guidato da Michael O'Leary prevede di chiudere il 2013 con un utile netto compreso tra 500 e 520 milioni di euro, contro la precedente stima di 570-600 milioni di euro. Il che significa che la compagnia low cost chiuderà il bilancio, per la prima volta in cinque anni, con gli utili in calo.

La faccenda non è affatto piaciuta alla Borsa di Dublino, dove il titolo Ryanair ieri è arrivato a toccare -12%. La low cost, alla sua prima vera prova di forza contro la crisi, ha annunciato un taglio dei prezzi e l'introduzione della pre-assegnazione dei posti: dal 1 febbraio, come succede già per i voli della concorrente Easyjet, non ci saranno più posti liberi. Chi vorrà scegliere il sedile migliore pagherà 5 euro, per tutti gli altri a scegliere sarà Ryanair.


2. LA STRATEGIA DI RYANAIR COMINCIA A MOSTRARE SEGNALI DI STANCHEZZA
Olaf Storbeck per "La Stampa"

Ryanair è famosa per l'economicità dei voli. Tuttavia, le sue azioni non sono affatto a buon mercato, e questo nonostante il crollo del 12% subito il 4 novembre. Il colpo è arrivato quando la compagnia ha emesso il secondo profit warning nel giro di due mesi. Ryanair si aspetta che gli utili netti di quest'anno calino almeno del 10%: sta scoprendo i limiti della strategia (ormai datata) di offrire voli a bassissimo costo verso aeroporti secondari o addirittura terziari.

Il vettore incolpa la crisi, il bel tempo nell'Europa settentrionale e le fluttuazioni valutarie. Ad ogni modo, è chiaro che concorrenti come easyJet e Germanwings, che collegano aeroporti molto più importanti a prezzi poco più elevati, gli stanno dando filo da torcere. Il grossolano approccio di Ryanair al servizio clienti, che i passeggeri hanno per lungo tempo tollerato in nome dei bassi prezzi, sembra sempre più inviso ai viaggiatori. Inoltre, a differenza di easyJet - il principale rivale, che ha aumentato le previsioni di utile - Ryanair fatica ad attirare clienti che viaggiano per lavoro.

Ora non è chiaro perché le azioni Ryanair dovrebbero essere scambiate a un premio così elevato. Per i prossimi 12 mesi, la compagnia prevede una stagnazione della crescita, dichiarando di essere intenzionata a fare affidamento su una «campagna di vendite aggressiva».

Questo potrebbe portare a qualche beneficio in termini di entrante nell'anno fiscale, anche se le precedenti speranze di raggiungere una crescita del 20% sembrano ormai un sogno irraggiungibile. Realisticamente, il meglio che gli azionisti possano sperare è che il prossimo anno Ryanair riporti utili pari a quelli del 2012.

Ma abbandonare Ryanair in questo momento di difficoltà non sarebbe una mossa saggia. Il bilancio e gli ottimi utili storici, infatti, suggeriscono che la compagnia potrebbe tornare alla ribalta in qualsiasi momento. Dai primi di luglio, la compagnia ha perso il 28% del valore di mercato. La stabilità ritornerà più velocemente se il vettore sarà in grado di ridurre le proprie ambizioni di crescita per concentrarsi sull'ottenimento di un utile sostenibile.

 

 

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