S-FONDAZIONI BANCARIE - DOPO IL MONTE DEI PACCHI, A FINIRE NEI CASINI ADESSO È BANCA CARIGE: BANKITALIA HA FINALMENTE MANDATO A GENOVA LE AUTHORITY DI VIGILANZA A OCCUPARSI DEL CASO - CARIGE, CHE INTANTO È CROLLATA IN BORSA, SI PREPARA A UN AUMENTO DI CAPITALE DA 800 MLN €, E LA FONDAZIONE FARÀ DI TUTTO PER MANTENERNE IL CONTROLLO - QUEL GIRO IMMOBILIARE DALLA FONDAZIONE ALLA COMPAGNIA DI ASSICURAZIONE DI CARIGE SEMBRA TANTO UNA LIGRESTATA....

Bankomat per Dagospia

Non perdetevi il pezzo di Mario Gerevini che segue: apprenderete da lui di come non si dovrebbe gestire il bilancio di una banca e di come i rapporti con la sua fondazione di controllo non siano forse esemplari.

Una banca - quella genovese, ferreamente controllata dalla sua fondazione - che prima pensa di creare Banca Carige Italia e di conferire così in essa oltre trecento sportelli, avviamenti compresi, generandosi una copiosa plusvalenza da centinaia di milioni. E fin qui nulla di male, tranne la bizzarra idea - evidentemente avallata da Bankitalia - di complicare la struttura di una banca regionale laddove le grandi banche nazionali semplificano e fondono. Ma poi pensa anche che questo tipo di utile, legato a questa plusvalenza, possa significare reale incremento patrimoniale del gruppo bancario.

Qui ad un esame di ragioneria chiunque sarebbe stato bocciato. E infatti revisori e Consob obbligano una rettifica al redigendo bilancio 2012 e la banca sarà costretta ad un vero aumento di capitale. Allora si pone il tema della fondazione che la controlla da sempre, contro ogni logica della riforma Amato. Fondazione Carige che anche raggranellare i soldi necessari al detto aumento intanto si era portata avanti, vendendo la sua sede alla Carige Vita, assicurazione controllata dalla Banca stessa!

Per fortuna non si fa il bilancio consolidato della fondazione, quindi banca compresa, altrimenti il giro di valzer sarebbe scoperto. Ma grazie anche a quei quattrini della banca la fondazione potrebbe sottoscrivere l'aumento di capitale della banca per cercare di mantenerne il controllo. In certe famiglie del capitalismo italiano ed anche milanese questi mezzucci si usano da anni, beninteso. Ma qui siamo in Banca!

Dagobankomat vi aveva avvisati: in forma di domande al Presidente della Cariplo e dell'Acri, Guzzetti, ci chiedevamo se avallare da parte sua la fresca nomina di Giovanni Berneschi a Vice Presidente dell'Acri, oltre che dell'Abi, fosse un segnale e di che tipo. Perché sulle fondazioni bancarie si sta riaprendo un dibattito, dopo il disastro senese, ed anche il Presidente Guzzetti a buoi scappati aveva a sorpresa dissertato, giorni addietro, sulla stalla senese, definendo anomalia la fondazione MPS ed i suoi riti.

Ma se poi nello spazio di pochissimi giorni si avalla il ruolo pubblico di un Giovanni Berneschi che da anni rappresenta il sistema Genova, con rapporti Fondazione Banca altrettanto anomali, tipo Siena, issandolo al vertice della associazione delle casse di risparmio e fondazioni bancarie, l'Acri appunto, veniva un dubbio: il modello Siena / Genova evidentemente ed a prescindere dalle dichiarazioni pubbliche lo si ritiene valido, esemplare.

Giovanni Berneschi e' un simbolo di un modo di far banca - e di far Fondazione di controllo - che evidentemente piace anche a Milano. Ma per fortuna, in questo caso, non al Corriere della Sera. Proprio Mario Gerevini aveva in passato cercato di far luce sulla gestione del comparto assicurativo di Carige.

E chissà se adesso gli ispettori di Bankitalia, che forse leggono il Corriere, avranno lavorato bene sul tema. Quel giro immobiliare dalla Fondazione alla compagnia di assicurazione di Carige sembra tanto una ligrestata.


2 - CARIGE ALLA SVOLTA, FARO DELLE AUTHORITY
Mario Gerevini per "Corriere della Sera"

La spallata della Borsa è arrivata violenta. Banca Carige sembra essere a un passaggio fondamentale della sua storia, vicina a un cambio di marcia che potrebbe coinvolgere anche il ruolo della fondazione azionista. La Banca d'Italia ha spedito a Genova la Vigilanza e di sicuro nell'ispezione non saranno trascurate le compagnie assicurative del gruppo da tempo nel mirino dell'Isvap (ora Ivass). La Consob ha marcato stretto il vertice Carige su un'operazione contabile piuttosto audace. E ora in banca, su insindacabile suggerimento di Bankitalia, si preparano a un consistente aumento di capitale.

I soldi serviranno anche a tappare i buchi assicurativi ma non solo: Carige infatti ha fatto figurare a livello consolidato (negli annunci al mercato) un rafforzamento patrimoniale che non c'era. Sta di fatto che la settimana in Piazza Affari si è chiusa venerdì con il titolo in picchiata: -6,25% a 0,6 euro. È un prezzo preoccupante per la Fondazione Carige che possiede il 49% del capitale della banca guidata da Giovanni Berneschi (vicepresidente di Abi e Acri).

La Fondazione ha in carico i titoli a 1,40 euro (bilancio 2011) per un valore di 1,2 miliardi che è più o meno la capitalizzazione di Borsa per il 100% del capitale. In un mese il titolo ha perso il 27%, in un anno il 48%. I bilanci, però, rappresentano un gruppo sano e solido. È tra le poche aziende che in questi anni ha sempre garantito un dividendo. Il tonfo di venerdì non è stato l'unico. Martedì scorso un'agenzia titolava: «Carige trema in Borsa (-7,8%). Mercato boccia piano». Ecco il punto: il piano.

Il 25 febbraio è stato presentato un piano di rafforzamento patrimoniale. Una mossa apparentemente inspiegabile a pochi giorni dall'approvazione del bilancio. Di solito comunicazioni di questo tipo avvengono contestualmente. Il comunicato annunciava in sostanza un piano di «adeguamento patrimoniale» da 800 milioni attraverso vendita di asset non strategici e un aumento di capitale.

L'importo dell'aumento non è noto, e non è un dato secondario. Come non è affatto secondario un altro passaggio della nota dove si dice che la manovra «copre anche esigenze derivanti dall'orientamento espresso dalla Consob» sui benefici fiscali a livello consolidato del conferimento a Banca Carige Italia di 353 sportelli extra Liguria. Di che si parla? Non è una cosa da poco, si tratta di benefici per quasi mezzo miliardo di euro «evaporati».

In maggio 2012 Carige annunciò il conferimento (avviamento compreso) di 353 sportelli extra Liguria alla controllata al 100% Banca Carige Italia affermando che ciò avrebbe tra l'altro consentito un beneficio economico non ricorrente di 715 milioni nel bilancio consolidato. Quando è stato il momento di impostare il bilancio 2012 la Consob, interpellata dalla stessa Carige, ha ritenuto corretto il trattamento contabile per i bilanci individuali ma non per il consolidato in quanto operazione infragruppo. I revisori della Reconta hanno avallato la posizione della Consob ma soprattutto l'ha fatto Banca d'Italia mettendo una lapide sulla «magia» dei 715 milioni.

Così Carige ha ingranato la retromarcia per dire che «rispetto a quanto comunicato al mercato il 21 maggio 2012, nel bilancio consolidato si determina un beneficio economico non ricorrente di 259,3 milioni anziché di 715 milioni».

Ora l'attesa è per il cda di bilancio del 19 marzo. Un «adeguato dividendo in denaro» è già garantito. Nei 9 mesi del 2012 il gruppo aveva ottenuto ottimi risultati con un utile consolidato di 152 milioni (+10,3%). Ma sarà il maxi aumento di capitale a mettere a dura prova la storica simbiosi tra fondazione e banca, roccaforte bipartisan della finanza ligure. Un rapporto stretto anche negli affari: l'anno scorso quando la fondazione voleva far cassa vendendo la sede, chi ha bussato con un assegno da 10 milioni in mano? La compagnia assicurativa Carige Vita.

 

GIOVANNI BAZOLI E GIUSEPPE GUZZETTIBerneschi GIOVANNI BERNESCHI FOTO INFOPHOTOn cc15 giuseppe guzzettiberneschi giovanni x CARIGEcarigeBERNESCHI Alessandro Fratello di Claudio Scajola vicepresidente di banca Carige con Maurizio Zoccarato sindaco di Sanremo

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